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FOTO Cult - Dicembre 2008 #49

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Emanuele CostanzoMala tempora currunt! La parola che più rimbalza tra barbieri, pub e sale di posa è "recessione". Un termine un po’ cacofonico che già in passato ha caratterizzato l’economia italiana, ma che stavolta, vuoi perché non tocca solo noi, vuoi perché l’industria dell’informazione usa in modo sempre più massiccio il condimento della paura, spaventa tutti. Il rischio, in casi come questi, è che i comportamenti siano indotti e non spontanei. È un po’ come se il medico in vena di scherzi ti dice che hai la febbre e tu ti senti subito scottare la fronte. Comunque noi non vogliamo fare i conti in tasca a nessuno e certo non siamo ciechi di fronte alle effettive difficoltà che la maggior parte delle famiglie italiane incontra nel riorganizzare il proprio stile di vita in funzione del diverso valore che i soldi stanno assumendo nelle nostre mani. Vorremmo solo che questo subdolo tipo di terrorismo psicologico non paralizzasse le menti, prima ancora che i commerci. Investire è necessario in qualunque fase della vita economica di un Paese. Può essere necessario, in tempi di crisi, mirare tali investimenti e dar loro la forma giusta, ma fermi non si può certo stare. Perché chi si ferma è perduto, si sa. E soprattutto perché quando, un bel giorno, la macchina si rimette in moto, se si è arrugginiti non si sa stare al passo e si viene travolti. Come si traduce questo modo di vedere le cose nel settore della fotografia professionale? Dal punto di vista tecnico-commerciale, che la crisi economica rallenti i consumi non è un segreto. E le aziende hanno fiutato l’andazzo con tempismo, muovendosi nella direzione di una generalizzata democratizzazione. Ci spieghiamo meglio. Il livellamento verso il basso dei prezzi non ha riguardato solo i prodotti di fascia amatoriale, fenomeno che tra l’altro può spesso essere determinato dalla ben nota obsolescenza programmata e dalla diffusione epidemica dei prodotti elettronici di consumo. Ma, per far fronte alla crisi del settore, anche l’offerta delle attrezzature professionali ha subito una evidente frammentazione. Sono scesi i prezzi delle apparecchiature di altissimo livello, che restano comunque per pochi, ma fortunatamente sono divenute abbordabili quelle comunque in grado di assecondare severe esigenze professionali. Parliamo di reflex a formato pieno, innanzitutto, ma anche di dorsi medioformato e di elementi per allestire una sala di posa, lampeggiatori e accessori di corredo. Certo, di fronte a una committenza che spesso non sa distinguere una foto fatta con una compatta da una realizzata con gli ultimi ritrovati della tecnologia, sarebbe assurdo suggerire di investire unicamente nell’aggiornamento tecnico e strumentale. La perfezione dello scatto non è più da tempo appannaggio dei più bravi artigiani della macchina fotografica, il digitale ha accorciato la fase di apprendistato e ha dato l’opportunità a molti potenziali clienti di affrancarsi dal fotografo professionista. Rispettando quindi la necessità di mantenere funzionale e aggiornata la propria attrezzatura professionale in barba ai pessimisti, è su se stessi che bisognerebbe investire. Come in certi sport, dove sull’attrezzatura si riversa un fiume di denaro che sarebbe meglio speso in allenamenti scientifici e buona alimentazione, così in fotografia: se non si può fare la differenza scattando con la miglior fotocamera, o elaborando con il miglior software, si può emergere con la forza dell’innovazione. Il pensiero originale, quello che muove le mani e i piedi, che crea situazioni interessanti da fotografare e mostrare, quello che sa cogliere sfumature invisibili ai più, va allenato e alimentato, in una parola coltivato, in ogni modo. È una filosofia che con piacere vedo diffondersi: all’ultimo Click Up i visitatori, per quattro quinti professionisti, si sono ben distribuiti tra gli stand che esponevano attrezzature fotografiche e i tanti seminari che avevano lo scopo di diffondere conoscenza, di dare assistenza alla professione, di insinuare il germe della curiosità. E anche al di fuori di questo evento specifico si moltiplicano corsi di formazione e aggiornamento professionale. Se vogliamo, anche questa proliferazione è una manifestazione di pensiero originale, di un’idea commercialmente valida. Restando sulla sponda più nobile della fotografia, quella che implica la concretizzazione di un pensiero creativo in un lavoro fotografico, non ci resta che rinnovare l’invito allo studio, all’analisi della storia della fotografia e dell’immagine in senso lato, delle tendenze nelle arti in qualunque modo collegabili alla fotografia, dalla musica al cinema. È tempo di semina. I frutti, come dice il saggio, arriveranno.
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