fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

Las Vegas mischia le carte
FOTO Cult - Febbraio 2012 #85

ingrandisci la copertina

Emanuele CostanzoIl 2012 si è aperto con i botti. Non solo con i soliti e per fortuna sempre più vietati fuochi pirotecnici, ma con bombe d’Oltreoceano che fanno impallidire il nostrano "pallone di Maradona". Luogo di provenienza, Las Vegas, dove il PMA, fiera di élite che ha sempre fatto da contraltare alla tedesca photokina, ha ceduto il passo al più generalista CES, ma sarebbe meglio dire che quest’ultimo evento l’ha fagocitata. Tant’è vero che fino a poco tempo fa il CES era teatro soprattutto di annunci di apparecchi di fascia bassa, mentre quelli per intenditori e professionisti venivano svelati a qualche isolato di distanza, sempre nella discutibilissima città americana. Ma tant’è, il Consumer Electronic Show, forte della sua rapida crescita, peraltro legata al ruolo sempre più centrale dei giganti dell’elettronica nel panorama della fotografia, è ormai considerato un appuntamento da non perdere. E in tanti non se lo sono lasciato sfuggire, a cominciare proprio dai veterani dell’industria fotografica. In primis Nikon - che a causa dei danni ai propri impianti tailandesi provocati dall’alluvione dello scorso ottobre sembra aver rimandato il lancio di una reflex APS-C di fascia alta - ha riconquistato il centro del palco lanciando una reflex professionale a formato pieno che è con tutta evidenza la risposta alla Canon Eos 1Dx di cui abbiamo parlato sul numero di dicembre. Al di là della partita a scacchi giocata a colpi di anteprime (la nuova Canon, annunciata con largo anticipo, non sarà disponibile se non a primavera) e delle sottili differenze prestazionali, che vedono la Eos avvantaggiata sia per la densità del sensore, 18 contro 16 megapixel, sia per la cadenza massima con AF attivo, 12 contro 10 fotogrammi al secondo, appare quantomai interessante il rinnovarsi della sfida al vertice di un settore fondamentale. Il ruolo delle fotocamere professionali è vitale non solo per il mercato delle immagini, ma anche per il movimento e le aspettative che genera nel popolo dei fotoamatori (lo sanno bene le Case che non possono vantare modelli di alto livello) e, non ultimo, per le ricadute sugli apparecchi di prezzo più popolare. Ma essere al top non vuol dire produrre solo reflex a formato pieno o dorsi digitali. La diffusione delle mirrorless e il delineamento della loro "personalità" ne ha permesso la declinazione in termini professionali. Guardando al CES in quest’ottica, una delle novità più interessanti proviene da Fujifilm. La sua X-Pro1 è una compatta a ottiche intercambiabili che alla costruzione curatissima e a obiettivi a focale fissa che si annunciano "taglienti", associa un sensore di taglia APS-C che con una soluzione concettualmente tanto semplice quanto geniale potrebbe risolvere - almeno in larga parte - il problema del moiré e delle attuali soluzioni. Chi ci segue saprà che il moiré è dovuto a una sorta di interferenza tra l’immagine di soggetti a trama regolare e la struttura geometrica e ripetitiva del sensore con matrice cosiddetta Bayer (composta da gruppi di quattro pixel, due verdi, uno rosso e uno blu). Senza scendere ulteriormente nel tecnico, l’innovazione di Fujifilm ha permesso di produrre un sensore in cui la distribuzione dei pixel (o, meglio, dei filtri colorati sovrapposti a ogni singolo pixel) è improntata a una casualità molto accentuata, fattore che scongiura il rischio di interferenze. Aver risolto (almeno sulla carta) la questione del moiré permette di conseguenza di eliminare il filtro passa-basso a monte del sensore, lasciando che il potere risolvente delle ottiche giunga inalterato al CMOS. L’ultima grande novità che ci ha riservato il CES 2012 a molti apparirà come una delusione. Canon ha lanciato una compatta con zoom 28-112mm f/2,8-5,8 non intercambiabile e sensore CMOS da 14 megapixel di taglia generosa: 18,7x14mm. È quindi appena più grande del QuattroTerzi adottato da Olympus e Panasonic per le loro evil e circa quattro volte più ampio del sensore montato, ad esempio, sulla Fujifilm X10. Ciò consente alla Casa giapponese di spingere la sensibilità della sua PowerShot G1 X fino a 12800 ISO anche grazie a una risoluzione non esagerata. E così, mentre Pentax e Nikon sostengono che le evil possono funzionare bene anche con sensori di taglia piccola, Canon prova a dimostrare che una mirrorless può anche rinunciare all’intercambiabilità dell’ottica. Chi credeva di aver capito tutto è servito.

FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits