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Sfatti di cronaca
FOTO Cult - Novembre 2013 #106

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Emanuela CostantiniLa rete del pescatore può tirare su dal mare pesce abbondante, tesori nascosti negli abissi e pure vecchi scarponi. Reale o virtuale che sia, la rete raccoglie ma non distingue. E il non distinguere, talvolta, può essere un problema.
Questo vale anche nell’oceano internet. Per i suoi frequentatori, la battuta di pesca può ben concludersi con un approdo su qualche isola felice del sapere che, nel mare infinito dei nodi informatici, significa soprattutto informazione. Una conoscenza che, tuttavia, spesso ha il gusto, i nutrienti e, soprattutto, la scadenza di un panino di McDonald’s.
La rete, dicevamo, non distingue. Neppure quando si tratta di cacciatore e preda, finendo talvolta per intrappolare entrambi in una sommaria e non del tutto deprecabile legge del contrappasso.
Lo stesso Mark Zuckerberg, il “ragno” che ha tessuto la più grande ragnatela destinata agli umani – Facebook – ne è rimasto vittima. Colui che dal “sistema” è stato indicato come il padre del social network più spione e ciarliero dell’universo virtuale recentemente ha sborsato trenta milioni di verdoni per comprare le quattro villette che circondano la sua residenza di Palo Alto, in California. Stando alle cronache, lo scopo di tale operazione è preservare la privacy propria e quella della sua signora – la storica fidanzata dell’università che ha sposato lo scorso anno in una blindatissima cerimonia – da sguardi indiscreti e, soprattutto, sconosciuti. Non a caso mister Facebook ha deciso di riaffittare le abitazioni agli stessi ex proprietari, ormai abituati (dunque, disinteressati) alle vicende domestiche di vicini così famosi.
Risulta, però, difficile pensare che dietro un investimento considerato eccessivo finanche dagli esperti del mercato immobiliare locale, ci sia solo la fobia di un giovane uomo verso una umanità sempre più guardona. Forse anche un po’ per colpa sua.
Così, mentre Zuckerberg mette mano al portafogli per comprare il proprio diritto alla privacy – o almeno così vuol farci credere – il suo popolo lo “finanzia” sbracciandosi per dar conto, attraverso il social network, delle cronache quotidiane che lo riguardano, oltre che dei propri (e, non di rado, altrui) vizi e virtù veri o millantati.
Talvolta, però, si presenta la necessità di fare dietro front, e non sempre ci si riesce quando ormai fotografie e post pubblicati hanno preso la strada senza ritorno del web. Peccato che non tutti godano delle stesse prebende o – per fortuna, in tal caso – patiscano le presunte manie di persecuzione del ragazzo californiano.
Dunque, come possono tutelare la propria privacy o, semplicemente, evitare accuse ingiuriose e gratuite, le due donne rom fotografate poche settimane fa su un autobus, alla periferia di Firenze, con la figlioletta di una di loro nella carrozzina, ignare di essere finite sul social network accusate di avere rapito una bambina bionda? Una incauta delatrice, infatti, notando il colore dei capelli a suo dire insolito per una bimba rom, ha pensato bene di scattare una foto e pubblicarla sulla sua bacheca Facebook con un allarmante messaggio: “Gli zingari hanno rubato una bambina bionda”. Al che, il popolo della rete di mezza Europa si è mobilitato, inveendo contro i rom, incitando alla violenza verso di loro ma pure allertando le forze dell’ordine che hanno iniziato a ispezionare i campi nomadi della zona. Un fatto che avrebbe potuto avere anche rilevanza penale e al quale, oltretutto, non sono neppure seguite le pubbliche scuse da parte dell’autrice del fattaccio (come aveva richiesto il rappresentante della locale comunità rom); la donna, infatti, si è limitata a rimuovere dal suo profilo la fotografia con i tanti commenti raccolti.
E chi tutela, invece, la neonata fotografata con una pistola puntata sulla fronte dalla ragazza che la tiene in braccio? Anche in questo caso l’istantanea, pubblicata recentemente su un account Facebook argentino, ha fatto il giro del mondo. Qualcuno ne ha sorriso, pensando all’ennesimo fake. Altri, come l’organizzazione umanitaria contro le violenze sui minori No Longer Victims, hanno lanciato l’allarme tramite il proprio blog per cercare la ragazza, spiegando che un simile gesto, magari fatto solo per gioco, può traumatizzare un bambino a vita.
Dunque, in tutti questi casi, distinguere è fondamentale.
Nell’era pre-internet il compito di selezionare le notizie degne di nota da quelle che non lo erano, e di bollare le panzane come tali, era dei giornalisti. È questo il delicato passaggio della verifica della fonte. Oggi, invece, l’attività informativa (nella sua accezione più ampia) viene svolta anche (e soprattutto) da chi è al tempo stesso fruitore, autore e attore dei fatti. Il vantaggio innegabile è che l’informazione è disponibile gratuitamente ovunque e in ogni momento.
Lo svantaggio sta nei possibili effetti collaterali.
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