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Balzo evolutivo
FOTO Cult - Maggio 2009 #54

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Emanuele CostanzoEssere pessimisti a volte conviene, perché quando arrivano le buone notizie si gode il doppio. Ci eravamo lasciati un mese fa, alla vigilia del Photoshow milanese, senza speranze di novità tecnologiche. E invece, tra la fine di marzo e metà aprile sono arrivate ben tre reflex da Canon, Nikon e ancora Olympus (l’unica a presentare una nuova reflex anche al PMA). Niente di rivoluzionario, intendiamoci. Piuttosto dei modelli aggiornati, la Olympus E-450, o arricchiti dalla sempre più diffusa funzione video, Canon Eos 500D e Nikon D5000. Sinceramente siamo rimasti abbastanza stupiti dalla tempistica di questi annunci: di solito si sfruttano eventi internazionali di grandi dimensioni. Le tre reflex non erano ancora ultimate per il PMA o è un segno dei tempi che cambiano? È la potenza del web che abbatte a colpi di (siti) flash gli antichi templi della fotografia? Promettiamo di rifletterci. Nel frattempo, al di là dei tre nuovi apparecchi, ci godiamo il successo della manifestazione meneghina. Le statistiche parlano di circa sessantamila visitatori nei quattro giorni di fiera. I numeri sono importanti, ma fino a un certo punto. O, meglio, non dicono tutto. Del resto, anche edizioni passate avevano visto affluenze simili, pur non facendo sorridere gli operatori. Il perché va ricercato nel tipo di visitatore. Negli anni di transizione dalla pellicola al digitale, il calo di popolarità della fiera fotografica nazionale era stato compensato con l’allargamento delle categorie merceologiche. E i padiglioni erano stati riempiti di “stranieri” attratti dal cellulare che, incidentalmente, fa anche le foto, da scolaresche vocianti e poco interessate (perché poco preparate da chi le accompagnava) e da un variegato quanto folto pubblico di curiosi di ogni età, dalla coppia di pensionati alla famigliola con passeggino biposto. Poi la nube cosmica seguita al “big bang” digitale ha iniziato a prendere forma, tanto che già l’anno scorso, a Roma, avevamo intravisto un netto orientamento del pubblico, segno di una confortante presa di coscienza. Quest’anno a Milano il processo si è completato. La gente vista tra i padiglioni gremiti dimostrava di aver messo a fuoco l’argomento. Poche compatte e molte reflex al collo, e non solo per la solita ostentazione dell’ultimo modello o del tele più lungo. Gli stand che più hanno avuto successo sono stati quelli in cui il personale era tecnicamente preparato, pronto a soddisfare le curiosità di chi muove i primi passi così come le questioni più ficcanti di chi cerca il perfezionamento. Certo, non sono mancate le attrazioni chiassose degli stand più grandi, ma bisogna dire che molte di queste si prestavano ad essere utilizzate come serio test per le fotocamere messe a disposizione dei visitatori. Il desiderio di sperimentare e approfondire percepito nell’ultima fiera romana e poi durante l’anno dai vari operatori si è manifestato con la proliferazione di corsi e tutorial, ripetuti ciclicamente nei quattro giorni di fiera. Mi permetto un suggerimento: dotare i partecipanti di cuffiette senza fili, come si fa nelle conferenze più moderne, facilita la concentrazione degli astanti, evita il rincorrersi nell’aere di centinaia di decibel e, non ultimo, permette a noi di non sgolarci per salutare i nostri lettori. Tornando all’evoluzione dei fotografi, movimento che estenderei alla fotografia tutta, questa ha preso corpo anche attraverso l’offerta di accessori. È la diffusione della reflex a richiedere soluzioni intelligenti e, tra riesumazioni con relativa spolverata e idee realmente originali, rifiorisce il sistema.
Ma chi veramente può cantar vittoria sono gli operatori del settore professionale. Sembra finalmente tornata tra i fotografi di mestiere la consapevolezza che il cliente va convinto con l’offerta di un differenziale qualitativo. Questo va applicato innanzitutto allo stile, all’estetica della fotografia. Ma non può più essere trascurato l’aspetto tecnico. Se un committente nota che il professionista cui vorrebbe affidare la realizzazione di un catalogo scatta con la reflex che lui stesso usa in vacanza e utilizza un parco luci modesto, probabilmente avrà la tentazione di far da sé. E così sono spesso andate le cose negli ultimi anni: molte aziende hanno allestito al proprio interno delle piccole sale di posa, ottenendo nella maggior parte dei casi risultati di mediocre qualità; fotografi di buon talento, ma poco propensi agli investimenti, hanno avuto il fiato corto, e chi è rimasto in piedi ha dato vita a una battaglia dei prezzi che non ha avuto un vero vincitore. Il caso vuole che proprio in questo numero testiamo una reflex digitale medioformato. Datele un’occhiata se non è chiaro quanto scritto fin qui. Attualmente la produzione annua di apparecchi super-professionali è di circa seimila pezzi, ovvero il numero di fotocamere prodotte in un sol giorno da uno dei giganti della fotografia. Ma è un mercato che ha margini di espansione. Da questa auspicata tendenza, che avrebbe come base un rinvigorito settore professionale, trarrebbe grande beneficio tutto il mondo della fotografia.
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