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Lassų qualcuno č impazzito
FOTO Cult - Ottobre 2008 #47

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Emanuele CostanzoUn anno fa o poco più provammo a tracciare le linee su cui avrebbero potuto svilupparsi le strategie commerciali delle case fotografiche e non dispiace constatare che nel loro complesso le previsioni si siano avverate. Nel loro complesso, tengo a precisare, ma nel particolare si è stati molto meno precisi. Urge fare il punto della situazione.
La nostra previsione di una confluenza di foto e video in un unico apparecchio fu in realtà abbastanza facile a farsi, perché troppi indizi indicavano questa tendenza: software sempre più orientati alla gestione congiunta e organica di file multimediali, impiego sempre più massiccio di sensori CMOS, schede di memoria con velocità di scrittura ridondante anche per i maniaci della raffica ad ogni costo. Non ci sbilanciammo sul nome dell’azienda che più delle altre sembrava avere interesse a generare questa sorta di rivoluzione, ma in fondo avremmo scommesso su Sony. E cosa ti combina invece il colosso giapponese? Estrae dal suo cilindro color cinnabar la reflex digitale più "pura" degli ultimi anni! La Alfa 900 ha sì uno stupefacente sensore da 24 milioni di pixel, ma è un dato che mira più che altro a fare rumore (quello commerciale, non quello agli alti ISO...). È piuttosto una reflex robusta, senza fronzoli: non ha i contatti sull’impugnatura per l’attivazione automatica di alcune funzioni, non ha il cosiddetto "eye start", non ha il flash incorporato, forse affinché si veda bene la forma dell’enorme pentaprisma, cuore di uno splendido mirino; e, probabilmente di conseguenza, non ha neanche il live view, orpello inutile in una fotocamera che vuole essere usata nel modo più tradizionale possibile.
Per certi versi in linea con la filosofia costruttiva della Sony, ma destinata soprattutto a chi non ha ancora superato il trauma del passaggio al digitale, ecco un’altra sorpresa, giunta troppo tardi per un’anteprima, ma in tempo per presentarla in questa pagina a supporto delle nostre tesi: Pentax, che finora ci ha abituati a reflex di ottima qualità e divertenti da usare, ma oggettivamente complesse, ci stupisce con la K-m, 10 megapixel e una semplicità d’uso, almeno a giudicare dalle prime immagini, che la rende pioniera della categoria "reflex for dummies", in auspicabile espansione.
Quello di Sony e Pentax è un atteggiamento sorprendente quanto gradito, che molti si sarebbero aspettati più da Nikon e Canon, attuali egemoni del mercato della reflex e detentori (insieme a Leica, Olympus e Pentax tra i marchi sopravvissuti al terremoto digitale) della più antica tradizione ottico-meccanica applicata alla fotografia. Sono invece proprio i Coppi&Bartali del terzo millennio ad aver rotto gli indugi, presentando le prime due reflex capaci di registrare video in alta risoluzione, la Nikon D90 e la Canon Eos 5D Mark II, la tanto attesa erede della prima reflex digitale a formato pieno dal prezzo "popolare". La D90 ha un sensore APS-C da 12,3 megapixel, si indirizza al pubblico dei fotoamatori e genera video in formato 1280x720 pixel, mentre la Eos 5D Mark II ha un sensore 24x36mm da ben 21,1 megapixel, si indirizza ai professionisti e arriva a generare sequenze video alla risoluzione Full HD di 1920x1080 pixel. Diversissime, quindi, ma accomunate da un elemento cui siamo irrazionalmente (ma neanche tanto) affezionati: lo specchio. Il video è sì arrivato nella reflex, ma non ha chiesto il sacrificio dello specchio, essendo il sistema di mira trasferito al monitor durante le riprese. Resta da attendere la risposta del pubblico a questa contaminazione tecnologica: foto e video sono due pianeti diversi, richiedono conoscenze e talenti ben distinti, ma non poniamo limiti alla curiosità e alla voglia di rimettersi in gioco che accomuna la maggior parte di noi.
Allo specchio ha invece rinunciato Panasonic con la sua G1, altra sorpresa e prima esponente del nuovo sistema Micro-QuattroTerzi: se da un lato il mantenimento della taglia del sensore e il contemporaneo accorciamento del tiraggio fanno venire meno il vantaggio degli obiettivi telecentrici su cui ha fondato parte della sua filosofia il sistema QuattroTerzi originale, la G1 incarna il prototipo della supercompatta attesa da molti. Il sensore di buone dimensioni dovrebbe garantire ottima qualità di immagine anche agli alti valori ISO e l’intercambiabilità delle ottiche soddisfare qualsiasi esigenza di ripresa. Una fotocamera senza specchio che del concetto di reflex mantiene solo l’appartenenza a un sistema. Se il Micro-QuattroTerzi si svilupperà anche attraverso fotocamere più compatte a ottica zoom non intercambiabile, gli aderenti al consorzio creeranno un settore di qualità, quello compreso tra le compattine "punta&scatta" e le più impegnative reflex, in cui gli altri saranno costretti ad inseguire. E anche questa è una novità...
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