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Le curve del benessere
FOTO Cult - Aprile 2013 #99

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Emanuela CostantiniCapitale e tempo sono fattori indispensabili per misurare il profitto ricavabile da un investimento. Elementi di una formula - anche se incompleta - traslabile dal mondo della finanza a quello della fotografia, dove però il capitale da investire non riguarda (solo) i denari necessari per acquistare fotocamere e ottiche ma comprende un patrimonio di attitudini, competenze e bisogni indispensabili per diventare fotografi capaci e consapevoli.
L’esito di questo investimento, che accompagna l’intera vita di un fotografo, è illustrato nel grafico in basso, rimbalzato da qualche tempo su blog e forum dedicati. Qui l’età del fotografo è messa in relazione con il livello da lui conseguito in tre ambiti: quello della conoscenza tecnica (linea arancio), quello della qualità delle immagini prodotte (linea verde), e la percezione della propria crescita (linea azzurra). 
L’evoluzione di questi aspetti non è costante nel tempo ed è condizionata dal raggiungimento di certe tappe. All’inizio del percorso, collocato nel punto di origine degli assi cartesiani, trova posto il neofita, solitamente un giovane smartphoneografo che ritrae in modo compulsivo cose-animali-città-frutti-fiori, compiacendosi lautamente dei risultati raggiunti. Cosa che difficilmente avveniva per i principianti dell’era dei granuli d’argento. Ma il bel gioco dura poco e non si può chiedere troppo a uno strumento che non è una fotocamera, anche se ne ha una incorporata. Dunque, se alle voci sopra citate del nomi-cose manca quella dei cantanti c’è un motivo: fotografare questi ultimi dal vivo, durante i concerti, quasi sempre all’aperto e in notturna, diventa problematico perché bisogna fare i conti con condizioni ambientali e luminose difficili da gestire affidandosi agli automatismi basic dello smartphone. Meglio una fotocamera degna di questo nome che consenta di regolare i parametri di scatto, magari corredata di una o più ottiche adatte per riprendere a distanza il nostro idolo senza farlo sembrare un ectoplasma luminescente. L’artiglieria pesante, però, non basta. Bisogna saperla utilizzare. E qui sorgono i primi problemi. In questa fase di apprendimento e di sperimentazione con strumenti più complessi, il fotografo approda nella fase definita nel grafico “All I shoot is bad”, ossia “tutto ciò che fotografo è brutto”. I risultati ottenuti raramente sono quelli sperati: immagini mosse, sotto o sovraesposte, orizzonti inclinati. Difetti facilmente eliminabili montando la fotocamera su un treppiedi, nel grafico segnalato come il primo degli accessori a trovare posto nello zaino del fotografo. Nel frattempo il fotografo si avventura nei meandri di Photoshop: aggiusta gli errori compiuti in fase di ripresa, ritocca e condivide i suoi scatti nell’agorà virtuale. Scopre l’HDR, panacea della postproduzione. Spesso solo ai suoi occhi, almeno finché non avrà imparato a calibrarne l’uso. In questo periodo la soddisfazione subisce di nuovo una netta impennata, anche se non si può dire altrettanto della qualità dei risultati, visti dall’esterno. 
Il tempo viene ancora in aiuto. Il fotografo raggiunge la sua maturità, cresce sempre più sul fronte tecnico, sperimenta con attrezzature analogiche. Oltre a tutto ciò, indirizza in un senso più progettuale la propria ricerca. È la fase “one exposure per motive”, durante la quale scatta un minor numero di fotografie, in modo più mirato. 
Se qualità dei risultati e saperi continuano a migliorare, l’autocompiacimento del fotografo si assesta a un livello destinato a rimanere costante. Per quanto in ogni autore alberghi notoriamente una dose variabile di narcisismo più o meno celato, la capacità di osservare in modo distaccato i propri risultati e di criticarli - traguardo di grande importanza per un fotografo - arriva dopo parecchi anni di pratica. È in questa fase che, affrancato dai meccanismi della competizione e sicuro del proprio valore, vive di rendita oppure mira all’eccellenza senza darlo troppo a vedere. 
E voi, osservando il grafico, in quale fase sapreste collocarvi?

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