fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

La tua terra
FOTO Cult - Luglio/Agosto 2008 #45

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoI duecentoquaranta grammi di carta patinata lucida che avete appena iniziato a sfogliare hanno un tocco di leggerezza che crediamo si addica al periodo estivo. Apriamo con una copertina eterea, in cui generatori eolici alla camomilla sembrano voler sopire la cieca avidità dei petrolieri; chiudiamo con un’articolata guida all’acquisto della compatta, un tipo di apparecchio di cui conosciamo bene i limiti, ma che in tante occasioni, soprattutto d’estate, si dimostra un’alternativa preferibile alla reflex. Leggerezza non vuol dire superficialità ed è quindi con il nostro solito spirito che abbiamo affrontato ogni argomento di questo numero. Uno spazio particolare l’abbiamo voluto dedicare al paesaggio, suddividendolo come sempre tra tecnica e immagine, e ritagliando una succosa appendice d’autore di cui dirò in seguito. Il paesaggio è un genere di fotografia molto praticato tutto l’anno, ma in special modo d’estate per le maggiori possibilità di viaggiare che il periodo offre.
Banale, ma vero. Com’è vero che la fotografia di paesaggio è nata insieme alla camera, visto che con le emulsioni di quasi due secoli fa non si poteva certo fare reportage dinamico o fotografia sportiva, e anche il ritratto poneva le sue belle difficoltà. Il fascino che questo genere esercita è però giunto fino ai giorni nostri, nel pieno dell’era della velocità. Segno che qualcosa di speciale la fotografia di paesaggio possiede e trasmette. Per molti paesaggisti lo scatto è solo l’atto conclusivo di una lunga serie di passi, di un’avventura fatta di levatacce, di lunghi trasferimenti a piedi in condizioni ambientali e climatiche particolari, insomma ha il valore di una bandiera piantata su una vetta inviolata. Per altri, soprattutto se principianti, l’emozione viene dal semplice risultato tecnico, dall’aver saputo realizzare un’immagine corretta e sostanzialmente simile a uno dei tanti modelli stratificati nella memoria: una cartolina, per essere brutali. La fase edonistico-emulativa, sebbene fondamentale nel periodo di innamoramento della fotografia, dovrebbe però lasciar presto il posto a un atteggiamento più personale e politico, inteso non certo in senso ideologico, ma in quello più largo che implica una profonda coscienza di appartenenza alla società e al territorio. La ricerca della qualità - chi ci segue da tempo sa che questa è la nostra “dolce ossessione” - nella fotografia di paesaggio passa sì attraverso una buona rappresentazione naturale, ma non può prescindere dall’integrazione del dato personale. Due anni fa, sempre da questo spazio, invitavo a non fermarsi di fronte a cassonetti, fili della luce, manifesti pubblicitari e tappeti di automobili in sosta perché la fuga più o meno consapevole dalla realtà e la ricerca eremitica ed esclusiva di paesaggi “incontaminati” avrebbe creato un vuoto culturale a tutto danno delle generazioni future. Oggi integro quella riflessione con un invito forse fondamentale già allora. La conoscenza dei luoghi e della loro storia, sia che provenga dall’aver vissuto il territorio sia che derivi da uno studio specifico, è fondamentale per passare dalla cartolina alla fotografia d’autore, dalla documentazione topografica all’interpretazione del paesaggio. L’interpretazione fotografica del paesaggio deve essere frutto di un’intensa partecipazione emotiva e culturale. La funzione di una fotografia in tal modo elevata è tanto più importante in un periodo come questo, in cui la semplice comunicazione documentale non giunge più a un pubblico anestetizzato nei sensi e nella coscienza. C’è bisogno dell’occhio attento e della sensibilità di un fotografo consapevole per trasmettere in modo brillante valori e aspetti del nostro territorio altrimenti destinati all’indifferenza.
Ed eccoci all’appendice d’autore cui accennavo qualche riga più su. Il destino vuole che da questo numero Augusto Pieroni, docente universitario di Storia della Fotografia alla “Sapienza” di Roma, dedichi una parte del suo tempo alla comunicazione con i lettori di FOTO Cult. Sempre il caso ha voluto che decidesse di commentare, in questo primo contatto, proprio una fotografia di paesaggio urbano, a dir poco attuale. Riporto alcune delle righe con cui Pieroni presenta il proprio lavoro, poche parole che spero possano servire da incoraggiamento a chiunque stia per dar corso a un progetto serio: “…un corsivo nato quasi per gioco, ma non per scherzo. Uno spazio col quale vorrei cercare di sorprendermi da solo. Una composizione di Luigi Nono si intitolava No hay caminos, hay que caminar; un po’ così noi qui: non vogliamo dimostrare nulla di preciso, ma nel procedere sono sicuro che qualcosa prenderà corpo…”.
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits