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La pattumiera dell'intelligenza
FOTO Cult - Dicembre 2004 #08

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Emanuele CostanzoNelle pagine dedicate alla posta, questo mese torna lo spazio del "Secondo me", riservato alle critiche, saltato per un paio di mesi perché evidentemente facciamo una rivista perfetta. Scherzi a parte, una critica feroce stavolta è arrivata. Talmente vibrante, sentita, diretta, capace di mettere in discussione la ragion d'essere di questa rivista, da meritare uno spazio a sé, senza nulla aggiungere da parte nostra se non l'invito a voi tutti affinché si replichi in modo costruttivo. A questo punto immagino che molti di voi siano corsi a vedere cosa mai abbia potuto scrivere un lettore di tanto sconvolgente. Letto tutto? Bene. Avrete anche compreso che questa sorta di delega alla difesa è stata motivata soprattutto dal fatto che non avrei saputo da dove iniziare nel farlo in prima persona. Talmente variegate e radicate ho trovato le convinzioni del nostro critico da arrendermi in prima battuta e confidare nell'intelligenza di tutti gli altri per ridurre nei giusti confini la portata di quelle affermazioni. Ora, non che non mi fidi della vostra intelligenza, ma dopo qualche giorno di ripensamenti e comunque troppo tardi per modificare le pagine in questione (l'editoriale viene partorito quando il resto della rivista è chiuso da un pezzo), ho deciso di dire la mia. Non replicando direttamente al lettore, che rispetto sia per la sua cultura sia per la forza con cui ha espresso le proprie idee, piuttosto cercando di comprendere il modo in cui si possa sviluppare un odio così viscerale verso il digitale in senso lato e di individuare i punti forti della tesi. Ciò perché, sebbene raramente si giunga ad espressioni tanto ben articolate in proposito, le critiche al digitale sono sempre state mosse, anche prima che questo prendesse forma. Sono quindi frutto di un sentire abbastanza comune e alcune delle affermazioni del nostro lettore potrebbero essere condivise da molti. Può servire ricordare sommariamente l'editoriale con cui è iniziata l'avventura di FOTO Cult, un breve manifesto ideologico che sancisce la nostra sostanziale indifferenza verso lo strumento di ripresa, fatta salva la dovuta attenzione all'evoluzione tecnologica, quella sì, nettamente orientata. In questi nove mesi, sebbene non un test sia ancora stato fatto su una reflex analogica, non credo si possa negare che quel manifesto sia stato rispettato. E molte vostre lettere ce ne danno atto. Non sosteniamo il digitale. Lo studiamo. Come studiamo il resto dell'ottica e della fotografia in genere. Ritengo quindi che l'erudito lettore abbia criticato il nostro lavoro sulla base di una conoscenza parziale dello stesso e fondamentalmente per un pessimismo - cosmico o storico non è dato sapere - di leopardiana derivazione. Il nostro amico vede un futuro da incubo, popolato di sterili replicanti, alimenti sintetici e fotocamere digitali. Non credo possibile che i nostri partner nel futuro saranno di plastica e non so nulla di OGM, perché probabilmente non ne sa nulla neanche chi li produce. Tanto rumore per nulla, dunque? Non proprio, giacché il nostro lettore (che a questo punto dovrei considerare ex) riceve emozioni impagabili dal rullino. Buon per lui. È come molti di noi. Ma è da considerare un sottosviluppato chi quelle emozioni le riceve in altro modo? Egli si chiede, come tanti forse, come ci si possa divertire per ore di fronte al computer, magari utilizzato tutta una giornata per lavoro. Personalmente lo ignoro, perché passione e lavoro si sono fusi nella fotografia, il computer è pane quotidiano, lavoro giocando e gioco lavorando. Ma di gente che davvero si diverte ad esprimersi sfruttando il nuovo mezzo ne conosco un'infinità. Sono persone creative, intelligenti nel senso stretto del termine, innovative. E sfruttano per il loro divertimento l'intelligenza di chi ha creato e sviluppato questi strumenti. Il digitale oggi muove le menti almeno quanto lo ha fatto l'universo della pellicola per oltre un secolo e mezzo. Altro che pattumiera dell'intelligenza. Lo spazio è tiranno e chiudiamo. Nella sua requisitoria il nostro amico trascura un elemento per noi fondamentale.
Egli non parla di Fotografia.
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