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Coppi e Bartali
FOTO Cult - Maggio 2005 #12

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Emanuele CostanzoDue macchine fotografiche sulla copertina di FOTO Cult?! Tranquilli, nessuno è impazzito né ha venduto l'anima al diavolo. Nelle linee guida della rivista è segnata a chiare lettere la supremazia dell'uomo sulla macchina, dell'immagine sul mezzo. Ma è anche scritto che in presenza di exploit tecnologici di rilievo assoluto anche allo strumento fotografico sia dato il giusto spazio. La Canon Eos 1Ds Mark II e la Nikon D2x, di cui parliamo diffusamente a partire da pagina 74, non solo rappresentano il più alto - si potrebbe dire l'ennesimo - traguardo raggiunto dalla tecnologia dei due principali costruttori di fotocamere di piccolo formato, ma segnano una svolta sotto almeno un paio di profili. Due anni fa, sulle pagine di un'altra rivista ebbi modo di confrontare la "vecchia" Canon Eos 1Ds da 11 megapixel con la Canon Eos 1V caricata con la Fujichrome Velvia 50, da molti ritenuta la miglior pellicola a colori mai prodotta. Sotto molti aspetti si verificò una sostanziale parità, e in alcuni casi il digitale prevalse. In ossequio al detto "una rondine non fa primavera", considerai sì la Eos 1Ds un fantastico prodotto (anche per il prezzo superiore ai diecimila euro.), ma attribuendole anche, in fondo, il ruolo di pioniera, di semplice apripista della neonata categoria delle reflex digitali veramente professionali. Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti, soprattutto per gli amatori: le attuali reflex digitali da 6/8 megapixel di diversi produttori sono alla portata dei più e hanno prestazioni sorprendenti. Sul versante professionale Canon è rimasta magneticamente isolata, attirando diversi "nikonisti" che, nel passaggio dall'analogico al digitale, hanno trovato nella Eos 1Ds da 11 megapixel l'unica alternativa alla pellicola, preferendola alla pur valida Nikon D1x, penalizzata da una risoluzione di "soli" 6 megapixel. Si tratta degli stessi professionisti che, in piena era analogica, mai avrebbero ipotizzato un tradimento del proprio amato marchio. Alla scorsa photokina, sia Canon che Nikon hanno compiuto un notevole balzo in avanti: la Eos 1Ds Mark II ha portato il tetto di risoluzione a 16,7 megapixel e Nikon ha finalmente proposto un prodotto che anche sulla base dei freddi numeri si pone come convincente antagonista della Canon: la D2x, da 12,4 megapixel. Sulla base della premessa fatta a proposito del confronto pellicola/digitale di due anni fa, ed essendo la risoluzione nominale della nuova Nikon superiore a quella della Eos 1Ds prima versione, attribuiamo d'ufficio sia alla D2x che alla Eos 1Ds Mark II una seppur lieve superiorità sulla pellicola, basandoci non tanto sul numero di informazioni registrate dai rispettivi sensori (in teoria ancora inferiore a quelle registrabili da una pellicola di bassa sensibilità), ma sulla diversa natura dell'immagine digitale. Proviamo a spiegarci meglio. La fotografia digitale è costituita da punti immagine (pixel) ordinati secondo uno schema matriciale regolare, una sorta di mosaico formato da milioni di tesserine perfettamente allineate. La pellicola, dal canto suo, vanta oltre 30 milioni di cristalli fotosensibili per ognuno dei tre strati principali (sempre Velvia 50), ma tali elementi sono annegati nella gelatina secondo una disposizione casuale. Ciò comporta che l'immagine proiettata da un eccellente obiettivo non viene sfruttata in modo regolare dalla pellicola: le potenzialità dell'argento non sono uniformi su tutto il fotogramma. E gli stessi cristalli che formano la grana, pur riuscendo in linea teorica a registrare maggiori informazioni dei più "sparuti" pixel delle attuali fotocamere digitali, diventano visibili a forti ingrandimenti più dei pochi difetti che ancora affliggono le migliori immagini digitali. E se dobbiamo lavorare ad alte sensibilità ISO, il digitale vince a man bassa. Ci sono ovviamente altre questioni non trascurabili, come l'affidabilità o il prezzo: per eguagliare o superare la pellicola oggi si devono spendere almeno 5000 euro per la sola fotocamera, mentre, tanto per fare un esempio tristemente attuale, un Contax Macro Planar 100mm e un rullino di Velvia possiamo utilizzarli anche con una Yashica usata da 50 euro. Prossimamente daremo dimostrazione di quanto appena asserito. Ciò che ora mi preme sottolineare è che lo storico sorpasso non è compiuto da un campione in fuga solitaria, ma da una coppia di purosangue, ai quali speriamo si aggiungano quanto prima gli "outsider" e gli altri grandi nomi che hanno fatto la storia della fotografia moderna. La concorrenza, oggi fortissima in campo amatoriale, se estesa anche all'empireo professionale porterebbe a tutti noi fotografi enormi vantaggi pratici ed economici.
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