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La fiera delle vanitrash
FOTO Cult - Luglio 2013 #102

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Emanuela Costantini"Autentiche perle della fotografia italiana e del mondo". È il motto con cui si presenta ai suoi fan la pagina facebook Il Peggio della Fotografia Made in Italy in cui la giovane ideatrice, una studentessa sarda di arte, raccoglie e condivide dallo scorso febbraio le immagini più trash scovate nei siti di fotografi dilettanti e di professionisti, quasi tutti specializzati in matrimoni e ritratti. Fin dalla sua comparsa nell’universo social la pagina ha conquistato quasi 78.000 pollici in su (il dato si riferisce al momento in cui scriviamo queste note), dando fama a improbabili e divertenti oscenità fotografiche che promettono fin dalle didascalie atroci traumi oculari e cardiaci a naviganti poco allenati alla tracotanza e al delirio dell’eccesso.
L’anonima delatrice che ogni giorno alimenta questa bizzarra antologia, studiata anche da esperti di fenomeni mediatici, non fa tutto questo per soldi; lei vuole solo divertirsi e far discutere l’agorà virtuale. In altri termini, lo fa per vanità. Eppure non tutti hanno recepito le sue innocue intenzioni; ha infatti ricevuto pesanti minacce - finanche di morte - dai fotografi chiamati in causa, e la pagina Facebook ha subito un attacco da parte di hacker.

Una schermata della pagina Facebook de Il Peggio della Fotografia Made in Italy

A orientare i riflettori sulla goliardica iniziativa, il cui numero di seguaci è in crescita esponenziale, è stato soprattutto il segnale del forte interesse per la "B photography" da parte di un pubblico trasversale come quello della rete.
Di qui, l’interrogarsi sulle ragioni per cui la cultura bassa del "rifiuto" e del ridicolo abbia così tanto successo nello stesso momento in cui si proclama il recupero dell’essenzialità e la ricerca della perfezione estetica e dell’efficienza funzionale di uomini e cose. Tuttavia il trash piace e non conosce crisi. Probabilmente per il fatto di offrire una valvola di sfogo alla seriosità stantia che frena gli istinti umani e limita l’approccio genuino alle cose.
L’idea del rifiuto elevato a forma d’arte che conquista la fama del grande pubblico non è nuova. Certo, oggi più che mai la sfacciata leggerezza del trash interpreta l’attitudine al disimpegno, presente in molte culture, che porta a ripudiare la bellezza canonica giocando sul potere che la deformità, il ribrezzo, la comicità e la volgarità esercitano a livello emotivo sulle persone. Un effetto che si amplifica laddove non incontra l’ostacolo di istituzioni sociali solide e di valori forti e condivisi. A questo si aggiunge il sovrappiù di prodotti nella società occidentale, sia da parte dell’industria sia della cultura, destinati non più a soddisfare bisogni materiali ma a colmare l’esigenza fine a se stessa di possesso e di consumo. A tali prodotti, dunque, non è richiesto di durare in eterno. E la bulimia della fotografia digitale e degli smartphone si inserisce perfettamente in quest’ottica.
Tutto questo genera montagne di rifiuti. Da buttare o - in ossequio a una virtuosa consuetudine che ormai riguarda cose, personaggi e idee - da riciclare. Ed è ciò che fa l’acuta ideatrice del Peggio della Fotografia Made in Italy: una minuziosa attività di ricerca di materiale originato - anch’esso - dalla pura vanità e quasi sempre nemmeno gratis, visto che molte delle "opere selezionate" sono tratte da servizi realizzati da incauti fotografi su commissione di meritati clienti.
La popolarità con cui quel materiale viene accolto è sufficiente a riconoscergli dignità e valore di prodotto culturale e artistico tout court. Esattamente come succede con certa informazione che indulge sulla spettacolarizzazione del crimine, che punta l’occhio sul dettaglio morboso, che ha intrattenuto generazioni di avventori di barbieri, parrucchieri e studi medici, che ha fatto la fortuna di settimanali come Cronaca Vera e che indirizza la navigazione di centinaia di migliaia di websurfer a caccia di gossip (chiedete a google se non ci credete).
Quindi, cos’è Il Peggio della Fotografia Made in Italy? In fondo, il sempre attuale connubio fra eros e thanatos, amore e morte. Una fotografia finta come i fotomontaggi di un matrimonio ma pure vera come un delitto. Vanamente liberatoria.

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