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Dal platino al silicio e ritorno
FOTO Cult - Novembre 2004 #07

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Emanuele CostanzoCi eravamo lasciati alla vigilia di un viaggio alla volta di Colonia, programmato non tanto per scoprire le novità annunciate, quanto per captare gli umori degli operatori. Siamo partiti ottimisti, siamo tornati entusiasti. Le novità, anche quelle non annunciate e scoperte solo in fiera, sono state tante, al punto da costringerci a pianificare più puntate per raccontarvele tutte. Ma non è tanto il numero dei nuovi prodotti ad averci impressionato, né il livello qualitativo medio, per quanto in certi casi sbalorditivo. Ha riacceso l’entusiasmo la tendenza sempre più evidente al ristabilirsi della situazione precedente al grande terremoto provocato dal digitale, quando un discreto numero di marchi produceva valide fotocamere, differenziate per prezzo e utenza, e un universo di accessori muoveva un mercato vivace e intrigante. Era il periodo in cui parlare di qualità era un piacere e non un problema, e i pensieri erano rivolti non tanto all’eventualità di comprare una macchina o l’altra, ma a come usarla. Si sta tornando, ma non è un’involuzione, a tale stato di cose. Insomma uno scenario tecnologico che si stabilizza muovendosi, dove il termine concorrenza torna ad avere un significato grazie all’ingresso di nomi troppo importanti perché restino fuori dalla bagarre.
Per una parte del mondo della fotografia che va risistemando i propri cocci, altre – lo scopriamo dalla voce dei diretti interessati – soffrono ancora degli effetti dell’avvento del digitale. Anche i rivenditori di fotografia storicamente più affermati non sanno più da che parte parare i colpi. Il digitale si vende dappertutto e se ieri sapevano di dover affrontare la concorrenza di un altro semplice foto-negoziante, oggi tra i “nemici” c’è la grande distribuzione, il negozio di informatica, internet. E anche se con tutta probabilità l’affermazione della reflex digitale restituirà ai veri negozi di fotografia il ruolo che loro compete, a questa attuale frammentazione qualcuno rischia di non sopravvivere.
I segnali di allarme vengono anche dal mondo della fotografia professionale, dove l’evoluzione della tecnica e della tecnologia e quindi l’offerta potenzialmente migliore non trovano terreno fertile in una clientela committente sempre meno interessata alla qualità e sempre più esclusivamente mossa da budget offensivi per la preparazione del professionista. Piangono, se hanno ancora lacrime, i laboratori di stampa. La matematica non è un’opinione e se i conti non tornano si abbassano le saracinesche. E tante, illustri, sono già state abbassate. Non si stampa più. Ma come ci si può accontentare di un’immagine vista sul monitor di un computer dagli angoli fuori fuoco, a volte peggiore di una diapositiva proiettata sulla carta da parati? Sono tutti argomenti scottanti, che meritano spazio e approfondimento maggiore di quelli concesso da questa finestra introduttiva. Ma sono problemi che hanno una matrice comune, riconducibile al misconoscimento del concetto di qualità.
Se non si cerca la qualità del servizio (c’è chi il servizio non lo cerca proprio, preferendo il prezzo competitivo di un’interfaccia informatica), se non si cerca la qualità nell’immagine che si acquista per promuovere le proprie iniziative commerciali, se non si cerca la qualità neanche per onorare con una buona stampa i propri sforzi in ripresa, questi sottosistemi della fotografia vanno in crisi.
Per anni abbiamo rischiato di abituarci a fotografie “a mosaico”, aiutati in questo dal maggiore dispensatore di infime immagini esistente, la televisione. Ora forse anche la tv, con l’alta definizione, si dà una ripulita (i contenuti sono un altro paio di maniche) e la fotografia digitale ha smesso finalmente di temere confronti. A breve termine l’innalzamento degli standard potrebbe invertire la tendenza ad accontentarsi. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di accelerare il processo. Come? Senza alcun intento provocatorio, parleremo di viraggi, di antiche tecniche. Parleremo di stampa al platino. È da lì che si è partiti. Stiamo imparando a conoscere e ad apprezzare il cuore di silicio della fotografia moderna, ma guardarsi indietro ogni tanto sicuramente conviene a tutti.
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