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Facciamo Festival!
FOTO Cult - Novembre 2008 #48

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Emanuele CostanzoLa parte culturale di FOTO Cult si fonda essenzialmente su incontri e testimonianze dirette di fotografi italiani e stranieri. Veri e propri ambasciatori che abbiamo il piacere e la fortuna di conoscere soprattutto durante le manifestazioni dedicate alla fotografia. Di questi eventi, quando abbiamo potuto, siamo stati non solo ammirati spettatori ma anche promotori. Siamo convinti che i festival siano un importante banco di prova e una fonte inesauribile di novità e curiosità tanto per i lettori quanto per i redattori.
L’Italia è riccamente popolata di questi eventi fotografici che raccolgono consensi di critica e soprattutto di pubblico, che si riversa numeroso nelle piazze, nei musei, per soddisfare la propria voglia di cultura, per allargare i propri orizzonti, per avere sani confronti dialettici e, perché no, anche solo per distogliere per un attimo l’attenzione dai mille problemi quotidiani.
La fotografia negli ultimi anni ha conquistato, quindi, il suo posto al sole e i festival e le biennali sono sempre più attesi e seguiti anche dai non addetti ai lavori. In Francia il Mese della Fotografia, il Festival di Perpignan e Le Rencontres di Arles attirano visitatori da tutto il mondo; così come il PhotoEspaña di Madrid o le centinaia
di manifestazioni in molte delle capitali europee e non solo.
Anche Roma è madrina d’eccezione di un festival internazionale che da sette anni anima i luoghi della città, rivitalizzando spazi in disuso, inondando gallerie e musei, librerie e teatri. Il primo evento capitolino di rilevanza internazionale interamente dedicato alla nostra arte. "La Memoria", "Roma e comunità", "Dura Bellezza", "Oriented", "Novecento", "Questione italiana-Indagine sulla fotografia contemporanea", "Vedere la normalità" sono i titoli tematici delle sette edizioni con cui finora si sono misurati autori di diverse generazioni
e latitudini. Ogni anno, inoltre, è stato chiesto a un fotografo di chiara fama di interpretare e raccontare la città di Roma. E poi ancora esposizioni di mostri sacri come Henri Cartier-Bresson, August Sander, Lee Miller, Helmut Newton, Paul Strand, Manuel Alvarez Bravo, Man Ray, ospiti internazionali come Sebastião Salgado, Don McCullin, Leonard Freed, Flor Garduño, Martin Parr, Aanders Petersen, Paul Fusco, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin, William Klein, James Nachtwey, Sally Mann, Josef Koudelka, Graciela Iturbide, Ernst Haas solo per citarne alcuni. Ma il Festival ha ovviamente dato ampio spazio anche alla fotografia italiana con Mario Giacomelli, Giuseppe Cavalli, Tazio Secchiaroli, e ancora Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Olivo Barbieri, Paolo Pellegrin, Riccardo Venturi, Ferdinando Scianna, Antonio Biasiucci, Letizia Battaglia, Franco Zecchin e moltissimi altri; per non parlare poi dei giovani talenti come Davide Monteleone, Massimo Berruti, Alex Maioli, Moira Ricci, Leonie Purchas, Paolo Woods.
Un fiume inarrestabile di immagini e di emozioni, una fonte inesauribile di spunti di riflessione. Ogni festival è una sfida, non solo di natura economica o culturale. Ogni edizione è un esercizio creativo in relazione al tempo e al luogo in cui si realizza. Insomma, una breve storia quella del festival romano, ma densa e contraddistinta da un crescendo di popolarità, nonostante le difficoltà incontrate dall’organizzazione in questi anni di crisi economica diffusa. Una storia che rischia di non avere un seguito. Scrivo queste righe il 14 ottobre e ad oggi, stando alle dichiarazioni dell’Assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, non sappiamo se o come l’edizione 2009 del FotoGrafia Festival Internazionale di Roma avrà luogo. Dai comunicati ufficiali apprendiamo con grande piacere che l’amministrazione comunale ha e avrà a cuore la fotografia, ma "intuiamo" anche che questa attenzione potrà prendere corpo in iniziative diverse da quelle attuali. Siamo informati anche del fatto che potrebbero esserci degli impedimenti che vanno oltre la semplice valutazione di merito. Siamo tutti felici se le attività collegate alla fotografia si moltiplicano, ma è davvero il caso di rinunciare a una manifestazione che, per quanto migliorabile, ha avuto un successo innegabile? Lo Stato dimostra di saper tenere a galla bagnarole che fanno acqua da tutte le parti, mettendo toppe costosissime per la comunità. Perché allora affossare un progetto concreto, avviato e apprezzato da centinaia di migliaia di persone? Non sarebbe uno spreco imperdonabile? Di questa opinione è certamente Marco Delogu, direttore del festival, che si dichiara comunque pronto a portare autonomamente avanti la manifestazione, inserita ormai in un calendario internazionale.
Il dibattito appare molto acceso, per usare un eufemismo, sembra lontano da una conclusione e non sappiamo dove porterà. Sappiamo cosa è il festival di Roma: un’occasione speciale per i giovani fotografi desiderosi di emergere, un palco ineguagliabile per i grandi maestri chiamati a diffondere cultura ed esperienza, un grande piacere per gli occhi degli appassionati. Speriamo di non doverlo rimpiangere.
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