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C'è una bomba a Colonia
FOTO Cult - Settembre 2010 #68

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Emanuele CostanzoC’è qualcosa che non va. I conti non tornano. La situazione della fotografia, intesa in questo caso come il rapporto tra domanda e offerta sia di immagini che di prodotti, sembra in equilibrio precario. Ci sono masse che spingono in direzioni contrapposte, tenute ferme da un attrito statico che potrebbe presto liberarsi in un terremoto.
Il primo elemento di destabilizzazione è costituito dal numero di fotografi professionisti. Da fonti affidabili giunge notizia che negli ultimi anni ben due terzi di coloro che fotografavano di mestiere in Italia hanno cessato l’attività. Potremmo ricercare le cause di questo fenomeno nell’avvento del digitale, una tecnologia che ha assottigliato il divario qualitativo tra i migliori fotoamatori e i peggiori professionisti - quando addirittura non ne ha invertito le posizioni - rendendo i primi una scheggia impazzita all’interno del mercato e i secondi poco competitivi e quindi destinati al fallimento. Internet, una vetrina che i più giovani ed elastici hanno saputo subito sfruttare, potrebbe poi aver accelerato l’abbandono dei fotografi di mestiere legati a vecchie tecnologie e metodologie di lavoro e autopromozione. Ma non è questo il momento di cercare le cause della decimazione dei professionisti. Prendiamolo come primo dato di fatto.
Di fronte a un potenziale bacino di acquirenti in continua contrazione, aumenta l’offerta di attrezzature professionali, soprattutto fotocamere reflex 35mm, medioformato e dorsi. Con questo secondo elemento possiamo iniziare a sentire qualche scricchiolio. I prezzi, è vero, sono calati negli anni, ma con l’attuale potere di acquisto dell’euro, sembrano quanto mai elevati. Non sbagliamo di molto se stimiamo in diciottomila euro il prezzo medio di una reflex medioformato con un corredo essenziale di ottiche. Parliamo di Leica, Hasselblad, Mamiya, Leaf, Phase One e ora anche di Pentax. Se i professionisti sono sempre meno, quali sono le speranze di vendere macchine di questa classe in numero sufficiente a giustificarne la produzione? Manco a dire che viviamo tempi in cui un modello viene prodotto anche in perdita per dare lustro a un marchio. Non è tempo di ostentazioni tecnologiche. Oggi, o vendi o sei fuori. E a volte neanche basta vendere, serve vendere a un prezzo che garantisca il giusto margine.
A rendere ancora più paradossale la situazione concorrono altri elementi. Il costo delle fotografie è crollato vertiginosamente. Sono fioriti siti web di microstock diventati popolari vendendo foto a un euro. Foto di bassa qualità? Probabile, ma attraverso una vetrina visibile ai quattro angoli del mondo di foto scarse ne puoi vendere a sufficienza per far quadrare i conti. Già, perché in tempi di crisi globale la qualità passa in secondo piano. E anche se ormai l’immagine (fotografica o video) è onnipresente, oserei dire irrinunciabile, il principio imperante del good enough - abbastanza buono - ha appiattito le pretese e, di conseguenza, l’offerta. Sono finiti i tempi in cui con una compatta si faceva un catalogo (se ancora accade si vede lontano un miglio), ma un’attrezzatura di buon livello e la possibilità di trarne immagini tecnicamente ineccepibili è davvero alla portata di tutti. Se però le foto scaturiscono da una base di fotoamatori con la necessità di arrotondare e perciò si vendono a poco, come si ammortizzano le attrezzature professionali?
Riassumendo, cala il numero dei professionisti, aumenta l’offerta di apparecchiature professionali di alto costo, cresce l’offerta di fotografie di qualità "sufficiente" e diminuiscono i prezzi. Una situazione insostenibile. E domani?
Potrebbe crollare l’intero castello, partendo proprio dalle torri. L’eclissi della qualità, nella domanda e nell’offerta, creerebbe una marmellata indistinguibile, con riflessi omologanti tanto nella creatività quanto nella tecnica. Oppure, meno pessimisticamente, potrebbe succedere che il fotografo "artigiano" come lo abbiamo sempre conosciuto si estingua, lasciando il campo a una élite di professionisti che ha saputo aggiornarsi, crescere, distinguersi dalla massa, riservandosi una committenza esigente, pronta a pagare per la qualità. Qualità non solo estetica, ma tecnica. E questa prospettiva salverebbe anche l’industria fotografica di pari livello.
Altri scenari più o meno fantasiosi ce li riserviamo. Di certo la differenza di potenziale che si è venuta a creare potrebbe innescare una scintilla di raro fulgore.
Alla photokina di cinquant’anni fa salì alla ribalta internazionale la gloriosa Nikon F, una fotocamera che avrebbe rivoluzionato il modo di fotografare e la professione stessa del fotografo, del reporter in particolare. Alla fine di questo mese si terrà la nuova edizione della fiera tedesca. Penso che il ritorno - graduale o traumatico non saprei - a un equilibrio più stabile avverrà con movimenti di tipo culturale più che tecnologico, ma il palcoscenico di Colonia ha sempre saputo stupire. Staremo a vedere.
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