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Da capo
FOTO Cult - Marzo 2006 #20

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Credo di aver capito che la macchina fotografica ha uno sguardo, un raggio di azione, ma devo capire bene che superficie può essere racchiusa in questo sguardo. Ho fatto molti esperimenti lavorando sulla distanza fra me e quello che voglio fotografare e sull'altezza e inclinazione della macchina. (...) Oggi mi hanno spiegato che le foto possono avere un verso nel senso che se vuoi fotografare una cosa che hai di fronte puoi fotografarla in orizzontale o in verticale. (...) Oggi è stato strano: ho fatto una passeggiata e stavo proprio bene come non mi capitava da un po'. Ho pensato "vorrei che Cri sentisse come sto bene!" e meccanicamente mi sono cercata in tasca. Solo qualche attimo dopo ho capito che cercavo la macchina fotografica, perché ho provato molto dispiacere nel constatare che non la avevo con me. Mi sono ripromessa di portarla sempre dietro. Volevo proprio fotografare quel mare, quel cielo, quel sole e l'odore di. l'odore non si può fotografare. (...) Oggi ho scelto Mina come modella. Ci ho messo un po' a farle capire che la macchina fotografica non le deve fare paura. I cavalli sono delicati e le loro paure vanno rispettate. L'ho portata a mangiare l'erba e di fronte a quel pomeriggio di libertà invece delle solite riprese è andata meglio. Era il rumore del clic che le dava noia, l'ho capito subito. Ho perso un po' di tempo scattando foto a vuoto solo per farglielo sentire e abituarla. (...) Questo viaggio a Monaco è stato una svolta. Il merito è di Cri che mi ha detto "porta la macchinetta e fammi qualche foto". Ho portato la macchinetta con me pensando "che palle è un impiccio" e invece non so bene nemmeno io perché fin dalla prima sera ho avuto voglia di fotografare. Stavo bene e ogni volta che sentivo qualcosa pensavo "vorrei saperlo spiegare a Cri! Vorrei che Cri lo vedesse! Che penserebbe Cri di questo?" allora scattavo foto perché poi mi aiutassero a spiegare e a raccontare a Cri. (...) C'erano i palazzi stretti e poi in fondo la piazza che si allargava, il sole sul viso, una fontana che scrosciava, la gente felice in un clima di festa che camminava un po' di fretta. Qualcuno rideva. L'odore buono di dolce. Ma si può mettere tutto questo in una foto? Non lo so ma ho voluto provarci e, cosa strana da confessare, non ho potuto farne a meno. La cosa bella è che Ale in questo viaggio ha contribuito e anche lui mi diceva "questo è bello da fotografare!" Ho notato subito che quello che catturava la sua attenzione per la maggior parte delle volte era sfuggito alla mia. Ho anche una spiegazione per questo: lui era attratto visivamente dalle cose mentre io avevo altri stimoli che mi spingevano a fotografare. Mi è piaciuto che anche lui si sia coinvolto in questo esperimento e qualche volta ho fotografato su suo invito anche se non avevo emozioni da fermare. Ho constatato che le foto fatte su suo invito sono risultate le peggiori ma pazienza. Si vede che devo proprio sentirle per farle. (...) Oggi ho fotografato il mare, questo non è certo classificabile come un bel mare ma è successa una cosa strana: quando sono arrivata ho pensato "farò una o due foto al massimo perché lo scenario è monotono, sempre uguale" ma poi mi sono ritrovata a scattare tante foto e ad avere voglia di concentrarmi sulla riva, sull'orizzonte, sul cielo, su quell'onda che sta arrivando ora. Non è sempre uguale, che persona semplificatrice e superficiale che sono! Ogni onda è diversa, ogni passo apre uno scenario diverso dal precedente. (...) Fare le foto con il cellulare è diverso. È un occhio diverso e ho capito solo a freddo parlando con Cri che le differenze sono tante. Ha un raggio di azione diverso ma il risultato è stato buono lo stesso. Le foto da scartare sono risultate essere pari a 0. (...) Oggi abbiamo fatto un giro per Roma come turisti. C'era la domenica a piedi, e Roma forse per questo sembrava più bella, o forse ero solo io che ero felice. Ho avuto voglia di fotografare San Pietro e il Colosseo. (.) Per la prima volta ho fotografato per me e non per qualcun altro e mi sembra strano pensare che non le rivedrò ma mi piace ripensare a quando le ho scattate perché scattare una foto mi aiuta a fissare un sentimento dentro. (...)

dal diario di Antonella Cappabianca


Emanuele Costanzo Antonella è cieca dalla nascita e ai primi di marzo esporrà le sue fotografie. C'è riuscita perché ha incontrato persone speciali come lei e perché la fotografia si può fare con tutti i sensi. Nella rubrica dedicata all'attualità trovate tutti i dettagli sulla mostra. Questa pagina, invece, è tratta dal diario che lei tiene dal giorno del suo primo scatto. Se non avete pregiudizi che vi impediscano di imparare qualcosa sulla fotografia da una non vedente, ora potete rileggerla, con occhi nuovi.
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