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Prisma o poi ti spio
FOTO Cult - Agosto 2013 #103

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Loredana De PaceLa possibilità di osservare, identificare qualcuno e tenerlo sotto controllo è una questione di grande attrattiva che si contestualizza in numerosi ambiti, da quello cinematografico a quello letterario, per sconfinare nei territori delle più spietate dittature e fra i pensieri di certe mogli o fidanzate esageratamente gelose. Siamo tutti sorvegliati, insomma.
Di recente questo argomento è tornato prepotentemente alla ribalta perché strillato dalle prime pagine dei giornali d’Europa e d’Oltreoceano a causa delle confessioni del giovane Edward Snowden che fino a qualche mese fa era consulente dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale americana (NSA). Questa società – secondo le rivelazioni dell’ex dipendente – dopo i fatti dell’11 settembre 2001 ha acquisito sempre maggiore potere di controllo non solo sui dati sensibili dei cittadini americani, ma – pare – anche di quelli europei.
Edward SnowdenLe ragioni ufficiali? Garantire la sicurezza nazionale degli USA e scongiurare nuovi attacchi terroristici (ma nessuno spiega come).
A eseguire fattivamente le operazioni di controllo è Prism, il programma di sorveglianza ormai non più segreto dei servizi invece molto segreti statunitensi, una sorta di Grande Fratello di orwelliana memoria declinato in chiave moderna. Sembra proprio che questo tentacolare sistema sia in grado di rilevare e conservare e-mail, conversazioni in chat e altre informazioni personali direttamente dai server di aziende come Facebook, Skype o YouTube, che naturalmente negano il loro coinvolgimento.
Tuttavia ingenui non ci sentiamo: le rivelazioni della talpa che ha scatenato il Datagate (e che al momento in cui scriviamo è ancora bloccata nella zona di transito dell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca) non sono proprio una novità. Siamo già a conoscenza del fatto che la privacy sia più un concetto che un dato di fatto, e che tutti i criteri di tutela personale siano facilmente scavalcati a favore, in teoria, della collettività. Ad esempio, è noto che per garantire la surveillance i sistemi di sicurezza di enti pubblici e privati come banche e musei, o in primis quelli della polizia, da anni si avvalgono del Face recognition system, un software per l’identificazione di un soggetto la cui immagine è estrapolata dal fotogramma di una sorgente video.
Inoltre, passando a contesti meno spionistici e più vicini a quelli prettamente fotografici, sappiamo bene che anche i programmi di condivisione web più essenziali, come Picasa e iPhoto, dispongono di un sistema piuttosto efficiente di identificazione dei volti.
Il riconoscimento – in questo caso facciale – si tinge anche di toni vicini al gossip, specie se c’è di mezzo la rete. Risale al 2011 un episodio noto come Il bacio di Vancouver che vede protagonisti due giovani riversi a terra durante i disordini scatenatisi dopo una partita di hockey nella provincia canadese che ha ospitato il match. A inquadrarli è il fotografo freelance Richard Lam. Nel giro di due giorni i piccioncini vengono identificati proprio grazie alla condivisione degli scatti che Lam pubblica su internet. Si tratta di Scott Jones e Alexandra Thomas i quali, però, non amoreggiavano sull’asfalto, come l’immagine e le didascalie che l’accompagnavano su giornali e siti web avevano lasciato intendere: dopo la carica della polizia, Scott era disteso accanto alla fidanzata, evidentemente scossa, e cercava di tranquillizzarla.
Il bacio di Vancouver (2011) di Richard Lam | Getty Images Insomma, non sempre le informazioni raccolte, sia pure da sistemi che hanno accesso privilegiato alle notizie, corrispondono al vero. Il rischio è quello di gravi fraintendimenti che potrebbero procurare noie di un certo calibro ai malcapitati finiti sotto la scure delle intercettazioni, delle discriminazioni intricate da gestire e degli errori di valutazione complessi da confutare. La consapevolezza di essere costantemente osservati non è confortante, specie quando ciò comporta una concreta limitazione della libertà. Come difendersi? Vorremmo chiederlo agli ideatori di Prism, che probabilmente ci risponderebbero con lo stralcio di un nostro messaggio in chat.
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