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Come si salva il Photoshow
FOTO Cult - Luglio/Agosto 2005 #14

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Emanuele CostanzoCi siamo salutati il mese scorso con l'invito a suggerire soluzioni in grado di salvare il futuro del Photoshow, la fiera annuale della fotografia minacciata almeno nella sua prossima edizione romana da eventi congiunturali, ovvero l'ormai conclamata crisi economica, ma anche da un evidente invecchiamento dello stile e dei contenuti.
Pur essendo impegnativo, l'invito non è rimasto lettera morta. Con semplici messaggi di sostegno o veri e propri trattati di economia, con accorate richiesta di fedeltà o proclami romantici, avete risposto in tanti, motivando nei modi più disparati e a volte contrastanti il vostro attaccamento ad una manifestazione che, pur non chiamandosi più Sicof, è ormai storica. Ecco una sintesi di alcuni vostri interventi.
Emanuele Costanzo


Tra le cause che possono aver inciso negativamente su un evento come il Photoshow ne vedo tre assai importanti:
1) il rapido e sostanziale cambio dell'utenza causato dall'avvento del digitale;
2) internet;
3) l'aria di recessione che sempre più si fa sentire.

Vediamoli rapidamente in dettaglio:

1) Il digitale ha trasformato radicalmente non solo le attrezzature, ma anche e soprattutto gli utenti: i vecchi professionisti si sono dovuti adeguare per forza al nuovo mondo. Alcuni continueranno ad andare in fiera per toccare con mano i nuovi prodotti ma di certo non vedranno di buon occhio gli stand affollati di giovani tanto affascinati dalla tecnologia quanto digiuni di fotografia. E al contempo i nuovi adepti andranno magari in fiera per incontrarsi con la scusa di vedere le nuove diavolerie così tanto di moda. Ma continueranno a restare "tecnogiovani" poco fotografi. Ai professionisti manca la possibilità di testare realmente i loro prossimi prodotti, ai tecnogiovani manca l'approfondimento culturale, l'incontro con gli esperti divulgatori, i seminari formativi, i concorsi stimolanti. La moda del digitale ha portato le macchine fotografiche in tasca a tutti (anche a chi non ha mai usato una usa e getta) ma nessuno si preoccupa di insegnare ad usarle.
2) Possibile che il web non esista per gli organizzatori delle fiere? Pare che l'unica funzione di questo media possa essere quello di promuovere l'evento a mo' di locandina. Il concorrente principale delle fiere è proprio internet. Se non puoi sconfiggerlo alleati. Si potrebbe, per cominciare, consentire le iscrizioni ai seminari via web, o pubblicare divertenti questionari per saggiare la propria preparazione fotografica, istituire dei concorsi fotografici misti web-fiera. E poi ancora webcam puntate sugli eventi più spettacolari. Senza dimenticare il post-evento, fondamentale gratificazione per chi sarà andato a visitare la fiera, con approfonditi reportage, magari anche delle interviste agli espositori, ai visitatori, "back-stage" su quanto c'è dietro l'organizzazione di una fiera, nonché schede approfondite di quanto è stato presentato.
3) Mi rivolgo ai produttori e ai commercianti. Basta con i finanziamenti e le operazioni di dilazione. Meglio un prezzo più basso che un debito lungo. Le operazioni a debito non sono mai convenienti per nessuno. Spostano solo un po' più in là il momento in cui ci si rende inevitabilmente conto di essere poveri e di non poter comprare più nulla per anni! L'attuale crisi è anche figlia delle rate e dei tassi agevolati.
Cosimo Cortese - Tricase (LE)


