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Un numero vero
FOTO Cult - Gennaio 2008 #39

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Emanuele CostanzoConfesso che mettendomi a scrivere queste righe, cercando di capire se la rivolta dei tir si sarebbe prima o poi sopita permettendo alla nostra rivista di arrivare in edicola, esausto come molti per un anno davvero tirato, ho avuto la tentazione di vuotare il sacco, di sfogarmi, di trasformare questo editoriale in qualcosa che non fosse fotografia. Poi ho pensato che sarebbe stato un errore, neanche tanto originale…
Spero vogliate perdonarmi, però, se non mi lancio nei soliti approfondimenti di pagina 3, che rappresentano per me un travaglio, gratificante ma sempre con il serbatoio in riserva. Stavolta, come i banchi dei fruttivendoli e i distributori di carburante, emblema prenatalizio della fragilissima Italia, sono a secco.
Cerco di rigenerarmi sfogliando le bozze di questo fascicolo, cogliendo poi l’occasione per parlare di noi, di questa rivista, ai tantissimi nuovi estimatori che ogni mese si aggiungono ai lettori abituali. Caspita, bello! Mi verrebbe da canticchiare “siamo una squadra fortissimi”, ma rinsavisco e mi accorgo che un sottile filo conduttore lega gran parte degli articoli. È un numero “vero”. Un numero in cui si parla di verità, cercata e analizzata, nascosta e svelata. Forse è addirittura banale indicare l’inchiesta di Emanuela Costantini (che non è, come alcuni hanno maliziosamente ipotizzato, il mio pseudonimo al femminile!) come nodo principale di questo fil rouge. La brava Emanuela ha condotto un’analisi del rapporto tra fotografia e verità parlando con fotoreporter e cineoperatori, photoeditor, agenzie ed esperti di tecnica digitale. Un rapporto complesso che non tocca solo, come si può ben immaginare, l’aspetto dell’autenticità dell’immagine, tanto attuale in era digitale; ma anche l’aspetto dell’obiettività, intesa come documentazione fedele della realtà da parte di chi ha scelto l’affascinante mestiere del fotoreporter.
Vera e bella è anche l’intervista di Edo Prando (mai noioso, mai annoiato) a Daniele Pellegrini, un reporter “geografico” che per molti della mia generazione ha rappresentato un modello da seguire, il mito del fotografo che è pagato per fare due delle cose più belle al mondo: viaggiare e fotografare. È ancora lecito sognare una vita del genere?
Paris Photo, l’appuntamento annuale con la fotografia d’autore: tutti dovremmo sapere cosa è per comprendere la verità del mercato della fotografia e, magari, fare altrettanto in Italia. Loredana De Pace c’è stata e ha scoperto che non bisogna per forza avere i capelli bianchi per vivere di quel tipo di fotografia. Ha anche toccato con mano l’urgenza sentita dai fotografi di certificare le proprie opere, di renderle vere. Vorrei aprire una parentesi su Digigraphie, la novità di Epson - almeno per il mercato italiano - per la certificazione delle stampe che ha grandi implicazioni sia culturali che tecnologiche; ma ne riparleremo sul prossimo numero.
Ancora Loredana ha condotto un’intervista - talmente concreta da valere più di un filmato - con un mito di tanti: Elliott Erwitt. Un faccia a faccia naïf, nel senso più positivo del termine, ovvero trasparente e genuino come solo chi resta un po’ bambino sa essere.
Anne Geddes ci ha concesso in esclusiva, tra le riviste di fotografia, un’intervista che ci ha permesso di conoscere da vicino uno dei personaggi più noti del nostro mondo. Un quarto di secolo di fotografia ai bambini che si fa con gli anni più intima e vera, un successo che si ripete grazie a una grande organizzazione, a una fede incrollabile nelle proprie idee e a una passione che travalica quella per la fotografia.
Forse è proprio questa la verità più stringente. Leggete - con la mente sgombra, dopo cena, comodamente seduti - di Gerda Taro e di come amore la strinse a un uomo, Robert Capa, e alla fotografia. Di come si vive di fotografia e per la fotografia. Di come si può anche morire per gli ideali. E poi ammettete di esservi commossi.
Torno con i piedi per terra. La verità è che per la prima volta usciamo con due numeri distinti a gennaio e febbraio, che il nostro mini sito (www.fotocult.it) era ora che arrivasse, che sono fiero della squadra che genera questa rivista, che è grazie a voi lettori che lavoriamo con entusiasmo e che è arrivato il momento di fare a tutti gli auguri di buon anno.
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