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La fotografia, questione di muscoli e "cuore"
FOTO Cult - Maggio 2007 #32

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Emanuele CostanzoTre anni sono un periodo importante sia per una “giovane rivista giovane” sia per tutti i suoi lettori, soprattutto per quelli che hanno mosso i primi passi. Anzi, per loro i primi tre anni sono fondamentali. Senza nascondere orgoglio posso dire che sin dal primo numero sono arrivati attestati di stima per il nostro lavoro, ma solo qualche giorno fa è arrivata una lettera particolare, in cui il nostro lettore Andrea C. ci ringraziava per averlo aiutato a trovare la sua “identità fotografica”. Messaggi dalla portata simile probabilmente erano arrivati anche prima, ma non con questo tenore e questa chiara consapevolezza. Identità fotografica… non sappiamo neanche che tipo di fotografie faccia il nostro Andrea! Chissà quale dei tanti autori che abbiamo pubblicato in questi anni l’ha ispirato, chissà quale mostra trovata nei nostri calendari ha affinato il suo occhio fotografico. Quel che conta è che lui, oggi, al termine di un ciclo di tre anni, si ritenga dotato di una identità fotografica. La sua lettera vira poi verso contenuti tecnici, con domande relative a obiettivi e fotocamere, con ciò eliminando ogni dubbio sulla portata della precedente affermazione: non di semplice identità tecnologica si tratta, intesa come “appartenenza” a un marchio anziché a un altro, ma di vera e propria padronanza del linguaggio fotografico. Comunicare attraverso una fotografia e identificarsi in quella immagine, addirittura farsi riconoscere attraverso un’immagine così come al telefono un amico ci riconosce dal solo timbro della voce. Questo periodo dell’anno, non a caso affronto l’argomento, è denso di avvenimenti pubblici legati alla fotografia. Iniziamo con il PMA americano, proseguiamo con il nostrano Photoshow e concludiamo, per tacer del resto, con il sempre più popolare Fotografia Festival Internazionale di Roma. Sono manifestazioni che, prese nel loro insieme, simboleggiano le due inscindibili metà dell’identità fotografica. L’utilità di una fiera tecnologica è chiara a molti. Ci si informa su una data fotocamera leggendo una rivista, ci si districa tra i rovi della mala informazione internettiana, si va in fiera per toccare con mano la prescelta e, una volta acquistata, la si usa quanto più possibile, per entrare in confidenza con i comandi, per sfruttarne tutte le potenzialità, per capirne i limiti e per trovare il modo di aggirarli, per trasformarla, insomma, nell’ambita estensione dell’occhio di bressoniana memoria. Questo è l’allenamento tecnico, fondamentale ma prettamente muscolare. C’è poi lo sviluppo della tattica, se vogliamo fare un parallelo con una qualsiasi disciplina sportiva. Fuor di metafora, è l’allenamento del cuore, che è un muscolo anch’esso, ma che in questo caso eleggiamo a fonte delle emozioni. Le “palestre” sono ovunque, oltre centoquaranta solo al citato Festival di Roma e altre centinaia ogni mese in tutta Italia, tante che la nostra rubrica dedicata non basta mai a contenerle tutte. Sono spesso gratuite o costano pochi euro e “allenano” in modo sorprendente. Ne vedi una e forse quando esci ti ritrovi lo scarso fotografo di prima. Ne vedi dieci e magari decidi di non scattare per due mesi: non ne sei consapevole, ma qualcosa sta accadendo. Ne vedi cento e un bel giorno, senza neanche sapere come e perché, di fronte a un soggetto che ti si para innanzi scatta qualcosa, scattano la tua mente e la tua fotocamera in un accordo che non avevi mai sentito prima. È successo che hai imparato a dosare i muscoli, a sfoderare lo scatto di fronte al traguardo che conta. L’enorme archivio di immagini viste, apprezzate o disprezzate, rinnegate o rivalutate, nel tempo si è stratificato nella memoria, non intasandola come uno sciocco hard disk, ma creando dei filtri personalissimi, frutto di rielaborazioni più o meno inconsce. La fotocamera finalmente perde il ruolo di fine e diventa un docile mezzo dell’ispirazione. Fotografi e ti riconosci in quello scatto. E in quello scatto puoi essere riconosciuto. Ecco la formazione e la manifestazione dell’identità fotografica. Raggiungerla costa tempo e fatica, ma è il vero elisir di lunga vita della nostra comune passione.
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