fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

Un androide allo specchio
FOTO Cult - Febbraio 2013 #97

ingrandisci la copertina
Emanuele Costanzo

I telefoni con connessione internet, schermo tattile, foto-videocamera e funzionalità personalizzabili, che in sintesi sono gli elementi che ne stanno determinando il successo, sono ovunque. Nelle mani dei ragazzi, dei professionisti, degli artisti, della gente comune e - nonostante l'alto contenuto tecnologico - dei diversamente giovani, ossia degli anziani con mente elastica.
Questa pandemia, qualche decennio fa, si è verificata anche nel mercato fotografico e ha portato una reflex praticamente in ogni casa del mondo industrializzato e anche oltre. La fotografia, a partire grossomodo dagli anni Sessanta, esce dai laboratori, si leva di dosso la veste di attività per chimici, ingegneri o impallinati, diviene comprensibile anche se non proprio economica, si rende condivisibile in modo relativamente facile. Poi l'elettronica degli anni Ottanta di nuovo complica le cose, dando il via a una gara di opulenza e ostentazione tecnologica. Le fotocamere tornano a essere oggetti chiusi, complessi, difficilmente riparabili e tendenti all'invecchiamento precoce. Il digitale, in seguito, dimostra di possedere una portata rivoluzionaria che, pur non semplificando molto le cose, ha l'effetto di un defibrillatore. E il mondo - intero stavolta - si risveglia fotografo, ma senza più la pellicola.
Nel normale succedersi dei cicli, ora l'industria fotografica è di nuovo in affanno. La qualità stupefacente e la versatilità imbattibile stanno tenendo in piedi il fortino in cui sono barricate le reflex digitali. Anche le compatte con prestazioni differenzianti tengono: superzoom e tascabili di fascia alta, specie se con sensori di taglia decente, hanno un ottimo mercato. Altrove le protezioni hanno ceduto. Tutte le fotocamere, le cui prestazioni sono, per quanto superiori, avvicinate dagli smartphone, giacciono tristi sugli scaffali dei negozi e soprattutto dei magazzini della grande distribuzione. Del resto il telefono è sempre con noi: perché complicarsi la vita portandosi dietro un oggetto - con relative incombenze: batteria, scheda, abitudine all'uso, ingombro, rischio di smarrimento o furto - che fa foto appena migliori e, cosa più grave, nient'altro? E se anche queste compatte digitali imparassero (e l'hanno imparato) a fare foto in stile Instagram o con tutti gli effetti possibili e immaginabili, le cose non cambierebbero molto perché resterebbero comunque degli oggetti statici, preconfezionati, non aggiornabili o personalizzabili. È quindi la cronaca di una morte annunciata? Non è detto. Ma non tanto per affezione a una categoria merceologica: la selezione naturale è accettata per i viventi, figuriamoci per le macchine. Piuttosto credo e spero che ci sia una soluzione perché l'espansione degli smartphone, che oggi si limita a comprimere fortemente il mercato delle compatte, domani potrebbe spingersi ai territori occupati dai nostri strumenti fotografici preferiti, compatte evolute, mirrorless e reflex. Mettere un telefono nelle fotocamere? Improbabile, anche se l'immagine di folle che fotografano con l'iPad mi ha insegnato a non rimanere sorpreso da nulla e non mi sorprenderò quando una foto mi verrà mossa perché al momento dello scatto è arrivata una telefonata con relativa vibrazione. Credo invece che la prossima generazione di fotocamere debba farsi un ritocchino all'anima, quella che ha perso gradualmente negli anni e che invece dà vita agli smartphone: il sistema operativo. Sul prossimo numero troverete una prova approfondita di due fotocamere, Samsung Galaxy Camera e Nikon Coolpix S800c, basate su Android, il sistema operativo nato nel 2003 e lanciato da Google poco più di quattro anni fa, adottato da molti produttori di telefonia e, ora, anche di fotocamere. La Galaxy, a dirla tutta, può anche fungere da telefono, ma di straforo. Ciò che più conta sono gli orizzonti che un sistema operativo aperto può schiudere in una fotocamera dotata di connessione wireless alla rete. Non basta aumentare risoluzione, gamma dinamica e sensibilità ISO: se è vero che il principio del "buono abbastanza" funziona, non ci vorrà molto perché il progresso opto-elettronico degli smartphone induca molti a lasciare per sempre a casa le fotocamere. A meno che il primato qualitativo di queste non sia accompagnato proprio dagli ingredienti che stanno rendendo gli smartphone vere e proprie estensioni anatomiche: interfaccia tattile, connessione a internet, personalizzabilità... Quanti non aggiornano il firmware della fotocamera per l'oggettiva difficoltà o per il rischio di fare danni? E quanti hanno già fatto danni...? Quanti vorrebbero avere delle vere guide on line a monitor, oppure personalizzare il funzionamento della propria fotocamera, scaricando app o addirittura creandone di nuove? Immaginate di comandare integralmente l'apparecchio trovandosi anche a chilometri di distanza, di inquadrare una via e ottenere automaticamente l'elenco di foto-negozi, mostre e punti di interesse fotografico nei dintorni, di avere indicazioni sulla direzione della luce solare in una determinata ora nel luogo in cui ci si trova o ci si troverà... Perché non immaginare fotocamere che oltre a fare bene il loro antico mestiere offrano un ponte - sicuro e semplice da percorrere - con la rete e con tutto ciò che essa contiene? Gli ingredienti, sparsi qua e là, ci sono già tutti. Sony ora vende app per le sue NEX, Nikon e Samsung (e forse Polaroid) hanno scelto Android per animare le loro fotocamere pioniere e forse altri marchi punteranno su altri sistemi operativi per apparati mobili (non vi piacerebbe forse una iCamera con la mela morsicata?), il Wi-Fi incorporato si sta diffondendo a macchia d'olio e magari la stessa sorte toccherà agli hot spot pubblici nella nostra povera Italia. Copiare a volte non solo è lecito, ma doveroso. Sempre se si vuole sopravvivere. Potremmo dire ispirarsi anziché copiare, ma la sostanza non cambia. Per la fotografia è tempo di ispirarsi agli smartphone. E anche alla svelta.

FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits