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FOTO Cult - Dicembre 2006 #28

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Emanuele CostanzoTra i tanti cambiamenti introdotti dalla tecnologia digitale applicata alla fotografia c’è l’esponenziale incremento di immagini scattate. È la tipica conseguenza della disponibilità gratuita di una risorsa: la pellicola costa e ogni scatto viene meditato, mentre la memoria di una fotocamera digitale è praticamente a costo zero e se ne può abusare. Alla crescita vertiginosa di fotografie realizzate non ha però corrisposto un aumento di quelle stampate. Anzi, dal 2001, anno in cui in Italia il volume di fotografie stampate ha raggiunto quota 2,5 milioni, il calo è stato drastico, giungendo a meno di 1,5 milioni nel 2005. E ciò è accaduto nonostante in tale periodo il numero di macchine fotografiche vendute sia cresciuto, con il sorpasso delle digitali nei confronti delle analogiche nel corso del 2003.
Quindi più fotocamere, più fotografie, ma meno stampe. Scontato attribuire la responsabilità di questo fenomeno al computer, enorme serbatoio trasparente sempre accessibile, e a internet, mezzo di condivisione efficacissimo, relativamente economico e più veloce di qualsiasi postino. Ma sarebbe una conclusione generica e miope. Dobbiamo considerare altri fattori. La maggior parte dei possessori di fotocamere digitali della prima generazione non era costituita da veri fotografi, attenti al dato della qualità, ma da impallinati della tecnologia a vario titolo che non avevano nella stampa delle proprie fotografie lo scopo principale. Inoltre non è stato immediato associare alla fotografia digitale, così rapidamente fruibile, la stampa, concetto più vicino alla fotografia analogica in quanto unica via per osservare e toccare con mano l’immagine latente nel rullino. Aggiungiamo che il fotografo che qualche anno fa avesse deciso di donare la concretezza di un supporto cartaceo al proprio file immagine, si sarebbe trovato di fronte a una nebulosa di possibilità, ben poco definite dal punto di vista qualitativo, pratico ed economico. Le stampanti domestiche erano lente, molto costose nell’esercizio e producevano stampe inaffidabili sotto vari aspetti, durata innanzitutto; i laboratori esterni erano nella fase di aggiornamento, tra incertezze filosofiche, tecnologiche e meramente monetarie. La fasi di transizione finiscono, in quanto tali. Cambia la tecnologia e cambiano i protagonisti della fotografia. Ancora una volta è merito in gran parte della reflex, sempre migliore e sempre più popolare, ma anche delle fotocamere digitali più complete in senso lato, che finiscono nelle mani di fotografi veri, che non si accontentano di osservare i risultati dei propri sforzi sul monitor del computer. E cambia anche la tecnologia. Si evolvono le stampanti domestiche, ormai fonte di soddisfazioni paragonabili a quelle vissute tra bacinelle e acidi. Si aggiornano i laboratori e ancor più i minilab, offrendo prodotti di qualità sempre migliore e nel giro di poche ore. E tra queste due classiche vie si incuneano la stampa via internet e i chioschi. Abbiamo quindi da una parte un popolo di fotografi grande non più solo per numero, ma anche per consapevolezza; dall’altra un’industria della stampa che esce dal periodo buio con slancio rinnovato. Le previsioni indicano il ritorno a 2 milioni di stampe per il 2011. In questa tendenza, però, la quota proveniente dalla stampa domestica dovrebbe restare numericamente invariata, scendendo dall’attuale 40% del totale a un modesto 20%.
Per noi, che del processo fotografico vorremmo pilotare ogni fase con personalità, questa suona come una nota dolente. Sappiamo bene infatti che, per quanto variegata, affidabile e valida sia l’offerta degli stampatori esterni, soprattutto nella forma dei minilab, i risultati ottenibili in proprio sono imbattibili non solo per l’irrazionale gusto che dà il prodotto fatto in casa, ma anche e soprattutto per l’ineguagliabile corrispondenza alle proprie aspettative.
Il ritorno della stampa domestica a prodotto di nicchia, così com’era avvenuto per la camera oscura, non avrebbe certo benefici, né sullo sviluppo tecnologico né sull’abbattimento dei costi. La stampa inkjet ha le qualità per vivere da protagonista il prossimo roseo futuro della stampa digitale, ma deve rendersi allettante come allettante è l’offerta della stampa non domestica. Si deve iniziare dal vile denaro: il principio, secondo cui un più alto prezzo d’acquisto per la stampante è compensato da un più accettabile costo per copia, non deve essere relegato alle stampanti professionali di gran formato, ma deve essere esteso alle più popolari inkjet A4, in spregio delle massificanti e diseducative campagne di grande distribuzione.
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