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FOTO Cult - Agosto 2012 #91

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Emanuela CostantiniOvvero “qui si vende pesce fresco”. Queste le cinque parole che il giovane pescatore aveva scritto sulla porta della sua bottega il giorno in cui decise di aprire una pescheria. Ma poi, pensandoci su, si convinse che non fosse proprio necessario specificare “qui”: dove altro si poteva vendere pesce fresco se non lì? Quindi, con una mano di bianco, lasciò “si vende pesce fresco”. Mentre scaricava il pescato pensò pure che fosse ovvio che il pesce fosse in vendita, mica si sgobba per la gloria! E via in un istante il “si vende”. Mentre metteva in bell’ordine saraghi e sogliole ebbe un moto d’orgoglio e trovò superfluo rassicurare la clientela sulla freschezza del pesce: da lui solo merce “viva”. Ed ecco quindi campeggiare sull’uscio del negozio una singola, fiera parola: “pesce”. A fine giornata, mentre era dedito alla pulizia del locale, un ultimo lampo di genio lo spinse a cancellare pure quest’ultima: se la gente passa di qui – pensò – sentirà l’odore ed entrerà a comprare.
CSC, MILC, EVIL, DSLM. Ovvero, nell’ordine, Compact System Camera, Mirrorless Interchangeable Lens Camera, Electronic Viewfinder Interchangeable Lens, Digital Single Lens Mirrorless. Sono tutte le “insegne” che produttori, giornalisti e associazioni di vario genere hanno provato ad appendere sulla bottega in cui si vende il prodotto più fresco del momento, le “fotocamere non-reflex a ottica intercambiabile” o mirrorless. Il fenomeno mi fa pensare all’affannarsi tenero di amici e parenti intorno alle future mamme indecise sul nome da dare al nascituro. E a volte le creature, per non scontentare i nonni, nascono gravate da nomi che pesano come macigni per il resto della loro vita, peggio del peccato originale. Nel caso delle nostre amate fotocamere, però, il parto è avvenuto da un pezzo e un nome di battesimo condiviso ancora non c’è. Qui il pupo rischia di andare al primo giorno di scuola e che all’appello non si sappia come chiamarlo… Del resto i tentativi fatti finora, per un motivo o per l’altro, sono tutti naufragati. CSC è semplicemente insufficiente a definire un sistema di fotocamere che di compatto, non avendo lo specchio, ha solo il corpo e in alcuni casi neanche quello. Ad esempio, la nuova Panasonic G5, per differenziarsi opportunamente dalla GF5, per tentare ancora di più chi punta a una reflex di primo prezzo e per migliorare uno degli aspetti su cui le mirrorless pagano pegno proprio per la compattezza, ovvero l’ergonomia, ha assunto forme non proprio tascabili. MILC non sarebbe male, è un acronimo che non mente, ma nel suo richiamare l’immagine del latte ha un sapore troppo infantile o, forse, indigesto. Di segno opposto EVIL, il “maligno” per gli anglofoni. Ora, a parte il danno fatto al comparto delle reflex, le povere compatte a ottica intercambiabile non sembrano meritare un appellativo con una valenza così negativa. E questo è anche il motivo per cui la stessa parola mirrorless, con quel suo rimarcare l’assenza dello specchio, non ha la carica di ottimismo che alcuni produttori vorrebbero travasare in questa nuova generazione di fotocamere. L’ultimo tentativo in ordine di tempo è di Panasonic, che ha coniato l’acronimo DSLM. Anche questo non mente, ma è come l’insegna della pescheria. DSLM si oppone a DSLR, ovvero Digital Single Lens Reflex. A ben vedere la radice dell’acronimo, SLR, nacque per distinguere le reflex dalle biottica come le Rolleiflex, le TLR, Twin Lens Reflex, un tipo di fotocamera che difficilmente tornerà in auge in era digitale e dalla quale non serve più distinguersi. SL quindi, non ha più molta utilità… E, con un po’ di coerenza e concretezza, dovremmo condannare anche la D: cosa non è digitale al giorno d’oggi? Insomma, dopo queste sforbiciate cosa resta? Non volendo lasciare in bianco l’insegna, visto che le fotocamere non puzzano come il pesce, R per le reflex e M per le mirrorless: “Tipo R” e “Tipo M”. Semplice, diretto, sincero e sintetico. Il primo ha un sistema di mira che si basa su uno specchio, il secondo no. Tipo R e tipo M, nomi evocativi come la Jaguar Type E di Diabolik o, senza viaggiare troppo con la fantasia, come le fotocamere della Leica, che non a caso siglò con la R le reflex – ormai fuori produzione – e con la M le fotocamere a telemetro (M sta per messsucher, telemetro) che sono arrivate ai nostri giorni. R e M. Sì, potrebbe proprio funzionare.
So che a questo punto vi apparirà incredibile, ma il nome della nuova fotocamera tipo M, a Canon, non l’abbiamo suggerito noi…
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