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Un'altra spallata alla fotografia
FOTO Cult - Novembre 2009 #59

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Emanuele CostanzoDopo quarantatre anni chiude Grazia Neri. Per chi non lo sapesse, Grazia Neri è prima di tutto una donna che, nel 1967, poco più che trentenne, riesce a dare vita a uno di quei progetti romantici e apparentemente folli che cambiano la vita propria e di tutte le persone che nel tempo ne diventano parte. Il progetto è quello di un'agenzia foto giornalistica che, appunto, prende il suo nome. In poco tempo riesce ad acquisire la rappresentanza di fotografi di chiara fama, processo che non si è mai interrotto finora: Annie Leibovitz, Douglas Kirkland, Herb Ritts, Howard Schatz, Yousuf Karsh, James Nachtwey, Mary Ellen Mark, James Whitlow Delano, Carla Cerati, Donna Ferrato, David Burnett... E la rappresentanza si estende a diverse prestigiose testate giornalistiche e ad altre agenzie come AFP, VII, VU, Contact, Noor, H&K, Polaris, Signatures, Oeil Public, Photo12, Black Star, Tangophoto, Tendance Floue, Veras Images.
Alla tradizionale attività di distribuzione, l'agenzia ha in seguito affiancato l'attività produttiva, orientandosi sull'attualità, i personaggi della politica, dello sport, della cultura, e contando su un esercito di fotografi in Italia e all'estero.
Negli anni, inoltre, Grazia Neri ha esteso l'ambito delle proprie attività alla pubblicazione di libri, tra cui citiamo "Acqua" di Mike Goldwater, all'organizzazione di mostre, basti come esempio la rassegna delle opere premiate all'annuale World Press Photo, arrivando anche a toccare campi non appartenenti al DNA originario come la fotografia pubblicitaria o sportiva. Del resto, come ha commentato Uliano Lucas dopo l'annuncio della chiusura, "(Grazia Neri) faceva i conti con il mercato, dunque si occupava anche di foto per riviste di uncinetto o cucina. Ma un conto è la leggerezza, un altro la rinuncia all'etica, e questa seconda strada Grazia Neri non la scelse mai".
Eppure tutto questo non è bastato. Michele Neri, che ha assunto la guida della società dopo il ritiro della fondatrice, il mese scorso ha annunciato la messa in liquidazione a seguito degli effetti della crisi finanziaria mondiale e del mercato specifico in particolare. La riduzione delle vendite del 40% non ha permesso di mantenere in vita l'azienda, nonostante i tentativi di riassesto degli ultimi mesi. Apparentemente Grazia Neri aveva saputo stare al passo con i tempi, non era ovviamente più quell'agenzia che chiamavi al telefono cercando di descrivere nei minimi dettagli la foto che ti serviva e che nel giro di poco tempo ti mandava un pony con i plasticoni di diapositive che rispondevano ai criteri di selezione. La digitalizzazione dell'archivio e l'avvento di internet hanno rivoluzionato Grazia Neri come tutte le altre agenzie. Ma proprio in questa svolta epocale qualcosa non ha funzionato. Il web ha dato enormi opportunità ai fotografi che hanno deciso di rappresentarsi autonomamente e, sul confine opposto, ai colossi che hanno fagocitato agenzia dopo agenzia con i loro archivi e i loro fotografi, accentrando la produzione e globalizzando la distribuzione. La conseguenza è stata inevitabile: abbattimento dei costi e affanno delle realtà come Grazia Neri che non hanno alle spalle né pozzi petroliferi (Mark Getty, patron della Getty Images) né software house (Bill Gates e la sua Corbis). Ma questa non può certo essere vista come unica causa. Agenzie "mostruose" come Getty e Corbis non possono offrire la qualità di realtà più piccole e calate nel territorio, eppure stanno riuscendo nel loro intento di dominio duopolistico. Riescono a spuntare accordi blindati vendendo immagini a costi risibili, offerte che nessun imprenditore sano di mente potrebbe rifiutare. Si dice che è colpa della crisi dell'editoria e del fotogiornalismo, non si vendono più tante storie raccontate per immagini. Ma è colpa degli editori o dei lettori? Sono gli editori che non hanno saputo contrastare la bellezza di facciata della televisione mantenendo alto lo spirito critico della gente o siamo noi i primi ad aver calato le braghe delle nostre povere coscienze? Ci sarebbe una terza opzione che scagiona entrambi, che riporta al detto "il pesce puzza sempre dalla testa". E forse è quanto mai vero, ma quando il vertice non solo non dà risposte ma sembra anche godere di questo stato delle cose, sta alla base ritrovare la via della qualità.
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