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Parigi val bene una promessa
FOTO Cult - Novembre 2010 #70

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Emanuele CostanzoParigi, Grande Halle de la Villette, 12-14 ottobre 2010, circa 8000 metri quadrati di superficie suddivisi in dodici aree tematiche, un solo espositore: Canon. L’Expo, un appuntamento quinquennale che per la prima volta ci vede visitatori (siamo pur sempre dei "ragazzi"...), è una vera e propria manifestazione di potenza. Certo, l’evento è progettato e confezionato internamente, non c’è spazio per la concorrenza e il visitatore, sia esso giornalista, fotografo, imprenditore, medico, stampatore o semplice curioso, ne esce impressionato. E non solo - o non tanto - per lo stile dell’esposizione, quanto per i numeri. Durante la conferenza ecumenica tenuta dal numero uno di Canon, Fujio Mitarai, si è certamente parlato di profitti, di crisi mondiale, di flessioni e di aspettative di rilancio, di globalizzazione e diversificazione, di mercati emergenti.
Ma quel che ha colpito è la capacità di fuoco del colosso asiatico. I settori di interesse e azione sono tanti e così importanti che il fotografo "innamorato", abituato ad associare Canon solo alle fotocamere e alle ottiche nella sua borsa, può addirittura nutrire un irrazionale senso di gelosia: "Ma come, sprechi energie nel medicale? Nelle soluzioni per ufficio? Nella stampa industriale? E ora anche nei servizi di consulenza?! Concentrati sulla fotografia, che la concorrenza è agguerrita e tu non hai ancora fatto vedere uno straccio di evil!".
Al Canon Expo 2010, in effetti, la tanto attesa evil non c’era, neanche sotto forma di prototipo, ma se ne sentiva la presenza nell’aria.
La strategia di espansione della Casa stupisce per l’omogeneità con cui avanza in ogni direzione, come una macchia d’olio. Le soluzioni sono integrate, con l’imaging sempre saldamente al centro. E da questo nucleo sono scaturite alcune anticipazioni che, se anche non dovessero mai sfociare in prodotti di serie, lasciano intuire linee di sviluppo così articolate da far sembrare un semplice accadimento, una tappa obbligata, il lancio di una fotocamera a ottica intercambiabile con sistema di mira elettronico. La Multi-purpose Camera, ad esempio: è un ibrido dalle caratteristiche uniche, un apparecchio relativamente compatto e leggero, con sensore CMOS da 2/3 di pollice e 8 megapixel che produce video ad altissima risoluzione (4K) anche a 60 fotogrammi al secondo. All’Expo abbiamo osservato dei video dimostrativi: vi lasciamo immaginare ricchezza di dettaglio e fluidità dei ralenty. E poi, spostando l’asticella ancora più in alto, Canon ha mostrato la prima fotocamera multi-band. Attualmente è poco più di un sensore con elettronica di gestione e innesto ottiche, ma i dati sono stupefacenti: 50 megapixel con filtro a 6 colori e - aspetto che la differenzia da apparecchi "simili" a 3 colori a scatto multiplo - capacità di "distinguere sfumature di colore superiore a quello dell’occhio umano". Il contorno "ipercalorico" di tanta grazia era costituito da un enorme sensore da 300mm con sensibilità elevatissima destinati ad applicazioni astronomiche, da un CMOS in taglia APS-H da 120 milioni di pixel, da alcuni prototipi di fotocamere tra cui una compatta 3D, una panoramica ad altissima risoluzione e una superzoom in livrea bianca che per stile e prestazioni promesse non stonerebbe nella saga di Guerre Stellari.
Dietro le quinte di questa futuristica e ammaliante parata di sirene, Canon ha dichiarato finalmente di lavorare al progetto evil. Alla nostra domanda sul perché di tanto indugio, i responsabili hanno risposto ricordando i due anni di ritardo rispetto alla prima reflex autofocus della storia, la Minolta 7000 del 1985, con cui arrivarono la Eos 650 e le ottiche con innesto EF a interfaccia totalmente elettronica. Che, per inciso, era incompatibile con il sistema reflex in voga allora, l’apprezzato e indimenticato FD.
Il messaggio, venato di orgoglio, è: "Meglio arrivare alla festa con un po’ di ritardo se questo ci consente di vestirci al meglio e di lucidarci anche le scarpe". Canon, quindi, punta a essere la "primadonna" anche nel neonato settore delle fotocamere compatte a ottica intercambiabile.
Non si sbilancia sui dettagli, ma dichiara di aver fatto tesoro, in tutti i sensi, di quella svolta dolorosa e fortunata. Dolorosa perché la nascita delle Eos, in quell’ormai lontano 1987, causò il malcontento di milioni di "canonisti": questi si videro costretti a sostituire l’intero corredo per godere delle innovazioni che le case concorrenti (leggi Nikon e Pentax) offrivano - almeno sulla carta - garantendo continuità con il passato.
Al tempo stesso, però, quella mossa così netta e coraggiosa, che a molti apparve incosciente se non addirittura oltraggiosa, si rivelò l’inizio di una cavalcata trionfale che avrebbe portato nel giro di poche stagioni al dominio nel settore delle reflex, prima analogiche, poi digitali.
Oggi per Canon il settore delle evil è all’alba (Eos, d’altronde, per gli antichi Greci era la dea dell’aurora), ma ci sono tutte le condizioni per evitare traumi come quello del 1987: se i suoi portavoce mettono al primo posto l’innovazione, la promessa è quella di rispettare la compatibilità e, di conseguenza, noi fotografi. Non resta che attendere.
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