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Dall'alto
FOTO Cult - Aprile 2006 #21

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Emanuele CostanzoL'editoriale del mese scorso, interamente dedicato a un estratto del diario di Antonella Cappabianca, fotografa non vedente, ha lasciato un segno indelebile tanto sul sottoscritto quanto sui lettori, moltissimi dei quali hanno sentito l'urgenza di mettersi in contatto con noi per manifestare le forti emozioni che quel messaggio aveva provocato. Non è facile per me riappropriarmi di questa pagina in modo altrettanto valido. Fortuna vuole che il calendario segni il 14 marzo. Due anni fa, dopo una serie romanzesca di fatti, nasceva la rivista che avete fra le mani. In questo periodo tante cose sono cambiate, anche la platea dei lettori: qualcuno lo abbiamo perso per strada, tanti si sono aggiunti, con un processo per fortuna opposto a quello della caduta dei capelli. A vantaggio dei nuovi lettori, ma anche dei tanti che ci seguono dall'inizio, è giunto il momento di riesaminare le linee guida di FOTO Cult alla luce del particolare momento storico. Sebbene l'impostazione della rivista sia evidente a un'analisi appena meno che superficiale e nonostante da ogni parte giungano parole di stima e approvazione, la compresenza di una parte dedicata alla tecnica e alle attrezzature e di un'altra dedicata allo studio dell'immagine, della sua storia e delle sue tendenze costituisce la concretizzazione di una filosofia che non è compresa e condivisa universalmente. Per la verità si tratta sempre di critiche settoriali, che suonano come "bella rivista, ma troppo spazio alle fotocamere", oppure come l'esatto opposto. Pur trattandosi di voci isolate, sono degne del massimo rispetto e della più attenta valutazione perché costituiscono spesso il retaggio di una formazione culturale parziale contro la quale ci siamo schierati sin dall'inizio. Partendo dal presupposto che tecnica e cultura sono due metà inseparabili della fotografia, la nostra missione "statutaria" è quella di abbattere il muro d'incomunicabilità che si erge tra i cultori della tecnica e i tecnici della cultura; quella di offrire, nei limiti delle nostre capacità, conoscenze tecniche ai talentuosi perché si esprimano meglio attraverso il mezzo fotografico e spunti estetici a chi già lo padroneggia. E sebbene, come già mi è capitato di ammettere, abbia una formazione prettamente tecnica, ritengo che in questo particolare momento la formazione culturale estetica e storica debba essere per certi versi privilegiata. Mi rendo conto che può sembrare paradossale, in una fase di vera e propria rivoluzione tecnologica, porre in secondo piano la tecnica. E infatti non la trascuriamo, né mai lo faremo. Ma gli anni Settanta sono passati, quelli in cui la macchina era talmente assimilata e metabolizzata dai fotografi che l'espressione era pura, il mezzo era trasparente e l'immagine, sempre realistica, non lasciava intravedere la cifra tecnica. Oggi non è più così. La stragrande maggioranza delle fotografie degne di essere osservate trasuda tecnologia, applicata non solo alla ripresa attraverso fotocamere dalle prestazioni sbalorditive, ma anche alla fase successiva dell'elaborazione. La tecnologia avanza veloce e il fotografo la rincorre. Almeno in questo momento, senza afferrarla saldamente. Il giorno in cui l'inseguimento terminerà, in cui la rivoluzione digitale rallenterà, sarà bene farsi trovare pronti dal punto di vista tecnico-strumentale, certo, ma anche e soprattutto ricchi di concetti da esprimere, perché il primato torni all'uomo. Noi cerchiamo di vivere pienamente e con coscienza questo momento, senza pregiudizi: da qui arriva l'onore e l'onere di essere partner di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma, la più importante manifestazione culturale italiana, ma da qui nasce anche l'esigenza di essere i primi e i più imparziali nei test dei prodotti, e di alimentare incondizionatamente tutte le tendenze che racchiudano il germe della creatività. FOTO sCulture basti come esempio. È una fase, una delle tante della storia della fotografia. E come tutte le fasi rivoluzionarie, di transizione, anche questa può spaventare, rumorosa, apparentemente ondivaga, per certi versi dolorosa. Osservarla con un certo distacco, dall'alto, ma non con superficialità, può aiutare. In quota si vola meglio, ci sono meno turbolenze, si vede la strada percorsa e si scorge nitida quella da prendere, tutto sembra più bello. E, lungi dall'essere una fuga dalla realtà, di questa consente piuttosto una migliore rappresentazione.
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