Internet è diventato strategico per molte attività. Il web non deve essere visto come concorrente perché di fatto non ha concorrenza, le sue potenzialità sono mostruose e solo in minima parte sfruttate. La differenza sta in chi l'utilizza. Se si pensa di farne un uso "tattico" (la locandina, il depliant on-line) i risultati saranno quelli classici di questi mezzi. Diverso è pensare ad internet come mezzo strategico per lo sviluppo della propria attività. Allora si studia il proprio target, come si muove, cosa cerca e soprattutto cosa si aspetta. Veniamo al dunque: oggi una delle maggiori performance di internet si chiama "info-commerce", circa il 70% degli utenti di internet utilizza il web per reperire informazioni utili per gli acquisti (indipendentemente che questi vengano poi effettuati on-line o meno). L'idea è quella di realizzare un applicazione on-line che permetta di consultare tutti i cataloghi dei produttori, di comparare caratteristiche e prezzi, visualizzare samples, test e recensioni e che consenta agli organizzatori, in occasione della manifestazione, di "staticizzare" il tutto in un CD da consegnare ai visitatori (o anche di regalarlo abbinandolo a qualche rivista di settore). La tecnologia consente di realizzare un motore che si sincronizzi, in modo da essere sempre aggiornato, con i database dei produttori che aderiscono al progetto e con i CMS on-line (content management system) delle riviste di settore, consente di monitorare i percorsi di navigazione e le azioni degli utenti in modo da poter estrapolare dati utili agli uomini del marketing. Il web consente di affiancare la tecnologia alle attività di comunicazione e di promozione. Certo, non costerebbe poco (ma nemmeno poi una follia). Ma in fondo non credo che un espositore si tirerebbe indietro dall'investire 1.000 o 2.000 euro in più se gli venisse presentato un progetto che non si limita ai 3/4 giorni della manifestazione.
Sergio Lauro – Firenze

Gran bella generazione quella degli anni Ottanta! Siamo cresciuti sotto l'influsso del Sol Levante che ci ha coccolato. I più "precoci", fotograficamente parlando, ancora ricordano l'ingresso della plastica ABS nella scocca delle camere reflex, le famose immagini dei primi crash test, per dimostrare come i nuovi prodotti non si ammaccassero, bensì rimbalzassero e resistessero all'urto. Purtroppo i tempi cambiano, ma la passione per la fotografia rimane per la vita. Quante notti passate a scrivere vigorose richieste di modifiche a persone spesso lontane, proprio in quel Sol Levante che in un certo senso ci ha "iniziato" ad osservare con più criterio quello che ci circonda. Gli anni passano, ma le emozioni rimangono. In particolare quelle scattate con le macchine fotografiche, un mezzo sempre deperibile è vero, ma l'unico capace di coinvolgerti fino in fondo e di ripescare l'intimità perduta nella tua mente. Ma quella semplice emozione, scaturita dalla visione di una fotografia non è nulla se non puoi condividerla, se non puoi confrontarti e crescere, mettendoti ogni volta in discussione. Le fiere fotografiche si inseriscono proprio in questo contesto, consentendo di aggiornarci, di condividere, di sperimentare, di fondere idee anche molto differenti. Il Photoshow ha una posizione privilegiata in quest’ottica, svolgendosi in un periodo ottimale (all'ingresso della primavera, stagione d'eccellenza per molti fotografi) e, negli anni pari, in un contesto che seppur disagiato è veramente d'eccezione: Roma. L'importanza della capitale è anche commerciale: riallacciandomi all'introduzione di questa lettera in cui descrivevo le fiere del Sol Levante, pongo una domanda. Quanti di noi in quegli anni sono riusciti a coronare il sogno di andare ad una delle importantissime quanto lontanissime fiere d'oltreoceano? Ecco che una fiera a Roma, facilmente raggiungibile anche dal sud Italia, consente ai sognatori di continuare ad immaginare, e alle persone più concrete di mettere alla prova degli apparecchi tecnologicamente unici (almeno ritenuti tali). La fiera diventa quindi non più solo un luogo d’incontro, ma una sorta di portale dimensionale sul mondo d'oltreoceano, per antonomasia il mondo delle eterne novità, dei paradossi tradizionalisti e ipertecnologici, della fierezza e competenza ingegneristica e sponsor unico della nostra creatività. Vogliamo una fiera in cui si possano scambiare idee e opinioni direttamente con le Case affinché queste offrano standard qualitativi sempre più alti, pur consentendo una sana libertà creativa. Questo non è solo un dovere verso il professionista, bensì un obbligo morale verso tutti quelli che sono cresciuti facendo scorrere prima liquidi di sviluppo e poi brandelli di bit al posto del sangue, e che spesso si sono trovati ad effettuare "trasfusioni" (per non dire salassi) per poter acquistare l'ennesimo ultimo modello. Un dovere che gli stessi signori Nikon o Canon (solo per citarne un paio) devono a tutti noi, che quotidianamente contribuiamo a nobilitare con le nostre idee dei semplici pezzi di silicio o una striscia di pellicola.
Matteo Piras – Roma

