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Scatto libero
FOTO Cult - Maggio 2006 #22

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Emanuele CostanzoDura la vita dei fotografi... Non bastasse il problema dei soldi in tasca che perdono valore, della rivoluzione tecnologica e del trauma che ne deriva per chi nasce con la pellicola, negli ultimi anni si va inasprendo una questione antica, quella della tutela del diritto all'immagine. Per il nostro ordinamento giuridico, ognuno è libero di dare o meno il consenso all'esposizione o alla pubblicazione della riproduzione delle proprie sembianze. Per tutelare questo diritto, appartenente a quelli della personalità, esistono diverse norme. Non volendo trasformare questa pagina in un compendio di diritto, possiamo comunque provare a sintetizzare i contenuti delle disposizioni che riguardano molto da vicino tutti i fotografi (ad esclusione degli appassionati di macrofotografia e dei cultori dell'autoritratto.) e che hanno ripercussioni non solo sull'uso della fotografia, ma sulla sua stessa realizzazione. La legge vieta la pubblicazione o l'esposizione dell'immagine della persona ritratta a meno che questa non abbia prestato il suo consenso, implicito o esplicito, o che la pubblicazione o l'esposizione non siano giustificate in uno dei casi previsti. Le eccezioni previste dalla legge non sono in spregio del diritto alla riservatezza, ma privilegiano l'esigenza sociale della conoscenza dell'immagine della persona. Il più noto è forse il caso della persona famosa, il cui diritto all'immagine si restringe all'ambito della vita privata, che neanche il più spregiudicato dei reporter dovrebbe violare. La legge prevede anche il caso della persona che ricopre un ufficio pubblico di rilevante importanza, purché l'immagine riguardi l'esercizio dell'ufficio stesso. Ci sono limiti al diritto all'immagine anche in presenza di necessità di giustizia o di polizia (il caso dello scomparso da casa o dell'evaso, la cui effigie viene affissa su ogni muro e mostrata in tv). Importante è il caso in cui la pubblicazione dell'immagine persegue scopi scientifici, didattici o culturali: in questo caso il diritto all'immagine della persona ritratta si attenua, ma bisogna prestare attenzione a non allargare troppo l'interpretazione del concetto di "scopo artistico", anche se a noi fotografi farebbe molto comodo. Infine, il senso dell'individualità deve cedere quando la riproduzione dell'immagine è legata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o comunque svoltisi in pubblico. In ogni caso, a sottolineare la differenza tra il diritto all'immagine e quello all'onore, le eccezioni previste dalla legge al divieto vengono meno qualora il contesto della pubblicazione o dell'esposizione rechi pregiudizio al decoro o alla reputazione del soggetto ritratto. La legge e le sue poche eccezioni danno luogo a una moltitudine di combinazioni applicabili ai casi concreti, oggetto di controversie legali e di approfondimenti di illustri giuristi. Buona parte dei fotografi è consapevole dei propri doveri inerenti la fase della pubblicazione, ma lo è molto meno dei propri diritti nella fase della ripresa. Pochi sanno che la legge non considera illegittima la semplice registrazione su pellicola o sensore dell'immagine stessa (salvi i casi in cui si lede comunque un interesse superiore). Se il ritratto non varca le soglie della pubblicità, l'ordinamento non ravvisa alcun comportamento da inibire. Eppure è esperienza diffusa la diffidenza che si incontra qualora ci si trovi a fotografare in pubblico. Molti, per il comprensibile timore che il semplice mugugno della persona inquadrata si trasformi in altro, rinunciano allo scatto, fatto che, dal nostro punto di vista, è inaccettabile. I motivi: alla preoccupante ignoranza della legge, peraltro favorita da un corpo normativo smisurato, si somma l'effetto dei recenti mutamenti socio-economici, che vedono in internet e nei suoi abusi (pedopornografia), nell'immigrazione associata alla clandestinità, nelle odiose misure di controllo e catalogazione della popolazione (giustificate con la prevenzione del terrorismo) e nella destabilizzante paura di essere perseguibili per avere infranto in buona fede almeno una delle leggi vigenti, la causa di molti "garbati dinieghi" alla ripresa della propria immagine. Due semplici esempi: provate a fotografare la gente in un mercato o in un parco pubblico. Vi potreste sentire in pericolo o, nel caso meno grave, degli spioni pervertiti. Ancora una volta, le limitazioni alla libertà di espressione nascono da un'aberrante etica della fotografia e dalla pochezza della cultura dell'immagine. Una questione su cui i lettori di FOTO Cult, ne siamo certi, avranno molto da dire.
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