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Pseudo
FOTO Cult - Marzo 2011 #74

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Emanuele CostanzoPseudovantaggi. Non sono un tradizionalista, anzi cerco di non affezionarmi agli schemi collaudati perché ho paura della nostalgia, dalla quale mi difendo con una quasi patologica curiosità per le innovazioni. In particolare quando si tratta di tecnologia. Ma non fraintendete, le novità fine a sé stesse non mi interessano. "Il nuovo" mi piace solo se funziona. Proprio per questo tendo ad analizzare a fondo le soluzioni inedite e talvolta concludo che i vantaggi promessi non sono tali. Si tratta, in realtà, di pseudovantaggi.

Shift happens. Questa cosa mi è saltata in mente tanti anni fa, la prima volta che ho usato una reflex provvista di Shift-program (ossia della possibilità di scorrere, ruotando una ghiera, tutte le coppie tempo-diaframma equivalenti ai fini dell'esposizione). Una trovata intelligente, senza dubbio, perché rende flessibile la modalità programmata, che in certi casi è comodissima. Ma stringendo l'analisi proprio al comando Shift, a ben guardare se avessi ruotato l'anello dei diaframmi fotografando a priorità di apertura il risultato sarebbe stato il medesimo: coppie equivalenti, una dopo l'altra. Lo pseudovantaggio è qualcosa che appare inizialmente attraente, ma poi...

Fluida. Forse il vero paradigma dello pseudovantaggio è l'elettroattuazione della zoomata. La zoomata elettrica è figlia dei camcorder: nell'immagine in movimento la variazione fluida e progressiva dell'ampiezza dell'inquadratura ha una sua valenza estetica, e non è facile da ottenere manualmente. Non a caso il servomotore viene impiegato anche in campo professionale.

Esplorazione percettiva. Nella fotografia, invece, uno zoom elettrico non solo non serve, ma è addirittura controproducente. Infatti le reflex, che sono le Formula 1 delle macchine fotografiche, mica hanno lo zoom elettrico. Le compatte, invece, sì. Perché?
Innanzitutto perché è un gadget attraente: se date una fotocamera con zoom motorizzato in mano a una persona che non sa un'acca di fotografia, noterete che la prima attenzione è per quel bzzz-bzzz che ingrandisce e rimpicciolisce i soggetti inquadrati.
Cambiare il modo di vedere senza muovere un passo è uno dei doni che l'ottica ha concesso al genere umano. È la visione fotografica, pura esplorazione percettiva.
Naturale che chiunque se ne appassioni.

Step. Oltre a essere un giochino, lo zoom elettrico ha anche una tediosa caratteristica collaterale: si ferma su step discreti, ossia non consente la variazione dell'inquadratura senza soluzione di continuità. D'altra parte i costruttori debbono economizzare sui costi, in particolare nel caso degli apparecchi di fascia bassa, e la semplificazione della meccanica - la rinuncia allo spostamento micrometrico - è un buon modo per farlo.

Risparmio energetico. Oggi che le fotocamere compatte sono tornate a essere desiderabili anche per i fotoamatori (il riferimento è a quelle che permettono di gestire tutte le variabili), sarebbe davvero il caso di abbandonare la zoomata elettrica. Uno zoom a comando manuale permetterebbe un'azione più rapida e accurata, darebbe un bel taglio al consumo delle batterie e sarebbe anche convenientemente silenzioso (chi ha provato a girare video con una compatta sa di cosa parlo). Forse, paradossalmente, costerebbe di più, ma questo poco conta se ad adottarlo fossero i modelli di pregio.

Pseudosvantaggi. Il coraggioso costruttore di compatte top-end che imboccasse la strada dello zoom manuale di sicuro uno svantaggio dovrebbe metterlo in conto: la difficoltà del negoziante a proporre questa soluzione ai clienti imbambolati dal divertimento della zoomata elettrica. Ma a pensarci bene ho scoperto uno pseudosvantaggio, perché chi con lo zoom ci giocherella non acquisterebbe mai una fotocamera che lascia fare tutto, ma proprio tutto, a lui.

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