fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

Ibridiamo anche il fotografo?
FOTO Cult - Ottobre 2013 #105

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoQuale parte giochi il video nel mercato delle fotocamere è sotto gli occhi di tutti. Al pari della risoluzione, della struttura meccanica, della velocità operativa, l’insieme delle caratteristiche che determinano la qualità in senso lato dei filmati è utilizzato dai fabbricanti per collocare commercialmente gli apparecchi all’interno della propria gamma. La presenza di una connessione specifica per il video come quella per le cuffie, la possibilità di acquisizioni non compresse o meno, il controllo sui livelli audio, la durata massima di una singola scena o la funzione di fusione automatica della successiva, il numero di fotogrammi al secondo selezionabile a ogni livello di risoluzione e tanti altri parametri possono indurre all’acquisto di un certo modello tanto quanto le caratteristiche prettamente fotografiche. Ma come si è arrivati a questo punto? Facciamo un passo indietro.
Se il video è da molti anni presente nelle compatte, è solo dal 2008, con la Nikon D90, che fa la propria comparsa nelle fotocamere a ottica intercambiabile. Condizione essenziale per l’abilitazione alle riprese video era il live view, il sistema di mira tramite monitor che già da qualche anno (2004, Fujifilm S3 Pro) aveva fatto la sua comparsa tra le reflex; ma tutto il resto, processori, sensori, algoritmi di compressione, supporti di memoria, non era pronto al gran salto. È interessante, a tal proposito, ricordare che Canon non dotò la Eos 50D (2008) della funzione video, pur essendone questa strutturalmente capace: ci ha pensato in seguito Magic Lantern con il suo firmware alternativo, da noi provato proprio su quella reflex, a liberare i talenti costretti... Ma questa è un’altra storia. Ciò che ha scombussolato il mercato è stata la possibilità di avere in un corpo compatto, maneggevole, corredabile di ottiche con focali estreme e relativamente economico una qualità video fino a quel momento appannaggio di apparecchi di livello cinematografico. La risoluzione, ma soprattutto le dimensioni del sensore donano alle immagini video un aspetto altamente professionale che ha indotto anche cineasti di fama mondiale a utilizzare le reflex per i propri lavori. E crediamo che gli estimatori di video-reflex della prima ora siano stati proprio i filmaker, impazienti di esplorare nuove strade della comunicazione e desiderosi, nel caso di risvolti professionali, di offrire prodotti di qualità eccellente a costi competitivi. Negli anni tutte le aziende hanno implementato la funzione video nelle proprie fotocamere a ottica intercambiabile non solo perché era un’ibridazione quasi fisiologica, ma anche per non perdere l’occasione di allargare il mercato verso una nuova fascia di utilizzatori, entusiasti e contagiosi.
Lo sviluppo e l’affinamento delle prestazioni video ha avuto anche ricadute molto positive sul comparto fotografico. L’introduzione, ad esempio, dei motori di messa a fuoco passo-passo, silenziosi e fluidi per intuibili esigenze video, ha reso più veloci gli obiettivi anche quando utilizzati per riprese fotografiche. Per non parlare dell’ibridazione dei sensori, sempre più in grado di offrire una messa a fuoco continua rapida e affidabile anche in live view.
Resta il fatto che disporre di due apparecchi in uno non è senza conseguenze, tecniche e culturali. La gestione dei file video, come chiunque abbia provato a premere il pulsante rosso avrà sperimentato, è ben più ponderosa rispetto a quella dei file fotografici, tanto da far sembrare leggeri anche i RAW non compressi. Servono supporti di memoria molto capaci, con elevate velocità di scrittura non solo per non perdere fotogrammi, ma anche per svuotare rapidamente il buffer e limitare il surriscaldamento della fotocamera; un computer sufficiente a gestire grandi quantità di fotografie non è detto che se la cavi altrettanto bene con i video, per i quali servono processori aggiornatissimi e memoria ram a vagoni. Le problematiche relative all’editing sono di gran lunga superiori a quelle che incontra anche il più indemoniato del fotoritocco, se non altro per la necessità di gestire file audio ed eventuali colonne sonore. Le questioni tecniche ovviamente riguardano anche l’acquisizione, con i suoi accessori dedicati, talmente specialistici da stravolgere il tipico assetto di ripresa fotografica: basti pensare ai sistemi di stabilizzazione o di assistenza alla messa a fuoco, tanto per l’azione sulla ghiera quanto per il controllo a monitor della nitidezza.
E soprattutto, il video richiede un approccio assai più complesso e articolato rispetto alla singola fotografia. Sempre che lo si voglia affrontare con lo stesso spirito creativo e consapevole con cui – presumiamo – si fotografa, il video ha bisogno di una pianificazione, di una regia, di una previsualizzazione dell’inizio e della fine della clip, del controllo del suono. È a tutti gli effetti un altro mestiere che molti professionisti hanno dovuto imparare per far fronte alle esigenze del mercato. Ma quanti fotografi “puri” vorranno o potranno farlo proprio?
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits