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Salvate il Photoshow
FOTO Cult - Giugno 2005 #13

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Emanuele CostanzoSiamo ufficialmente in crisi economica. Si chiama, più propriamente, recessione. Fortunatamente lo hanno detto al "tiggì" sennò non ce ne saremmo accorti. Gli esperti aggiungono che le famiglie italiane in questi frangenti tirano la cinghia, altra notizia che ci trova davvero spiazzati e increduli. Potremmo dirlo noi agli esperti quanti buchi nuovi abbiamo fatto a quella cinta, ma loro, ovviamente, lo sanno già. Almeno tre: viaggi, cultura e tecnologia. Improvvisamente tornano di moda le gite fuori porta, i weekend nella seconda casa in montagna semiabbandonata, per chi ce l'ha; si preferisce quel che è rimasto di gratuito in tv ad un buon libro appena uscito; e sai che c'è? che in fondo quel plasma fa pena vicino al buon vecchio televisore a tubo catodico. La voglia di muoversi, di vedere cose nuove e belle, di crescere culturalmente anche divertendosi - buona parte dei motori del mondo, insomma - vanno in letargo. Pensiamoci, sono anche le molle che ogni anno spingono decine di migliaia di persone ad incontrarsi per condividere una passione comune, nel nostro caso la fotografia. I numeri del Photoshow di Milano dello scorso marzo parlano ufficialmente di un'affluenza pari a quella dell'anno precedente a Roma. Eppure, vuoi per la nevicata che ha imbiancato Milano alla vigilia, per il diluvio che poche ore dopo ha spezzato in due l'Italia o semplicemente perché ognuno nel proprio piccolo vagava col suo numero crescente di grattacapi, l'aria che si respirava non era allegra come al solito e ogni tanto i corridoi erano sgombri abbastanza da lasciar spazio a improvvisate partite di calcetto. Non deve essere stata solo un'impressione personale se buona parte dell'AIF - l'associazione che riunisce la maggior parte dei marchi fotografici in Italia e che costituisce lo zoccolo duro degli espositori al Photoshow - in una recente assemblea ha posto seriamente in discussione l'opportunità di rispettare l'appuntamento romano per il 2006, atteso da moltissimi appassionati del Centro e Sud Italia. Non è ovviamente una cattiveria gratuita delle aziende del Nord a danno del Meridione (gli importatori sono tutti da Firenze in su), quanto il risultato di un doloroso conto economico: il Photoshow così com'è, con stand faraonici, eserciti di collaboratori e, nel caso dell'edizione romana, con aggravi logistici facilmente immaginabili, costa troppo in proporzione al numero di nuovi contatti. E quindi basta. Il Photoshow rischia di diventare biennale, ma solo a Milano. Sono state scartate diverse opzioni di salvataggio: non si può aprire a internet, pericoloso concorrente della stampa domestica e delle linee di vendita ufficiali; e si devono tenere fuori i fotofonini, considerati concorrenti delle fotocamere digitali compatte. Nessuna sinergia, la fotografia resta chiusa nei suoi angusti confini e non si ripone più tanta fiducia neanche nelle moto più cromate coperte da bellissime modelle scoperte. Possibile che non ci sia una via di mezzo tra il nulla e la granitica fiera mangiasoldi? Non c'è alternativa alla vetrina di prodotti che nel migliore dei casi si possono maneggiare per pochi minuti in un padiglione buio? Non c'è verso di allearsi a chi ha a cuore gli aspetti culturali e sa sfruttare il territorio (FotoGrafia Festival, ad esempio)? Deve per forza soffocare nelle metropoli? Deve per forza? Gli importatori, ossia coloro che hanno il potere di decidere di uno dei più attesi e coinvolgenti appuntamenti per noi fotografi, hanno bisogno di consigli. Abbiamo il potere e il dovere di darglieli perché noi siamo quelli che affollano i loro stand, che sognano e comprano le loro macchine. Abbiamo l'opportunità di fornire la ricetta giusta per ridare slancio ad una manifestazione stanca. Trasformiamola in momento di crescita, svago e confronto. Servono le idee di tutti. Può bastare una mail. Comunicateci il vostro pensiero senza limiti di spazio o contenuti scrivendo a:

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