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Coma o letargo?
FOTO Cult - Aprile 2009 #53

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Emanuele CostanzoScrivo questa pagina a metà di marzo, nei giorni tra la chiusura del PMA e l’apertura del Photoshow. Ieri la più importante fiera fotografica d’oltreoceano, domani l’evento nostrano più atteso e temuto degli ultimi anni. Aspettative e paure per la fiera di Milano (27-30 marzo) nascono proprio dal PMA. Negli ultimi anni la rassegna della Photo Marketing Association ha conquistato il ruolo di antagonista della storica photokina. Il PMA, infatti, ha cadenza annuale e l’abbreviarsi degli intervalli tra le generazioni di prodotti digitali ha richiesto un palcoscenico che si aprisse con maggior frequenza della biennale photokina. E lo ha trovato nel PMA. Intendiamoci, nonostante l’abilità tipicamente statunitense nel creare eventi commerciali, anche grazie ad ambientazioni "suggestive" come Las Vegas e Orlando, la fiera americana non ha mai superato quella tedesca, né per estensione, né per numero di espositori o tantomeno per stile. È una fiera nata soprattutto per gli operatori, teatro di accordi tra industrie e distributori nazionali e locali, e solo parzialmente evoluta in una manifestazione più popolare. Ciò nonostante, la formula azzeccata le ha dato risalto internazionale e tutti, giornalisti e appassionati in primis, ogni anno attendono con trepidazione gli annunci di novità esplosive provenienti dagli USA. Quest’anno, però, le attese sono state in gran parte deluse. I dati parlano di affluenza in netto calo rispetto alla passata edizione. Ma è l’appello dei marchi che hanno presentato grandi novità a segnare il maggior numero di assenze. Le eccezioni sono rappresentate da Olympus, che lancia una promettente E-620, da Panasonic, che presenta la Micro QuattroTerzi GH1 (anticipata evoluzione della G1 con funzione video Full HD) e, se vogliamo, da Samsung, che - pur in forma di prototipo non funzionante - mostra la prima esponente di un fantomatico sintema NX, probabilmente basato sulla filosofia del Micro QuattroTerzi, ovvero corpo compatto non reflex a ottica intercambiabile, ma sensore APS-C e innesto diverso dal popolare K, a conferma di un rapporto ormai logoro con Pentax. Per il resto, prendiamo nota della prevedibile infornata di compatte di ogni categoria e prezzo, e di poco altro.
Uno dei motivi di questa defezione quasi generale potrebbe trovarsi proprio nella indiscussa superiorità della photokina. A ben vedere, infatti, non si è ancora spenta l’eco degli annunci reboanti fatti prima, durante e subito dopo la fiera tedesca. Nel giro di poche settimane, a partire dal 26 agosto, sono state lanciate Canon Eos 50D, Nikon D90, Sony Alfa 900, Panasonic G1, Leica M8.2, Eos 5D Mark II, Pentax K-m, Sigma SD15, Olympus E-30 e Nikon D3x. Dieci fotocamere per appassionati o professionisti, un bottino da tempi d’oro della fotografia analogica. Il mercato, quindi, potrebbe essere saturo e gli esperti del marketing potrebbero aver deliberatamente saltato il giro, mancando di rispetto a un calendario non scritto che vede il lancio di compatte, amatoriali e professionali rinnovarsi rispettivamente - e approssimativamente - ogni 6, 12 e 24 mesi. Infatti, proprio stando a questo scadenzario ufficioso, qualche restyling o lifting era atteso. La Nikon D60 ha un anno, così come le Pentax K200D e K20D, per tacer della gemella Samsung GX-20 e delle Sony Alfa 300 e 350. Se, però, non ci facessimo accecare dalla brama di novità - atteggiamento che da sempre biasimiamo - potremmo valutare con occhi diversi questo "ritardo": quelle citate sono ancora fotocamere eccellenti, ognuna nella sua categoria, e se fossero sostituite oggi lascerebbero immeritatamente il loro posto di lavoro. Dopo aver compreso l’inutilità della corsa al megapixel a favore della ricerca della qualità, gli strateghi della fotografia avranno forse anche compreso che è finito il tempo dell’obsolescenza accelerata?
Se l’effetto della recente photokina e quest’ultima ottimistica ipotesi possono giustificare un PMA in tono minore, non possiamo non essere realistici e non attribuire un ruolo forte all’attuale crisi economica mondiale. Né tantomeno possiamo sperare che questa non abbia riflessi sul ridotto, frammentato e per tanti versi immaturo mercato fotografico nazionale. Per questo il Photoshow sarà un importante banco di prova: non tanto per la remota speranza di novità tecnologiche, quanto per verificare la fiducia degli operatori e per saggiare la risposta del pubblico, il vero arbitro della partita. Come si dice in questi casi, restate sintonizzati.
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