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Stella eterna
FOTO Cult - Maggio 2010 #65

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Emanuele Costanzo"Video killed the radio star" cantava con enorme successo un gruppo inglese sul finire degli anni Settanta. Il brano, utilizzato non a caso da MTV per dare il via alle proprie trasmissioni televisive nel 1981, è molto noto ancora oggi perché periodicamente oggetto di cover, declinate nei generi più disparati. Il testo di questa canzone parla della fine della popolarità della radio, schiacciata, fatta letteralmente esplodere dalla tv; prevede una musica non più solo ascoltata, ma anche osservata. A me sembra che, a distanza di trent'anni, la radio sia più in salute che mai. Semmai è la musica a non passarsela tanto bene... E chissà che non sia stato proprio l'appoggio offerto dal video ad aver sottratto linfa creativa agli autori. Proprio come in certi casi accade in fotografia, quando alla carenza di senso dell'immagine si sopperisce con didascalie o titoli enfatici o con eccessivi interventi di post-produzione.
Ma tant'è, il video, dopo aver tentato invano di spegnere la radio, sembra voler annientare la fotografia. La migrazione di massa dei produttori verso apparecchi capaci di riprendere filmati in qualità sempre più alta è inarrestabile. Questo i fotografi lo percepiscono e, anche nel timore di ritrovarsi tra le mani fotocamere con poco valore nel mercato dell'usato, iniziano a orientarsi verso l'acquisto di reflex ibride. Anche se di video non capiscono nulla o semplicemente non sanno che farsene. Del resto gli esempi che inducono all'emulazione non mancano. Qualche mese fa io stesso, discorrendo delle agenzie di micro-stock, sottolineavo come anche i fotografi professionisti sulla breccia si stiano interessando alle riprese video per integrare il loro archivio e andare incontro alle nuove richieste del mercato, soprattutto nel settore pubblicitario. E anche nel cinema iniziano a moltiplicarsi gli esempi di filmati realizzati con reflex digitali full frame. La notizia più recente riguarda una serie tv molto famosa anche in Italia, Dr. House, il medico al vetriolo interpretato da Hugh Laurie. Greg Yaitanes, il regista, ha pubblicamente affermato di aver utilizzato una Canon Eos 5D Mark II, con ottiche 24-70mm e 70-200mm, per realizzare l'ultima puntata della stagione. Ha beccato la mazzetta? Forse, tutto il mondo è paese. Ma le motivazioni ufficiali sono obiettivamente condivisibili: alta qualità del girato, ridottissima profondità di campo con conseguente stacco dei primi piani dagli sfondi, compattezza e maneggevolezza da sfruttare negli ambienti più piccoli. E sebbene l'ergonomia sia studiata per la ripresa con l'occhio al mirino, pare non si sia fatto scrupoli a utilizzare la Eos a mano libera o, al massimo, su un piccolo treppiedi. Il limite principale evidenziato da Yaitanes, d'altro canto, è noto a chiunque abbia provato a girare un video con una reflex: la difficoltà nella messa a fuoco. Ciò nonostante, il bravo regista vede nella reflex digitale il futuro del cinema e già sa che l'industria si sta muovendo in questa direzione. Il riferimento è al lancio di obiettivi cinematografici prestigiosi, firmati Carl Zeiss, con innesti dedicati non solo alle cineprese Arri, ma anche alle reflex Canon e Nikon. Qui, allora, la questione si fa davvero seria. Ma il problema per la fotografia dov'è? Qual è il timore che si percepisce tra i fotografi tradizionalisti? Forse quello che le fotocamere smettano di fare bene il proprio lavoro e che l'attenzione della gente si orienti verso i filmati dimenticando l'immagine singola. Credo siano timori infondati. Il cinema si è interessato alle reflex perché ci si è accorti che offrivano maggiore qualità rispetto alle apparecchiature tradizionali. Il merito è delle fotocamere dotate di sensori di grossa taglia, che esistono da tempo, ma che solo da ieri sanno produrre una sequenza filmica. E sono piccole. Ma non hanno la forma di una videocamera e quindi, virtuosismi personali o accessori specialistici a parte, sono scomode da utilizzare. Allora qualcosa deve cambiare: la forma, la sostanza, i protagonisti o tutti insieme. Se la domanda cresce, i produttori di reflex partoriranno delle reflex più orientate alla ripresa video, con ergonomia ottimizzata e forse con sistemi di mira alternativi. E i tradizionali produttori di cineprese non potranno stare a guardare. Anzi, già si stanno muovendo. Il cinema chiede sensori grandi? Ecco che Panasonic lancia la sua prima videocamera di alta gamma compatibile con il sistema Micro Quattroterzi, basato, come ben sappiamo, su un sensore di dimensioni inferiori al 35mm, ma pur sempre rispettabili.
Sono e restano movimenti del mercato che interessano un'utenza professionale, con una formazione e una visione solo in parte sovrapponibile a quella dei fotografi. Pur esistendo da tempo software di montaggio di una semplicità disarmante, il contagio non c'è stato: il video di buon livello non può che restare relegato a una élite. Il video non solo non ha ucciso la radio, ma non ha ucciso neanche la fotografia negli anni Ottanta, quando si gridò al disastro per il diffondersi dei camcorder. E nulla lascia prevedere dolorose dipartite per l'immediato futuro. Si profilano, piuttosto, interessantissime commistioni.
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