fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

Disordine creativo
FOTO Cult - Aprile 2012 #87

ingrandisci la copertina

Emanuele CostanzoIn fotografia non ci si annoia mai. Anche se non si scatta neanche una foto e ci si limita a osservare. Ad esempio, noi che oltre a fotografare osserviamo per mestiere, non facciamo in tempo a ipotizzare qualche classificazione che è già tempo di rivederla. Vale per la fotografia intesa tanto come espressione quanto come strumento. In quest’ultimo caso la fluidità delle categorie si sta addirittura facendo liquida, sfuggente. Non invidio affatto chi vende fotocamere e soprattutto chi deve catalogarle. Non è un caso che per le compatte a ottica intercambiabile non sia ancora stato scelto un nome ufficiale. Anzi, l’unica voce che si è levata è quella della Cipa (l’associazione dell’industria fotografica giapponese) che, anziché proporre un nome evocativo dalla valenza positiva, si è limitata a vietare l’uso del termine mirrorless all’interno dell’organizzazione in favore di un riduttivo, insoddisfacente e negativo "non-reflex". D’altra parte le "non-reflex" sembrano davvero restie a farsi rinchiudere in una definizione. L’elettronica e il digitale in particolare hanno creato tante vie alternative per la produzione di un file immagine che la forma è divenuta un terreno tutto nuovo da esplorare. Le reflex di un tempo, a prescindere dal formato della pellicola e dalla presenza del pentaprisma (per tacer di altri aspetti), avevano un elemento comune costituito dallo specchio di rinvio dell’immagine verso un vetro smerigliato per messa a fuoco e composizione. Oggi non è più così. Stabilito il volume del nucleo principale di una fotocamera a ottica intercambiabile dotata di sistema di mira elettronico, sostanzialmente determinato dalle dimensioni del monitor e dal tiraggio delle ottiche (la distanza minima tra l’innesto e il sensore), il resto è condizionato dalla presenza di "optional" quali il mirino EVF (ossia quello a oculare, in aggiunta al monitor), il flash incorporato o l’impugnatura ergonomica, e in parte anche dalle dimensioni del sensore. Ciò porta a una strabiliante varietà di forme. L’assenza dello specchio non è neanche sinonimo di tascabilità, aspetto che rende difficile etichettare tout-court queste fotocamere come compatte. Le Sony SLT, ad esempio - che hanno sì uno specchio, ma dedicato all’AF e non alla mira - hanno dimensioni da reflex determinate dall’impugnatura, dalla presenza del mirino elettronico e dall’adozione delle ottiche con innesto A, con tiraggio di 44,5mm. È lo stesso motivo per cui la nuova mirrorless Pentax K-01, che a differenza delle Sony SLT non ha né lo specchio semitrasparente né il mirino elettronico EVF, ha uno spessore accentuato: usa ottiche con innesto K, il cui tiraggio supera i 45mm. Del resto la carta della miniaturizzazione Sony e Pentax l’hanno già giocata, rispettivamente con le NEX e con la stupefacente Q, che però ha un sensore di dimensioni ridottissime. E lo stesso ha fatto Nikon, che con le sue due versioni della 1 ha riscosso già un notevole successo di vendite. Tra questi estremi la libertà espressiva dei fabbricanti ha partorito sistemi originali come quelli di Fujifilm, Samsung, Panasonic e Olympus, ai quali aggiungerei a pieno titolo Ricoh, che con la sua GXR ha interpretato nel modo forse più originale il concetto di modularità orientata alla compattezza e alla qualità. Esageriamo: se questi due ultimi aspetti sono quelli che in primo luogo cerca chi si avvicina alle mirrorless, nel calderone delle fotocamere di dimensioni contenute e alta qualità d’immagine non sarebbe corretto inserire la G1 X di Canon (Casa che pure sarebbe in procinto di annunciare la sua compatta con sensore APS-C a ottica intercambiabile...)? La G1 X non ha l’obiettivo intercambiabile ma il suo zoom è versatile, sta in tasca e soprattutto è costruita intorno a un sensore di generose dimensioni capace (e ve lo garantiamo: ne vedrete il test sul prossimo fascicolo) di una resa che l’avvicina alle reflex di formato APS-C. E poi, tascabili e di alta qualità non promettono forse di essere le due nuove Sigma con sensore Foveon in formato APS-C? Forse l’unico elemento che accomuna tutte queste fotocamere è il tentativo di sollevarsi da una base ormai invasa da apparecchi multifunzione come gli smartphone, che dal punto di vista fotografico soddisfano una larga parte della popolazione tecnologizzata e rendono meno attraenti le compatte di primo prezzo. È tempo di proporre forme e contenuti di qualità superiore adeguandoli a una platea che muta con grande rapidità. In campo professionale le fotocamere si evolvono per conformarsi a specializzazioni sempre più flessibili e trasversali: sono sempre meno i fotografi di vecchio stampo e sempre più quelli che vantano competenze nel video, nell’editing e nella grafica. Per questi ultimi l’industria ha iniziato a riversare sul mercato apparecchi sempre più completi e versatili. Ne abbiamo già visti e presto ne vedremo di ancora più sorprendenti. Qualcosa di analogo, ma in modo molto più esteso, sta accadendo nella fotografia amatoriale. La prevalenza dell’aspetto ludico su quello professionale scioglie le briglie ai progettisti più creativi e offre al fotografo una scelta ampia come mai prima. Musica per le nostre orecchie.

FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits