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Anno nuovo
FOTO Cult - Gennaio/Febbraio 2006 #19

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Emanuele CostanzoProbabilmente non vi siete ancora ripresi dall'impatto con la foto di copertina del bravo Eolo Perfido e non avete notato l'angolo in alto a destra. C'è un'importante novità in questo numero, ma non ne vorrei parlare subito. Spero, invece, che molti di voi, sin dal numero scorso, abbiano notato la pagina che annuncia il Photo&Digital Expo: è il nostro "Photoshow", che si terrà dal 18 al 20 marzo presso i soliti e ormai prossimi al pensionamento padiglioni della Fiera di Roma. Tanto rumore per nulla, insomma. Nell'editoriale di giugno dello scorso anno, dopo aver annunciato l'intenzione degli importatori di non partecipare all'edizione romana 2006 del Photoshow, lanciammo un appello a voi lettori affinché proponeste delle idee per ridare slancio a una manifestazione stanca, priva di idee innovative e coinvolgenti per il grande pubblico. Invito accolto con insperata partecipazione e dalla cui replica estraemmo alcune perle di saggezza, competenza e lungimiranza che riempirono sul numero successivo due pagine dall'alto peso specifico. Ci piace pensare che, oltre al ragionevole dubbio degli importatori sull'opportunità di perdere l'occasione di una manifestazione così importante nel centro Italia, anche grazie al vostro intervento l'allarme sia rientrato e alla spicciolata quasi tutti gli operatori del settore abbiano prenotato il loro stand, piccolo o grande, nei vituperati spazi espositivi della capitale. Non è ancora dato sapere se avrà un'impostazione diversa, più aperta all'arte e ai nuovi protagonisti commerciali della fotografia, o se sarà un clone delle edizioni passate. In ogni caso, rispetto al nulla, sarà un successo. Anno nuovo, altra novità o, meglio, un atteso ritorno al passato. Torna, dopo qualche mese, il "Caffè con", spazio "psicanalitico-confidenziale" dedicato ai professionisti della fotografia, nato per svelare i segreti, i dubbi, le speranze, il lato umano, insomma, di chi con la fotocamera si guadagna da vivere e che troppo spesso viene visto dall'amatore come un concentrato di snobismo e presunzione. I professionisiti sono, invece, molto spesso delle enciclopedie viventi della fotografia che andrebbero "sfogliate" assai più spesso di quanto siamo abituati a fare. Diamo così il benvenuto a Edo Prando, una firma che molti di voi senz'altro già conoscono: sotto una luce diversa e con la sua sensibilità ci farà conoscere fotografi più o meno noti, ma sempre con una storia da raccontare. E torniamo all'angolo in alto a destra della copertina: nasce FOTO sCulture. Già da tempo pensavamo a un modo originale per stimolare la fantasia dei fotografi offrendo, al di là della pur ambita pubblicazione sulla rivista, il giusto compenso per sforzi creativi fuori dal comune. E siccome ci piace distinguerci (e ammettiamo che la fantasia non ci aiutava nel far emergere temi di ripresa fotografica particolarmente intriganti su cui farvi misurare.) abbiamo stravolto le regole del gioco. La ripresa è fatto nostro, la vostra creatività viene dopo. Noi vi mettiamo a disposizione della materia grezza, voi la plasmate in FOTO sCulture. Elaborazione, quindi. Ma non la più scontata applicazione del primo filtro che capita a portata di mouse, per carità. Lo scopo del gioco (vedi le regole a pagina 48) è fare propria un'immagine, poco importa chi ne sia l'autore originario. E poi reinterpretarla, mettendo a frutto fantasia, tecnica, immaginazione, anche la più sfrenata. Non vi nascondiamo di avere infuso in questa nuova gara di creatività anche un certo intento provocatorio: mentre tutti gli organizzatori di concorsi si affannano a dividere, distinguere e ghettizzare le foto "ritoccate", creano per esse sezioni apposite quando addirittura non le considerano inammissibili invocando una purezza della fotografia che fa gioco solo alle menti più aride, noi, che organizzatori di concorsi non siamo, che non tremiamo di fronte alle novità, che siamo curiosi di esplorare nuove vie di espressione, vogliamo giocare proprio su questo terreno scomodo. Ora sta a voi dimostrare che la Fotografia non ha una sola via.
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