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Virtuosi circoli virtuali
FOTO Cult - Ottobre 2005 #16

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Emanuele CostanzoIl fotografo è un animale sociale. Nel momento in cui la passione attecchisce diviene irrefrenabile la spinta a confrontarsi con altri "contagiati". Normalmente la prima apertura verso il mondo esterno avviene attraverso una rivista specializzata, che solo per i più pigri costruisce un mezzo di comunicazione a senso unico. Riconosco, però, senza ipocrisia, che anche la miglior rivista non può costituire l'unica fonte di arricchimento tecnico e culturale, neanche qualora fosse un quotidiano. Nascono da questa urgenza di contatto e confronto diretto le associazioni di qualsiasi genere, che nel caso della relativamente giovane arte fotografica hanno preso in tempi ormai lontani la forma dei circoli fotografici. L'iniziazione alla vita di circolo per la maggior parte dei fotografi può rivelarsi traumatica. Si passa dall'ovattato ambiente familiare, dove qualsiasi foto viene accolta benevolmente, al gotha del circolo, che con gradualità variabile secondo la sensibilità dei singoli, spoglia il fotografo delle sue effimere convinzioni. L'esito di questo impatto può essere il più diverso, dalla fuga a gambe levate alla rielaborazione dei propri stili e delle proprie tecniche. Per chi ha il coraggio di restare e ha la fortuna di entrare in un gruppo di amici dove non prevalgono invidie e tensioni, pur sempre presenti, si apre un mondo di possibilità precluse al singolo. Non solo lo scontato ma mai banale consiglio dell'anziano ed esperto, intorno al quale con tutta probabilità si è formato il gruppo primigenio, ma anche l'occasione di promuovere o aderire ad iniziative stimolanti, dai semplici concorsi interni, a quelli inter-circolo, alle esposizioni personali o collettive, fino a veri e propri eventi di risonanza internazionale. Tutto questo e molto altro ancora ha fatto la fortuna dei circoli, fioriti in tutto il territorio nazionale e spesso culle di veri talenti che da soli, con buona probabilità, avrebbero avuto meno occasioni di evolversi e farsi valere. Poi è arrivato internet. E nella rete è finita anche la fotografia. Tra le tante applicazioni che il web ha messo a disposizione di chi a vario titolo è interessato alla fotografia (tra cui inseriamo il commercio elettronico) i forum hanno avuto negli ultimi anni uno sviluppo enorme, per numero e per partecipazione. Del resto, iscriversi a un forum è semplicissimo. Ci si inventa un nome (o si manifesta il proprio), si aggiunge un'icona (l'avatar) e da casa (o di straforo dall'ufficio) ci si inserisce in questa comunità virtuale. Si chiedono consigli tecnici, si suggerisce la visita di una mostra, si propongono le proprie foto, ci si interroga su quale sia la miglior rivista. Nei forum regna la democrazia. A volte c'è un primus inter pares, ma spesso si tratta di un esperto di tecnica che riesce a spiccare tra le migliaia di iscritti e mi è capitato di trovare delle vere perle di ingegno creativo. Nell'area dedicata alle fotografie degli utenti e ai relativi commenti tutti possono dire la propria, da colui che nel classico circolo sarebbe stato identificato come il più preparato ed esperto al più assoluto dei principianti. Filtrati dal monitor, dal nickname e dall'avatar, tutti sembrano uguali. E per rispettare una regola non scritta che vuole il forum innanzitutto come un'oasi in cui ripararsi dalle intemperie della vita, spesso impera un "buonismo" nei commenti che, unito proprio al sacrosanto diritto di ognuno ad esprimere il proprio parere, non riesce a dare il giusto impulso alla crescita tecnica ed estetica dei singoli. Chi azzarda una critica viene spesso tacciato di faziosità o invidia. In questo primo stadio di approfondimento dell'argomento, individuo nella loro sostanziale acriticità il vero limite dei forum. La creazione di una commissione di critici è l'unica via percorribile, ma va studiata attentamente. Anche l'impalpabilità delle comunità virtuali sta venendo meno: i fotografi utenti escono di casa, si incontrano in varie città dando vita a raduni coinvolgenti, appassionati, formativi, dove tutti i dialetti, anche fotografici, hanno spazio. I fotografi escono dalla rete per un giorno. Non sembra azzardato prevedere che in seguito a questi incontri si possano creare dei nuovi nuclei di aggregazione "reali". Se agli ingredienti già vincenti di un forum su scala nazionale aggiungiamo la potenzialità di proliferazione a livello locale, si profila il tramonto dei classici circoli. E se fosse l'esatto contrario?
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