Ho 53 anni e sono un imprenditore calzaturiero ovviamente con la passione della fotografia. Ho iniziato nel 1963 con una Voigtlaender Vito B regalatami da mio nonno. Conosco perfettamente le problematiche del mercato, anzi di un mercato in piena recessione. Noi per salvarci abbiamo puntato sull’altissima qualità finalizzando il nostro prodotto per una nicchia di mercato culturalmente evoluta. La crisi è in primis un problema culturale, frutto di una politica commerciale sbagliata ed in ultima analisi c’è anche la responsabilità della stampa del settore (non è il vostro caso in quanto appena nati), più affannata e preoccupata dalla raccolta delle inserzioni pubblicitarie che a formare una cultura fotografica consolidata, a stimolare verso l’arte della fotografia piuttosto che ad apparire con l’ultimo giocattolo appeso al collo. Il primo errore è avvenuto negli anni ’80, quando sul selettore dei tempi delle reflex apparve la lettera “A”, automatico. Voi schiacciate il bottone dopo aver selezionalo “A” ed al resto ci pensa la macchina. Vengono fuori delle mediocri foto quasi tutte stampabili dai laboratori. In poche parole hanno favorito la tendenza generale che è quella di non volersi sforzare per fare un minimo ragionamento. Tutto è stato fatto in funzione dei grandi fatturati. Chi sa più usare un esposimetro spot? Chi fotografa usando il treppiedi e magari facendo tre/quattro misurazioni? E un filtro digradante cos’è? So che siamo rimasti in pochi. La fotografia è sacrificio, studio, passione. Quanti di quelli che dicono di essere appassionati hanno libri di fotografia in casa? Quanti hanno fotografato sotto un temporale, con la nebbia o di notte? Anche voi editori dovreste stimolare gli importatori a collaborare per cercare di ricreare presso l’utenza una voglia di cimentarsi con l’arte. Qual è il mercato che v’interessa? Quello delle compatte digitali? Dei fotofonini? Delle reflex digitali da 5/600 euro con il loro bell’obiettivo di plastica? In tal caso vi auguro di avere tanta fortuna. Se invece, pur sapendo che i numeri diminuiscono, volete ricostruire un fatturato consolidato bisogna affrontare strategie di ampio respiro. Innanzitutto ai Photoshow via le moto ruggenti, le tette e i culi delle belle modelle. Al posto loro testimonial seri, cioè bravi fotografi con le loro opere. Se occorre, si pagano! Fare incontrare questi testimonial con il pubblico stimola la voglia di migliorarsi per somigliare ai fotografi incontrati. Finalizzare il Photoshow ad una élite di persone veramente appassionate affinché queste, attraverso i circoli fotografici di appartenenza, allarghino la base della fotografia nei rispettivi territori. Come fanno i partiti politici veramente organizzati: le decisioni le prendono in un comitato ristretto, poi ognuno torna nelle rispettive province e s’impegna a lavorare sul territorio. Scusate se mi sono dilungato, ma sono le undici di sera ed ho settecento chilometri sulle spalle. Stamane ero a Milano, a casa non ho il computer e se anche lo avessi non lo userei. Cordiali saluti
Guido Botti - S. Miniato Basso (PI)

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