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Noi e il NYT
FOTO Cult - Marzo 2007 #30

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Emanuele CostanzoCon un bel 30, FOTO Cult compie tre anni. E tra cinque anni chissà, magari saremo solo sul web. E in fondo non me ne importa un granché. Il fatto è che, se una cosa del genere la dico io, Lucio Mandarini sgrana gli occhi, chiama la neuro e si licenzia; se la dice Arthur Sulzberger, editore del New York Times, uno dei quotidiani più famosi del mondo, succede un putiferio a livello mondiale. Un putiferio totalmente ingiustificato nella forma e nella sostanza. Nella forma perché la stampa che ha riportato la notizia si è fatta prendere la mano come al solito, estrapolando frasi, decontestualizzandole, accostandole in modo che dessero il significato al tempo stesso più forte e fuorviante. Quel “pover’uomo” non ha affatto detto che tra cinque anni il suo quotidiano sarà solo su internet, ha solo detto che il quotidiano su carta non è più uno dei punti nodali della vita sociale come dieci anni fa. Tanto è vero che all’interno di quella struttura editoriale esiste un dipartimento, in verità composto da un manipolo di studiosi, che analizza e compara i movimenti evolutivi della tecnologia legata all’informazione. E alla fine, per semplificare, propone le soluzioni a lungo temine più vantaggiose all’editore. Dobbiamo anche considerare che oltreoceano la situazione dei quotidiani è disastrosa, a differenza dell’Italia, dove è solo molto preoccupante… E se tra le soluzioni possibili c’è la migrazione dell’informazione verso internet, giustamente l’editore non può farsene un cruccio, da cui l’espressione “I don’t care either” riferita al mezzo di divulgazione delle notizie. Perché, notiamo bene, non si tratterebbe di un’imposizione crudele, sadica e antiromantica, ma sarebbe la risposta a una precisa tendenza del mercato dell’informazione. E inoltre, venendo così a confutare nella sostanza le notizie diffuse dai giornalisti nostrani, Sulzberger ha tenuto a sottolineare che, qualunque cosa succeda, loro continueranno a fare il loro mestiere, che non è quello di vendere carta ma quello di divulgare la notizia, cioè a fare i giornalisti. Un’affermazione che per un editore non è così usuale. Però, siccome non abbiamo la sveglia al collo, adesso facciamo noi qualche appunto. Il bravo editore americano passerà su internet solo quando i conti daranno ragione a questa eventualità, ovvero quando avrà trovato un modo sicuro per farsi pagare le notizie da scaricare e quando avrà convinto gli inserzionisti, soprattutto quelli locali che tanto contribuiscono alla raccolta pubblicitaria, a investire sulla testata elettronica. Perché in particolare per i quotidiani l’introito della vendita in edicola copre una frazione minoritaria del costo di produzione. E prima che questo accada dovranno essersi realizzate tante condizioni, tra le quali: internet dovrà essere diffuso quanto il telefono, dovranno esistere mezzi di visualizzazione elettronica portatili, leggeri, pieghevoli e riutilizzabili per la lettura al di fuori dell’ambiente domestico/lavorativo, dovrà essersi estinta quella parte della popolazione più in là con gli anni, grande consumatrice di “carta”, che con queste tecnologie non può e non vuole avere nulla a che fare. Pur conoscendo gli attuali limiti dell’informazione su carta – cito solo l’impatto ambientale – in fondo in fondo vorrei che alcune di quelle condizioni non si realizzassero mai. Eppure anche FOTO Cult andrà sul web, molto presto. Ma né in sostituzione programmata né tantomeno in antagonismo. Piuttosto come strumento complementare di diffusione, come mezzo di contatto più universale tra redazione e lettori, come canale di divulgazione che superi, ove necessario, il limite imposto dalla cadenza mensile della testata cartacea.
È vero che “ogni scarafone è bello a mamma sua”, ma vorrei continuare ancora molto a lungo a immaginare i fascicoli della nostra rivista nelle vostre case, amichevolmente poggiati su un comodino in camera da letto, aristocraticamente adagiati su un bel tavolo in soggiorno e, perché no, in pragmatica attesa nel portariviste della stanza da bagno.
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