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Contro lo specchio, oltre lo specchio
FOTO Cult - Luglio 2011 #78

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Emanuele CostanzoSclerotizzati dallo specchio. Sclerotizzati... Una brutta parola, non c’è che dire. Associata allo specchio, poi, stride davvero. Sclerotizzato, ovvero indurito, anelastico, per analogia, poco funzionale. Il riferimento è alla mente. Può uno specchio fare tanto? Ho cominciato a chiedermelo quando, durante una recente conferenza, il moderatore ha chiesto agli intervenuti se non sia il pubblico dei più giovani, "non sclerotizzati dallo specchio", quello più interessato alle nuove fotocamere compatte a ottica intercambiabile, le evil o le mirrorless, per intenderci. I teenager, che una fotocamera con lo specchio, ovvero la reflex, probabilmente non l’hanno mai posseduta o utilizzata, non hanno preconcetti, non hanno subito il bombardamento culturale di chi si è avvicinato da tempo alla fotografia. Se devo dire la verità, sulle prime mi sono sentito un po’ offeso da quella domanda - ancorché non rivolta a me - perché, non essendo più un giovanissimo, rientrerei d’ufficio nella categoria degli sclerotizzati. Poi, però, apprezzando la schiettezza di quella affermazione, come si fa quando un vero amico ci muove una critica, ne ho rivalutato la portata, analizzandone le implicazioni. Personalmente non mi sento affatto rigido, se non altro perché ho il dovere e il piacere di scrivere su tutto, senza pregiudizi, semmai con rigore. E a dirla tutta, pur essendo nato fotograficamente con una reflex meccanica a pellicola, ultimamente sono molto tentato dall’acquisto proprio di una mirrorless corredata dagli obiettivi più piccoli disponibili. Eliminato con sollievo dalla questione il sottoscritto e, per estensione, tutta la redazione, mi sono messo nei panni di chi anagraficamente potrebbe essere sclerotizzato. Perché mai questi non dovrebbero essere interessati alle mirrorless? Manca qualcosa alle persone o alle macchine? E soprattutto, serve davvero una nuova generazione di inesperti per poter apprezzare la neonata famiglia delle compatte a ottica intercambiabile?
Andiamo per ordine. In un periodo di crisi economica così profonda l’anelasticità non può trovare asilo neanche nei fotografi più tradizionalisti. Se un prodotto consente un risparmio diviene automaticamente interessante e, anche offrendo qualcosa in meno, vince su quello più caro. Le reflex digitali APS-C di primo livello con un minimo corredo di ottiche sono sullo stesso piano delle mirrorless parimenti equipaggiate. L’aspetto economico, quindi, non è almeno in questo momento un fattore determinante.
La qualità dell’immagine, se escludiamo dal confronto le reflex con sensore di formato 35mm, è paragonabile; limitatamente alle prestazioni alle alte sensibilità, sono svantaggiate solo le mirrorless che adottano lo standard Micro QuattroTerzi per via della ridotta dimensione del sensore (anche se le nuove Panasonic G3 e GF3 di cui diamo notizia in questo numero, promettono miracoli anche sotto questo aspetto). Quindi, a meno di non voler cercare il pelo nell’uovo, neanche la qualità è un fattore discriminante.
Il parco ottiche delle reflex è notoriamente vastissimo perché i loro sistemi esistono da lunghissimo tempo; le mirrorless sono nate ieri e non possono che essere in ritardo. Niente di irreparabile - tutti i produttori di mirrorless stanno rapidamente ampliando i propri corredi - ma questo può essere oggi un elemento determinante nella scelta e non serve essere rigidi per convincersene.
La "fisicità" degli apparecchi è invece un asso nella manica delle compatte a ottica intercambiabile. Anche paragonando la più grossa delle evil e la più piccola delle reflex, non c’è partita. Ma attenzione: il netto vantaggio nel confronto tra corpi macchina si riduce nettamente se consideriamo anche lo zoom standard. È sacrosanto che i produttori di evil dedichino grande attenzione agli zoom, ma la migliore interpretazione della filosofia mirrorless è, a mio avviso, in una nitidissima, leggerissima e compattissima triade di ottiche fisse - dei "pancake" in stile Pentax Limited - con focali equivalenti, per esempio, a 21mm, 45mm e 90mm.
Chiusa questa parentesi propositiva, torniamo all’analisi dei fatti. Mirrorless vuole dire senza specchio, quindi al posto del mirino a pentaprisma - che sullo specchio si fonda - troviamo la mira tramite monitor o anche, nelle evil più complete, attraverso il mirino elettronico. Non è questo il luogo per elencare tutti i vantaggi dei migliori mirini a pentaprisma; ricordiamo solo grandezza dell’immagine, copertura integrale e controllo sul fuoco selettivo. Cionondimeno, un eccellente mirino elettronico è migliore di uno scarso mirino ottico, tanto più se a pentaspecchio anziché a pentaprisma. E aggiungiamo che, stando alle dichiarazioni di uno dei massimi responsabili di un colosso giapponese impegnato nel settore mirrorless, i mirini elettronici hanno amplissimo margine di miglioramento. Arriveranno a superare anche i migliori mirini a pentaprisma? Tutto è possibile, ma non oggi.
La comparsa delle mirrorless è il frutto più recente della tecnologia digitale e le ha portate a inserirsi tra due categorie consolidatissime sin dall’epoca della pellicola: compatte e reflex. Tutto ciò considerato, alle mirrorless forse non serve un esercito di giovincelli acritici per sfondare sul mercato, ma il giusto tempo per affinarsi e farsi conoscere, anche dagli affezionati allo specchio.

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