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Il guardiano del faro
FOTO Cult - Novembre 2006 #27

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Emanuele CostanzoLa fotografia è in continua evoluzione, sia dal punto di vista stilistico che tecnologico. E in vario modo i due aspetti mutano con regolare alternanza, influenzandosi. Cambiamenti nello stile hanno ripercussioni sullo sviluppo degli strumenti di ripresa così come innovazioni tecniche di rilievo possono indirizzare lo stile. Da questo interscambio le carte escono sempre ben rimescolate e va avanti nell’arte come nel mestiere solo chi è stato capace di tenere il ritmo o, ancor meglio, di andare più rapido. Nell’ultimo decennio l’accelerazione dello sviluppo tecnologico legato alla fotografia digitale è stata talmente dirompente da aver pesantemente caratterizzato lo stile della maggior parte dei fotografi, anche dei più originali. L’era del pixel, nel rivoluzionare il modo di pensare e fare fotografia ha prima destabilizzato e poi ravvivato il mondo della fotografia amatoriale, ma ha anche dato uno scossone di forza inaudita a quella professionale. Un vero terremoto, con conseguenze apparentemente e almeno per il momento nefaste. Cerchiamo di capire per sommi capi cosa è successo e cosa potrebbe accadere. È accaduto che un LCD sul dorso di una piccola fotocamera e la possibilità di ripetere immediatamente lo scatto non corretto hanno fatto provare l’ebbrezza dell’indipendenza a una fetta sempre più consistente della clientela abituale dei fotografi professionisti. Tra l’altro questo “miracolo” si è innestato in un processo di più ampia portata, originato dal computer, che vorrebbe ognuno di noi perfettamente autonomo e capace di risolvere i mille piccoli problemi della vita semplicemente possedendo lo strumento, senza tanto badare alla capacità di usarlo compiutamente. Ma tant’è, la domanda di fotografia professionalmente realizzata si è ridotta e molti fotografi di mestiere sono andati a spasso. È accaduto anche che un’altra parte dei fotografi ha dovuto confrontarsi con le nuove leve dotate di partita IVA, quindi formalmente professionisti. Questi, con la stessa supponenza degli ex clienti abituali neoindipendentisti, hanno messo a frutto la propria maggiore elasticità mentale concessa dall’età, hanno appreso i rudimenti dell’elettronica applicata alla fotografia e hanno inquinato ulteriormente il mercato, offrendo in saldo una fotografia prêt-à-porter che non deve fare i conti con il prezzo dell’esperienza. E via un’altra fetta di professionisti che va a curare l’orto dietro casa.
Il rinnovo generazionale sarebbe anche una cosa normale, nonché positiva, se avvenisse con gradualità. Ma in questo il digitale, con la sua velocità non solo operativa, ci ha messo lo zampino. Sebbene le tante cassandre prevedessero in tempi non sospetti l’affermazione del digitale, molti fotografi professionisti con esperienza radicata nell’analogico non hanno voluto o saputo ascoltarle: l’onda di piena dei pixel ne ha trascinati via tanti, pochi sono riusciti ad aggrapparsi alle sponde solo per vederne altri - pochi in verità - cavalcare bellamente i flutti. Con la conseguenza pericolosa che si è in gran parte interrotta la tradizione del mestiere. Il ruolo dell’assistente, che ogni vero fotografo ha in qualche modo rivestito, non si è certo estinto, ma è ora limitato nella sua portata. Una formazione completa, e quindi gli strumenti del mestiere, i fotografi in erba possono averla, oltre che dalle rare e costose scuole, solo dai pochi professionisti che hanno avuto il coraggio, la forza e la capacità di stare al passo con i temp i. Gli altri ancora in attività possono tramandare un’esperienza valida ma parziale e probabilmente non hanno tanto lavoro da giustificare anche un solo paio di assistenti.
Ci troviamo quindi di fronte a una situazione complessa. Da un lato i fotografi, navigati o giovani, che hanno saputo affiancare alla conoscenza del mezzo fotografico classico, della luce e magari anche della storia, quella dell’elettronica, del ritocco, del digitale e delle sue peculiari regole. Vanno avanti con il vento in poppa. Dall’altro i fotografi che definiamo benevolmente nostalgici, troppo ancorati alla fotografia di ieri e anacronisticamente sul piede di guerra per ottenere la creazione di un albo, di uno sbarramento al professionismo facile, di una certificazione che dichiari con voce più forte della loro che sono abili alla professione di fotografo. Rischiano di andare alla deriva. Infine i nuovi professionisti, lasciati orfani da molti maestri di ieri; hanno enormi capacità, sapranno esprimerle se comprenderanno che la qualità che contraddistingue un vero professionista non si ottiene al computer, ma innanzitutto in ripresa; andranno avanti quindi, se impareranno il mestiere. Per ora navigano in una notte senza stelle. Hanno bisogno del faro antico della conoscenza e di chi lo mantenga.
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