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Patrimonio d'interesse
FOTO Cult - Giugno 2012 #89

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Emanuela CostantiniNon è una notizia di prima mano quella dell’acquisizione da parte di Zuckerberg & soci (padri di facebook) dell’azienda che ha progettato Instagram, l’applicazione che permette agli utilizzatori di iPhone - e ora anche di smartphone Android - di scattare, ritoccare e condividere le immagini su varie piattaforme a vocazione social. Una stretta di mano del valore di un miliardo di dollari pagati dal network più popolare del mondo, oggi a un passo dalla quotazione in borsa. Sono stati in molti a chiedersi il motivo di questa audace mossa. Facebook splende già di luce propria con i suoi oltre 845 milioni di utenti, i 250 milioni di fotografie caricate ogni giorno e il miliardo di dollari tondo tondo di profitti incassati lo scorso anno. Numeri registrati in poco meno di sei anni di vita.
Eppure lo scorso aprile l’elefante ha deciso di farsi amico il topolino Instagram, anzi, di acquistarlo. Topolino, si fa per dire. Infatti, nonostante la sua giovanissima età - l’applicazione gratuita è disponibile sull’App Store della Mela dall’ottobre del 2010 - Instagram ha rapidamente guadagnato terreno in fatto di popolarità e gradimento da parte dei fan degli smartphone, superando i 30 milioni di iscritti, permettendo la condivisione di un miliardo di fotografie e conteggiando una crescita dei “like” a un ritmo che sfiora i 600 al secondo. Il plus di Instagram sta nel fatto di essere al contempo un’applicazione funzionante come fotocamera (con tanto di filtri artistici e localizzazione geografica) e come community on line, a oggi esistente esclusivamente nel mondo “mobile”; inoltre, utilizza un sistema di ricerca di utenti collegato a Facebook e a Twitter, consentendo agli iscritti di nutrire la propria rete amicale su più piattaforme.
Dunque, una comunità in crescita esponenziale, quella di Instagram, decisamente appetibile per i ragazzi di Palo Alto (la città californiana dove facebook ha il quartier generale) che con questa operazione commerciale prevedono la proliferazione e la condivisione sempre più capillare di immagini, raggiungendo con un’applicazione in precedenza assente dalla loro piattaforma un numero sempre maggiore di utenti. Non solo. Grazie a questa mossa le menti di facebook potranno arricchire il social network con funzioni già in uso nell’app Instagram, o svilupparne di simili, senza preoccuparsi di incappare in questioni legali relative a brevetti depositati dalla nuova acquisita. Inoltre, la caratteristica di Instagram di essere “mobile only” consentirà a facebook un’ulteriore spinta all’espansione verso piattaforme come i tablet, un approdo più recente e con un margine di colonizzazione più ampio di quello della telefonia che, pure, mantiene ancora buoni margini di azione.
Per il suo futuro, dunque, facebook punta sulla fotografia e sulla condivisione, funzioni che gli ideatori di Instagram hanno dimostrato di aver messo a punto assai presto e bene. E prima che questo ghiotto piatto diventasse troppo salato, l’elefante blu ha deciso di farlo proprio, memore del fatto che proprio la condivisione delle immagini è stata il meccanismo propulsore della sua fama in Rete. Facebook, come pure Twitter, Tumblr e Flickr, non producono (direttamente) ricchezza materiale ma informazioni. In un mercato ormai saturo di beni tangibili, queste sono una merce assai preziosa che, evidentemente, Zuckerberg e gli altri hanno saputo far fruttare. Di tutt’altra natura è l’interesse degli utenti: il social network è soprattutto un luogo d’incontro in cui, mancando il contatto de visu, si può esibire un’identità - pardon profilo - spesso costruito ad arte con parole e immagini. Le fotografie pubblicate sono spesso stereotipate, appiattite su un gusto, uno stile, un effetto spesso riconoscibile nei filtri dell’app Instagram. È una “seconda vita” ad accesso immediato che alimenta l’illusione di avere la libertà di mostrare la parte più creativa e attraente di sé. Una libertà della quale, tuttavia, si finisce per diventare prigionieri. Un paradosso, dunque, come quello della “popolarità”, un concetto cardine del mondo Instagram, che si conquista a suon di “Mi piace” attribuiti a fotografie o a commenti, che vengono ricambiati più per un tacito patto social che non per un’autentica approvazione di gusti o di idee. E tutto questo ha un valore. A oggi, un miliardo di dollari.
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