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Se non puoi batterli...
FOTO Cult - Marzo 2014 #109

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Emanuele CostanzoNulla sembra poter fermare la cavalcata trionfale degli smartphone. E, detto tra noi, il fenomeno appare anche del tutto giustificato. La versatilità di questi oggetti è enorme. Anche se stabilità e qualità della trasmissione vocale sono scarse come venti anni fa, i nuovi apparati mobili aiutano negli spostamenti (a piedi, in bici, in moto, in canoa, in auto: pensate che al mattino possono darci la sveglia in calcolato anticipo se sul tragitto casa/lavoro è presente traffico anomalo), nella gestione da remoto degli apparecchi domestici (si può conoscere la temperatura di casa e lo stato della caldaia, modificando il programma in base alle nostre esigenze), nello svolgimento rapido di normali attività quotidiane che un sistema sempre più burocratizzato ha reso lunghe e frustranti. La lista di mansioni di questo maggiordomo tascabile è infinita, condizionata solo dalla fantasia e – almeno in linea teorica – dal rispetto della privacy. En passant, lo smartphone fa anche fotografie. In alcuni casi anche piuttosto bene. Tanto bene che alcune frange estremiste di fotografi hanno fatto dello smartphone uno strumento di ripresa professionale; però, per amor di precisione, questo aggettivo sarebbe speso bene se lo si limitasse all’uso commerciale che questi scaltri mestieranti fanno delle foto scattate col telefono. Gli smartphone, per ora, non intaccano il regno delle fotocamere più evolute, ma mettono in enorme difficoltà il mercato di quelle più elementari, le compatte di primo prezzo, per intenderci. Anche il periodo natalizio, normalmente foriero di copiose boccate d’ossigeno per le aziende, quest’anno è stato particolarmente avaro, penalizzato soprattutto in Italia da una crisi di sistema che non vede fine. Ed ecco che si moltiplicano le voci delle aziende – mai ufficiali, pronunciate a mezza bocca in occasione di conferenze per sondare anche il parere di noi giornalisti – sempre meno intenzionate a scommettere in un settore, quello delle compatte digitali economiche per l’appunto, schiacciato dagli smartphone, persino da quelli nettamente più costosi delle compatte stesse, nonostante la crisi: potenza dei bisogni indotti. Non si parla di dismissione di interi comparti, non solo perché di compatte se ne vendono ancora, ma perché se c’è un mercato maturo o troppo saturo come quello "occidentale" che non assorbe più un determinato prodotto, ce n’è sicuramente più d’uno in giro per il mondo verso cui deviare il flusso produttivo. Si delinea piuttosto la tendenza a ridurre se non a interrompere gli investimenti in ricerca e sviluppo. La sostanza non cambia: le compatte potrebbero conoscere presto una sorta di estinzione di massa, da cui si salverebbero solo gli esemplari più originali o qualitativamente migliori. Non è neanche difficile prevedere che un esito così drastico avrebbe ripercussioni anche sull’assetto delle aziende prettamente fotografiche, in probabile affanno almeno fino al ritrovamento di un nuovo punto di equilibrio.
Anziché viaggiare con la fantasia in questioni societarie e finanziarie, ci chiediamo con un po’ più di pragmatismo se non si sarebbe potuto evitare tutto questo. O almeno rallentare un processo che appare per la verità inarrestabile quanto, per certi versi, ingiusto. È ingiusto perché anche la più modesta delle compatte digitali sul mercato fa fotografie tecnicamente migliori del più blasonato degli smartphone (e se non è così poco ci manca). Questa superiorità, però, sta cedendo il passo alla comodità dell’apparecchio tutto-in-uno: meglio qualcosa in meno, ma sempre in tasca. Non fa niente se non c’è uno zoom ottico, un vero flash o se a lume di candela le immagini fanno orrore: nella maggior parte delle situazioni le foto dello smartphone sono soddisfacenti, in un istante possono essere condivise e soprattutto non si è costretti a portarsi dietro un secondo apparecchio. Sul fronte della condivisione, effettivamente, le aziende hanno fatto qualcosa, utilizzando la comunicazione Wi-Fi per collegare fotocamera e telefono e sfruttare quest’ultimo per l’invio di immagini tramite rete cellulare. Ma proprio questo passo, sebbene reso anche relativamente snello con la tecnologia di connessione rapida NFC (Near Field Communication), resta ancora maledettamente farraginoso e, almeno così configurato, non determinante all’acquisto (tanto più che non è esteso ai prodotti più economici). Un diverso e più simbiotico rapporto tra smartphone e fotocamera avrebbe allontanato la crisi delle compatte: immaginate la vostra macchina digitale che, in modalità riproduzione e connessa allo smartphone, nel proprio touch screen ripropone esattamente quello dello smartphone, con le sue icone e le sue app gestibili come se si stesse utilizzando il telefono, che invece se ne resta comodamente in tasca. Selezionare le foto, modificarle, ottimizzarle e inviarle a un social network o ai propri cari senza toccare il telefono e senza trasformare la fotocamera in un qualcosa di simile a un telefono (strada percorsa da Samsung). È vero, non si risolverebbe il "problema" del doppio dispositivo da portare con sé, ma sarebbe comunque un gran passo avanti: via libera allo smartphone per le occasioni più disimpegnate, ma nessuna scusa per non utilizzare un apparecchio fotografico vero in tutte le circostanze in cui la superiorità di una compatta digitale moderna darebbe enormi soddisfazioni anche al più pigro dei fotografi. Secondo alcuni esperti non solo del campo fotografico, questo abbinamento, che si basa su una tecnologia esistente e già utilizzata nei pc, è fattibile. Non sappiamo quali siano i costi di questa implementazione né se l’industria dell’immagine abbia mai valutato un’opzione del genere: bocche cucite. Se anche questi pensieri sciolti si rivelassero illuminanti per qualche ingegnere del Sol Levante, probabilmente sarebbe troppo tardi per salvare le compatte. Ma non è tardi per rendere ancora più ricche, versatili e "inattaccabili" le fotocamere destinate ai fotografi appassionati e ai professionisti.

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