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Miserabilandia
FOTO Cult - Dicembre 2013 #107

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Emanuela CostantiniIl 2013 non sarà un anno di cui avremo nostalgia. Di certo, non ci mancheranno neppure le vicende funeste che hanno riguardato la cultura, afflitta come quasi mai prima d’ora dalla miseria del borsellino oltre a quella degli intenti. Non rimpiangeremo notizie – sperando che non ne arrivino di più tragiche – come quella che, alcune settimane fa, ha annunciato la prossima chiusura dello spazio espositivo milanese Forma. Una delle poche isole felici dove ci si poteva ossigenare lo sguardo e la mente ammirando l’eccellenza della fotografia internazionale. Non ci sono più soldi per tenerla in vita. Non ne ha più la fondazione omonima che la gestisce e che dieci anni fa sborsò cinque milioni di euro per firmare un contratto di affitto e rimettere a nuovo i vecchi uffici di proprietà dell’azienda dei trasporti urbani per realizzare la propria sede così come la conosciamo oggi. Piange miseria anche il Comune di Milano che, pur riconoscendo il lustro che l’istituzione ha portato alla città in questi anni, non può offrire alcun sostegno economico né intervenire presso la proprietà per trasformare il contratto d’affitto, diventato troppo oneroso per la fondazione, in comodato d’uso gratuito. Un’azione attesa dalla dirigenza di Forma che rivendica, oltre alle promesse fatte dagli amministratori a suo tempo, anche la sua natura di "istituzione privata con vocazione pubblica". Alla fondazione non resta dunque che cambiare indirizzo e, in parte, attività: nella nuova sede all’interno dell’ex opificio Frigoriferi Milanesi si dedicherà alla valorizzazione degli archivi della grande fotografia italiana, mentre l’attività espositiva proseguirà di volta in volta in diverse sedi italiane.
La cultura, dunque, fatica a entrare nell’agenda della politica e, soprattutto, a essere inserita nei suoi capitoli di spesa. Lo prova anche il recente decreto emanato dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza che, sulla scia di quanto già stabilito dalla Riforma Gelmini del 2009, ha definitivamente soppresso l’insegnamento della storia dell’arte in diversi indirizzi di scuola superiore. A battersi contro un provvedimento inconcepibile in un Paese considerato la culla dell’arte, oltre che bisognoso di strumenti che possano accrescere nei suoi cittadini il senso civico e la consapevolezza della sua storia, è stata la rete attraverso una petizione on line veicolata da siti tra cui anisa.it che ha raccolto più di quindicimila firme, già presentate in Parlamento per chiedere il reintegro di questa materia di studio.
Il popolo del web è arrivato in soccorso anche del Festival Internazionale del Fotogiornalismo di Perugia, il più importante evento europeo dedicato all’informazione, al quale istituzioni pubbliche e finanziatori privati hanno negato il loro sostegno per l’edizione del 2014. Per non mancare questo settimo appuntamento, Christopher Porter e Arianna Ciccone, industriose menti della manifestazione, hanno lanciato una raccolta fondi attraverso il crowdfunding, una modalità ispirata alla filosofia del "poco da tanti" rivolta soprattutto a privati cittadini e piccoli sponsor.
La rassegna della beffa cultural-popolare prosegue a Brescia, dove i trecento partecipanti alla Biennale ArtBrescia della scorsa primavera hanno intentato un’azione legale nei confronti dell’organizzazione, accusata di truffa. Alla sbrigativa e dimessa cerimonia di premiazione, nessuna traccia né dei giurati né del vincitore dei diecimila euro destinati all’autore più meritevole, tale Tone Vi, a quanto pare un talentuoso (ma neanche poi tanto) fantasma sconosciuto finanche alla rete, se si eccettua uno scarno profilo all’interno del Celeste Network, aperto pochi giorni dopo l’assegnazione del riconoscimento. Svanite nel nulla anche le fatture reclamate dagli artisti e relative alle quote da loro pagate per poter esporre; il sospetto è che l’organizzazione abbia incassato in nero un totale di circa trentamila euro. E a bocca asciutta sono rimaste pure le maestranze che hanno realizzato gli allestimenti delle mostre.
A questo 2013 tanto nefasto per la cultura in Italia non è mancata neppure la censura, il più antico e mortificante dei soprusi alla libertà, sopravvissuto alle più avanzate rivoluzioni del dire e del fare. Una sorta di polmone artificiale che tiene in vita tradizioni clinicamente morte, inadeguate a competere con l’inevitabile e necessario avvicendamento delle idee e, soprattutto, della leadership.
Il Vicariato di Roma ha recentemente diffidato la collettiva Trialogo degli artisti Mauro Maugliani, Gonzalo Orquín e Luis Serrano, esposta nella galleria romana L’Opera, per talune fotografie in cui appaiono persone dello stesso sesso mentre si baciano all’interno di alcune chiese della Capitale. Nonostante il gallerista abbia oscurato le immagini incriminate, a pochi giorni dalla diffida quattro giovani con il volto semicoperto sono entrati nella galleria armati di bombolette spray e hanno vandalizzato le altre opere esposte.
Da luogo sacro e inviolabile nell’età classica e rinascimentale, la cultura è ormai diventata una terra senza padroni. Ci siamo illusi che almeno lo Stato, in ossequio ai dettami della Costituzione, potesse promuoverne lo sviluppo e tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Invece anche quest’ultimo baluardo sta crollando miseramente dinanzi al dio quattrino e a sua maestà il potere. Ma si sa, difendere e valorizzare ciò che è di tutti sottrae risorse per ciò che appartiene a pochi. E si sa pure che elevare le menti e gli animi vuol dire renderli meno controllabili, accrescere il loro desiderio di espressione e di cambiamento. Dunque, far emergere uomini nuovi. E questo agli uomini vecchi non piace affatto in un Paese in cui la ricchezza del corpo è resa possibile solo dalla miseria dello spirito.
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