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Cinquanta!
FOTO Cult - Gennaio 2009 #50

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Emanuele CostanzoSì, certo, c’è chi va ormai per i cinquant’anni e noi siamo qui a festeggiare i cinquanta numeri. Ma si sa, quando si va molto in là con l’età si tende a non fare gran chiasso ai compleanni e per decenza si mette simbolicamente una sola candelina. Ma noi siamo giovani e ci piace condividere la soddisfazione per un traguardo raggiunto, piccolo o grande che sia.
Cinquanta edizioni – e due speciali – segnano un lasso temporale di poco inferiore a cinque anni. In questo periodo, tanto per dare un po’ di numeri, abbiamo partecipato a una decina di fiere nazionali di vario stampo, siamo stati invitati alla giuria di una ventina di concorsi e come critici ad altrettante letture portfolio; abbiamo testato oltre centotrenta fotocamere, circa ottanta obiettivi, decine tra scanner, stampanti, flash e altri accessori e, soprattutto, abbiamo dato ampio spazio a oltre duecento autori, senza contare gli oltre trecento passati per Palco e i trentasei fenomeni del fotoritocco che in due edizioni del concorso di elaborazione FOTO sCulture hanno conquistato le preferenze della giuria di redazione.
In questi cinque anni sono cambiate tante cose. Gli stravolgimenti più evidenti sono avvenuti in campo tecnologico. Basti pensare che nel primo numero, all’interno del reportage del PMA 2004, presentavamo diverse reflex analogiche di cui due targate Minolta. La stessa Minolta che, da poco unita a Konica, ancora doveva presentare la sua prima reflex digitale. La stessa Minolta che dopo neanche due anni avrebbe abbandonato per sempre il ramo della fotografia lasciando il bagaglio tecnologico in eredità a Sony. Cinque anni che sono serviti a cancellare quasi del tutto dagli scaffali dei foto-negozianti, e dai desideri della gente, fotocamere analogiche, pellicole, carte e rivelatori. Ma la fotografia non è morta, come minacciavano i soliti vecchi tromboni. E non si è neanche ammalata, neppure quando ogni telefonino ha avuto il suo bravo occhio elettronico.
In questi anni, dopo un netto declino, è tornata la reflex come strumento di ripresa per eccellenza; anche se il ritorno non è stato coerente. La strada l’hanno segnata una tecnologia in fase di rapido sviluppo e il marketing più cinico. Un digitale ancora acerbo e costoso ha obbligato al parto podalico di reflex a formato ridotto e di ottiche ridisegnate all’uopo. Prodotti di qualità, beninteso, e ancora ampiamente migliorabili, ma, alla luce dei fatti, transitori. Destinazione: il formato 35mm che, in barba ai decenni e alla diffusa mania di miniaturizzazione, si dimostra il miglior compromesso tra qualità e praticità.
In cinque anni è cambiato anche il modo di fare fotografia. Meglio, si sono delineate delle tendenze, tanto nella fotografia amatoriale quanto in quella professionale, che all’inizio di questo millennio erano semplicemente abbozzate. Il computer è entrato a far parte degli strumenti fotografici con la stessa dignità di un treppiedi per un paesaggista o di un lampeggiatore da studio per il fotografo di still-life. E, passata la sbornia da Photoshop, il programma di fotoritocco è diventato, almeno nelle mani dei migliori, uno strumento di ottimizzazione e di espressione stilistica.
Lo stato delle cose, dal punto di vista politico, ambientale, culturale, influenza in modo più netto che prima i contenuti delle opere fotografiche, sempre più intrise di introspezione e di analisi sociale, di esaltazione delle bellezze naturali e di cruda documentazione, di fusione nel tessuto cittadino o di ritorno a schemi più semplici, a seconda della personalità. È un processo che mi auguro non si arresti perché è segno di energia crescente, di coscienze più radicate, di occhi che si aprono. Sì, proprio questo è ciò che auguro a tutti.
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