fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

“Normali” rivoluzioni
FOTO Cult - Settembre 2009 #57

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoSarebbe il classico inizio agosto in cui, anche se ci leggerete solo tra un mesetto, avrei voglia solo di augurare a tutti buone vacanze o buon rientro. Perché, è giusto che lo sappiate, non tutti i mesi è facile trovare la vena per la solita lunga chiacchierata. Ancora una volta, però, dalla fucina del sol levante – che, si sa, non chiude mai per ferie – giungono notizie che meritano qualche commento. La prima viene da casa Sony, narra di due nuove compatte con sensore “capovolto”, ma siccome reca la data 6 agosto ed è quindi fuori dalla portata dello schiacciasassi Mandarini, la porto qui a pagina 3. Perché capovolto? Forse non tutti sanno che la parte sensibile del sensore è paragonabile al pane su cui vengono messi alcuni strati di vario materiale, nel caso di un CCD affatto indigesti. Volendo semplificare, ai fotodiodi in silicio (la parte sensibile) è sovrapposta una sorta di griglia di circuiti e transistor, poi un secondo strato costituito dal filtro Bayer che ha il compito di inviare a ciascun pixel un solo colore (verde, rosso o blu), infine lo strato di microlenti, che convogliano verso il fotodiodo quanta più luce possibile, evitando che si disperda nelle zone morte del sensore. Un sensore siffatto si chiama a illuminazione frontale e tutte le fotocamere attuali seguono grossomodo questo schema. I sensori a illuminazione posteriore, invece, seguono lo schema inverso: sotto la coppia formata dallo strato di microlenti e dal filtro colore Bayer hanno subito i fotodiodi di silicio e in fondo, come base, il livello costituito dai circuiti e dai transistor. Il vantaggio più immediato del secondo tipo di sensore è evidente: la luce convogliata dalle microlenti e filtrata arriva senza altri ostacoli ai fotodiodi, generando un segnale elettrico di intensità molto più alta che nel sensore a illuminazione frontale. Per fare un esempio, è come prendere il sole sul terrazzo all’attico anziché nel cortile sottostante, tra i palazzi. Sono altrettanto intuibili i risvolti fotografici: una maggior efficienza del singolo pixel consente di ottenere una maggior gamma dinamica e più alti valori di sensibilità ISO con minor disturbo.
Ma perché mai, allora, i sensori, finora, sono stati costruiti secondo il contorto e poco efficiente schema a illuminazione frontale? Perché costruire un fotodiodo a illuminazione posteriore si è dimostrato assai complesso e le immagini ottenute con questo schema, confrontate con quelle provenienti da sensori tradizionali, sono risultate afflitte da forte rumore e scarsa accuratezza cromatica. Sony dichiara di aver ottimizzato una tecnologia per la realizzazione di sensori retro-illuminati che risolve i problemi del passato, ottenendo al contempo maggiore sensibilità e minor disturbo. Questa tecnologia era stata annunciata oltre un anno fa, ma ora dalle parole si è passati ai fatti con il lancio di due nuovi apparecchi. Se la curiosità verso queste fotocamere ci induce a programmarne sollecitamente un test, altrettanto possiamo dire a proposito di un’altra novità assoluta, la prima compatta digitale con proiettore incorporato, la Nikon Coolpix S1000pj. Sulle prime può sembrare una delle tante trovate bizzarre che diventano realtà solo perché la tecnologia lo consente. In realtà penso che sia un’idea divertente, figlia di un modo di vedere la fotografia molto moderno e spensierato, ed è indice, tra l’altro, di una voglia di condivisione delle immagini che va finalmente oltre l’impersonale schermo di un computer. Aggiungo che, almeno stando alla rapida dimostrazione cui ho assistito, la nuova Nikon è anche molto funzionale.
Dopo queste piccole, eccezionali novità, su cui torneremo ovviamente nel prossimo numero con dovizia di particolari, voglio infine portare l’attenzione su qualcosa di più "normale". In questo numero pubblichiamo la comparativa di quattro obiettivi da 50mm, una focale fissa che sembrava destinata a un declino commerciale inarrestabile e che invece, vuoi per il ruolo di mediotele da ritratto che assume sulle attuali reflex con sensore APS-C, vuoi per la cauta diffusione di reflex a formato pieno, torna a essere oggetto dell’attenzione dei produttori con risultati stupefacenti. È la dimostrazione che le idee buone non invecchiano mai e che è possibile addirittura migliorarle. E mi piace scorgere nel rinnovato successo dell’intramontabile 50mm un segno di consapevolezza da parte dei fotografi: ogni focale ha un suo linguaggio e quello del cosiddetto normale, paradossalmente, è forse il più difficile e stimolante. Il 50mm meriterebbe un concorso fotografico tutto suo. Ma questa è una battuta da ultimo giorno di scuola. O forse no.
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits