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Le mani in tasca
FOTO Cult - Febbraio 2008 #40

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Emanuele CostanzoCome avrete intuito osservando la copertina "ai raggi X", in questo fascicolo trovate la prova altrettanto trasparente e approfondita della Nikon D3, una reflex digitale professionale molto innovativa per diversi aspetti. La descrivo con un certo entusiasmo perché ha risposto senza incertezze alle severe prove di un collaudatore pignolo come il sottoscritto. Bella forza, direte voi. Una reflex da cinquemila euro non deve porre limiti a nessuno. E non deve porne per diversi anni dopo l'acquisto! Sante parole… Ma non sarà proprio così. Probabilmente, tra tre anni la nostra preziosa e ormai consunta D3 sarà stata sostituita dalla mirabolante D4 e varrà la metà. Chi la compra per usarla ne è cosciente e si comporterà di conseguenza. Chi la compra sperando di essere un fotografo migliore si sentirà defraudato. La sensazione di essere "scippati" è piuttosto diffusa in questi tempi. Lo era meno quando il digitale non esisteva. Allora, una reflex ben costruita poteva durare decenni. Nessuna obsolescenza programmata. La qualità delle immagini in epoca analogica non dipendeva dalla macchina, ma dalla pellicola e dall'obiettivo. Oltre che dal manico, ovviamente. In una reflex degli anni '70 si può caricare la pellicola più moderna e, davanti, innestare il "vetro" più tagliente. Nonostante questa longevità connaturata al sistema, anche ai tempi d'oro della pellicola c'era chi si lamentava del "rapido" succedersi di modelli. Poi è arrivata l'elettronica, invasiva oltre ogni immaginazione. Infine il digitale. E la senescenza precoce si è appropriata della fotografia. Se prima un fotografo su dieci si lamentava della svalutazione della propria attrezzatura, in epoca digitale questo disagio si è diffuso come un'epidemia. I numeri non danno loro torto. Un po' come le automobili, le reflex digitali perdono un quinto del loro valore appena uscite dal negozio, e un'altra bella fetta nell'arco dei sei mesi successivi. Prima di risultare totalmente indesiderabili, arrivano a quotazioni pari a un quinto del prezzo iniziale. Perché accade questo? E perché tanta differenza rispetto al momento clou dell'argento? Perché le varie generazioni di fotocamere a pellicola rappresentavano delle ottimizzazioni di una tecnologia matura, poco suscettibile di rivoluzioni. Le differenze tra un modello e l'altro non erano tali da rendere "inutilizzabile" quello appena uscito di produzione. Il digitale, invece, è letteralmente partito da zero. I primi modelli producevano immagini di qualità pessima, se confrontati anche con le più semplici fotocamere a pellicola. Erano "esperimenti" tecnologici che un giornalista doveva studiare, far conoscere, ma non consigliare. E se i fabbricanti le hanno provate tutte per vendere questi "prototipi" e così finanziare la ricerca, non andrebbero demonizzati. Anche grazie a chi ha fatto da cavia, ogni generazione ha letteralmente cancellato la precedente. Il progresso è stato talmente veloce che nel giro di pochi anni la qualità offerta dalle reflex digitali ha raggiunto il livello dove era arrivata la pellicola in un secolo e mezzo. Due anni fa portavo al 40x60 un file uscito da una reflex da 10 megapixel: una stampa migliore di quanto fossi mai riuscito a ottenere da fotoamatore dotato di ottima attrezzatura analogica. Questo è il nocciolo della questione. Dal 2005 in qua, ogni fase dell'ottimizzazione del digitale ha ampliato il divario con la pellicola, per qualità e versatilità, eccedendo spesso le esigenze dilettantistiche. Ciò rende totalmente ingiustificata la continua rincorsa ai nuovi modelli, almeno per i fotoamatori dotati di un normale potere d'acquisto. Se il professionista deve disporre del meglio per conquistare e mantenere il cliente, il fotoamatore, ora che può disporre di qualità elevata con una spesa relativamente contenuta, deve muoversi con maggior circospezione e saggezza. Trovo assurdo che un'attualissima Nikon D200 già si trovi, "usata e immacolata", a soli 700 euro su internet. La svende chi da un lato non ha saputo resistere alla D300, e magari dall'altro ha dato del "truffatore" al fabbricante. Ma le mani in tasca se le è messe da solo. Poteva e doveva aspettare la futura D400. È una delle regole non scritte del digitale: saltare una generazione per sfruttare fino in fondo le potenzialità della propria fotocamera e godere di un sensibile miglioramento non con quella nuova, ma con quella nuovissima. Una regola che non rende inutili le generazioni intermedie: la D300 (ma l'esempio potremmo estenderlo alle Canon Eos 30D, 40D e alla futura 50D, tanto per citare un altro marchio) è soprattutto per chi oggi, per la prima volta, sente l'esigenza di una fotocamera di quella caratura. Non dovrebbe (non me ne vogliano i distributori) finire nelle mani di chi non ha ancora sfruttato a fondo la D200. A meno che non siano mani bucate…
Le aziende stesse, del resto, sanno che la crescita del mercato delle reflex rallenterà entro il 2010. Ma non si lamentano perché se la reflex digitale, così come la conosciamo, è prossima all'apice della sua curva evolutiva e commerciale, con l'ausilio delle nanotecnologie si arriverà presto a traguardi inimmaginabili, a prodotti rivoluzionari. Sarà giusto e stimolante stare al passo, studiando e, se possibile, sperimentando. Noi ci saremo. Come sempre, senza peli sulla lingua.
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