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Diritti privati
FOTO Cult - Luglio/Agosto 2006 #24

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Lucio V.MandariniPoiché Emanuele è temporaneamente impegnato sul fronte ambientale e mi ha concesso gli onori della prima pagina, ne approfitto per dire la mia su un argomento già affrontato nell’editoriale di marzo ma non degnato degli attesi riscontri.
Trent’anni fa se fotografavi la gente per strada eri un reporter; oggi sei uno che viola l’altrui privacy. Trent’anni fa se fotografavi un bambino eri uno spirito sensibile; oggi sei un pedofilo. Trent’anni fa se fotografavi un treno eri un sognatore; oggi sei un presunto terrorista. Oggi, se punti l’obiettivo verso una moto, un’auto in sosta, un cane al guinzaglio, o anche la facciata di un palazzo sulla pubblica via, sei sotto minacce costanti di denuncia o di percosse. Minacce vane, s’intende, perché la Costituzione italiana tutela ancora l’incolumità fisica e la libertà d’espressione dei cittadini. L’effetto, tuttavia, è condizionante: non si coltiva bene un hobby senza la debita serenità interiore. Trent’anni fa se andavi in giro con la reflex in mano eri un figo (Antonioni docet). Adesso sei quanto meno un individuo sospetto. Dico trent’anni per tenermi largo. Potrei dire dieci, addirittura cinque: la Paranoia Globale è una conquista recente. Fra tante immondizie, abbiamo importato dall’America la tipica isteria yankee che porta a vedere nemici ovunque tranne che nel posto giusto; e questo atteggiamento psicotico ha fatto all’istante piazza pulita della tolleranza e della bonarietà che erano patrimonio storico della nostra cultura. Ma cosa avremmo oggi in eredità se la Leica di Cartier-Bresson, lo sguardo sottilmente ironico di Erwitt, l’occhio vigile dei fotografi di Life fossero stati accecati a colpi di garantismo e di querele dai crociati della privacy?
Chi ha paura del lupo cattivo con la fotocamera in pugno dovrebbe innanzitutto allargare il campo della sua attenzione fino ad includere il mondo reale: la sua immagine viene rilevata mediamente trecento volte al giorno da telecamere di sicurezza e impianti di videosorveglianza abilmente occultati, ogni suo spostamento viene tracciato attraverso le operazioni telematiche e i contatti del cellulare, i suoi movimenti possono essere monitorati attraverso le immagini satellitari, e con ogni probabilità tutte le sue conversazioni telefoniche sono filtrate da un apparato di controllo sovranazionale.
Chi invece vuole continuare a fotografare con onestà e senza secondi fini deve purtroppo irrobustirsi le ossa e continuare con forza la sua opera di testimonianza, magari più pronto di prima a difendere la sua libertà in punto di diritto. La recente sentenza di Cassazione che ha condannato un albanese per aver fotografato col videocellulare una ragazza in un bar potrebbe aguzzare le armi della prepotenza in chi vede la fotografia come un delitto: giova pertanto sottolineare che il soggetto in questione era un pregiudicato che aveva scattato in modo proditorio in un ambiente di proprietà privata.
Vorrei elargire a chiunque sia in buona fede i seguenti ragguagli. Chi invoca la legge sulla privacy quasi sicuramente non sa di cosa parla: il testo in questione (decreto legislativo 196/03) disciplina il trattamento dei dati personali, e non considera affatto la fotografia all’atto della ripresa. Inoltre l’articolo 3 esclude espressamente dalla sfera di applicazione della legge “il trattamento dei dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali”. L’articolo 615 bis del codice penale sulla tutela della privacy non è applicabile a chi fotografa in luogo pubblico e senza dissimulazioni, in quanto la cosa non costituisce interferenza illecita nella vita privata altrui ma documenta solo ciò che le persone hanno già pubblicamente esibito. La fotografia di animali e oggetti, anche di proprietà privata, esposti alla pubblica visione non è soggetta ad alcuna restrizione legale, nemmeno in caso di divulgazione delle immagini, salvo rarissime eccezioni. Se qualcuno vi fa oggetto di minacce o vi mette le mani addosso è nel vostro diritto querelare l’interessato per aggressione. Se qualcuno pretende la consegna del rullino o della scheda di memoria, non cedete: si tratterebbe di un sequestro, e il sequestro può essere effettuato solo da un pubblico ufficiale. Se qualcuno minaccia di chiamare la Polizia o i Carabinieri perché state facendo fotografie, incoraggiatelo a mettere in pratica il suo proposito, e preoccupatevi solo di avere con voi un documento di identità valido e di non essere altrimenti in difetto di fronte alla legge.
Ora torno nello spazio redazionale di mia competenza. A proposito, non stupitevi se non pubblico in chiaro la mia faccia. Mi sono auto-diffidato per questioni di privacy!
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