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Impressioni di settembre
FOTO Cult - Settembre 2007 #35

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Emanuele CostanzoÈ da qualche settimana che rifletto più intensamente del solito sui possibili passi evolutivi dell’industria fotografica nei prossimi due anni. La cosa è iniziata quando mi sono reso conto che le aziende, anziché risolvere radicalmente il problema della qualità delle immagini delle compatte digitali, continuano ad aumentare la risoluzione dei sensori, infilandosi sempre più profondamente nell’assordante cunicolo del rumore. E, per quanto ingegnosi, i software interni che intervengono per ridurre il disturbo alle alte sensibilità ISO chiedono il pedaggio più alto: la perdita di nitidezza.
Del resto il mercato, reso dipendente dalla corsa ai megapixel, non chiede altro che questo e i due o tre produttori di sensori lo assecondano, stipando milioni di pixel, sempre più piccoli e ciechi, in schegge di silicio grandi come l’unghia di un mignolo. Se continua di questo passo, la prossima generazione di compatte avrà quindici milioni di pixel e un rumore intollerabile anche a 200 ISO. L’ideale sarebbe una compatta digitale con il sensore di una reflex. Tecnicamente impossibile? Niente affatto. Potrei citare una fotocamera tascabile che un rispettabilissimo sensore di 13,8x20,7mm l’ha già, la Sigma DP1 con il suo CCD Foveon a tre strati. Le dimensioni delle compatte di oggi sono dettate più dalla diagonale del monitor che non dall’ingombro dell’elemento sensibile: un LCD da 3 pollici ha una superficie quasi otto volte più grande di un sensore APS-C. Sono passati i tempi in cui la fotocamera veniva letteralmente costruita intorno al caricatore di pellicola e al rocchetto ricevente, col rispetto della finestra dell’otturatore…
Certo, le ottiche di queste ipotetiche compatte dovrebbero essere riprogettate per coprire la maggiore superficie del sensore APS-C, ma anche questo è un limite virtuale. Le compatte 35mm dell’ultima generazione vantavano obiettivi zoom collassabili dalla notevole escursione focale, ad esempio 38-200mm, o supergrandangolari da 21mm di alta qualità. Insomma, non ci sarebbero problemi tecnici ad arrestare il trapianto di sensori “veri” nelle compatte digitali. Pensate che bello sarebbe per un fotoamatore esigente, ma anche per un professionista in libera uscita, poter infilare in tasca una fotocamera da 10 megapixel nitidi e puliti, con un’ottica, tanto per fare un esempio, 24-105mm f/4-5,6 stabilizzata… Un sogno ad occhi aperti? Sì, ma solo se guardiamo al mondo delle reflex digitali cristallizzato all’oggi: perché mai le aziende dovrebbero produrre compatte digitali ad altissime prestazioni ottiche, rendendole più allettanti delle remunerative reflex? Molte cose, invece, stanno per accadere nel mondo delle reflex. I più veloci ad andare in edicola leggeranno queste righe a pochi giorni dal lancio della nuova reflex digitale professionale Nikon. Purtroppo il distributore ha dovuto mantenere il totale riserbo sulle sue caratteristiche, ma appare scontato che, pur conservando la compatibilità con le ottiche DX, avrà un sensore da 24x36mm. È una novità che implica un mare di conseguenze che nei prossimi numeri analizzeremo doviziosamente e senza filtri. Sin d’ora possiamo dire che, pur non avendo la ventina di milioni di pixel che molti si aspettano, sposterà in avanti il segno, creando un baratro tra sé e le pur ottime reflex da 10 o 12 megapixel con sensore APS-C. Un divario che verrà comunque colmato, sebbene in parte, molto presto: l’attuale generazione di sensori da 10 megapixel e l’elettronica che governa la produzione di immagini sono a mio avviso mature per un piccolo ma sostanzioso balzo evolutivo. Credo che si giungerà, prima di quanto si possa immaginare, alla soglia dei 14 megapixel mantenendo inalterate le prestazioni, soprattutto in termini di rapporto segnale/rumore. Questo potrebbe “liberare”, a favore delle compatte, la categoria dei sensori da 10 o 12 megapixel di dimensioni uguali o prossime al 15x22,5mm. È un’eventualità tutt’altro che remota: Canon e Sony hanno recentemente annunciato investimenti di centinaia di milioni di euro in impianti industriali per la produzione di sensori CMOS destinati a diversi generi di apparecchi elettronici, tra i quali, in prima fila, vengono citate le fotocamere digitali reflex e compatte. Tanto sforzo da parte di due giganti dell’elettronica non viene profuso per caso. Così facendo Canon si affranca da Sony, storico fornitore di sensori CCD per le sue compatte; Sony, dal canto suo, devia i propri sforzi verso la tecnologia CMOS, dalla superiorità ormai riconosciuta, per assecondare una richiesta che si prevede in costante crescita per applicazioni assetate di qualità. Questo nuovo assetto salverebbe capra e cavoli: da un lato, chi ha il compito di vendere le nuove supercompatte avrebbe vita facile potendo propagandare una qualità di immagine superiore non disgiunta dal dato della risoluzione, che tanto fa gola alle masse; dall’altro, le reflex, aggiornate alla più recente tecnologia, continuerebbero a detenere il primato della qualità combinato - e questo è un dato che interessa solo i fotografi consapevoli - all’impareggiabile versatilità.
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