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Nel cassetto, la realtà
FOTO Cult - Novembre 2005 #17

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Emanuele CostanzoLa fotografia tira, forse anche più delle patatine fritte. Di questo si sono accorti in molti e, come sempre accade in questi casi, si scatena una corsa all'oro da cui solo qualche bravo Paperone esce ancora vivo. È sotto gli occhi di tutti il caos nato intorno alla nuova tecnologia digitale, al tempo stesso un big bang, da cui per ora hanno preso forma pochi corpi principali, e un buco nero in cui paradossalmente alcuni di questi rischiano di venire inghiottiti. Stavolta non torniamo, però, sul campo prettamente tecnologico, ma puntiamo l'attenzione su quello artistico, perché anche qui i segni di una notevole espansione sono visibili. La fotografia sembra essere uscita da quella nicchia in cui è sempre stata relegata per approdare a lidi di maggior respiro, sia a livello espositivo che editoriale; i cultori di questa arte hanno modo di diventare personaggi di rilevanza storica, il valore del messaggio fotografico travalica le epoche, gli stili si susseguono, influenzandosi nel più creativo dei processi. Ma tanta grazia, uscita dalla più carismatica delle camere oscure o dal più vivificato dei computer, dov'è? Cosa c'è in mostra oggi? C'è qualche grande nome, pompato dai media, e ci sono tanti illustri sconosciuti, "offerti" da riviste come la nostra a chi ha la saggezza di spingersi ad un livello di conoscenza appena più profondo di quello imposto dalla televisione. Per carità, ben vengano i maestri della fotografia nelle grandi aree espositive e nelle code dei telegiornali, ma evitiamo di vedere del mecenatismo in chi organizza mostre di questa caratura. Non rischia nulla chi porta al grande pubblico Newton, Cartier-Bresson, Salgado, Giacomelli o Erwitt. È troppo facile. Se l'affluenza a tali esposizioni è alta non è un vero successo, come non lo è vedere serpentoni di centinaia di metri fuori dai musei per ammirare gli Impressionisti. O, meglio, è un successo commerciale per gli organizzatori e per gli editori dei cataloghi. Il gusto della gente, però, si appiattisce su canoni consolidati e rassicuranti. E i piccoli? Quelli che non hanno ancora avuto la fortuna di balzare agli onori della cronaca? Questi combattono tra le difficoltà della vita di tutti i giorni e la resistenza dei muri di gomma contro cui troppo spesso rimbalza la novità del linguaggio fotografico che portano. Senza parlare, qualora riescano a far breccia nella sensibilità di qualche illuminato, dei costi che comportano la stampa, l'allestimento della mostra e la diffusione della notizia. Qualcosa si muove, nascono spazi stabili museali ed espositivi. Sempre con un certo sbilanciamento verso il nord, ma nascono. E da essi iniziative lodevoli come la pubblicazione gratuita di libri per i lavori dei fotografi più meritevoli, mostre che non durano il volgere di una settimana, confronti, seminari, dibattiti. È lunga la lista di queste opere meritorie, ma l'omissione dei nomi non mi preoccupa. Turba di più l'incomprensibile timidezza, il modesto o mediocre atteggiamento italiano, che porta a celebrare tutto ciò che viene d'oltreconfine senza rendersi conto del proprio valore, a restare in casa e a guardare per l'ennesima volta le proprie opere prima di chiuderle nuovamente nel cassetto, insieme a sogni che resteranno tali. Oltre gli entourage di lusso il cui accesso è condizionato da parametri non sempre legati all'effettivo valore del fotografo, esiste una miriade di occasioni per farsi valere. Se il talento c'è, serve solo un po' di coraggio per dimostrarlo.
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