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Riflessioni di inizio estate
FOTO Cult - Luglio/Agosto 2004 #04

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Emanuele CostanzoCosa vi viene in mente se qualcuno vi assicura che Nikon sta pianificando la cessazione di un importante settore della produzione di fotocamere analogiche? E che nel contempo quella delle reflex digitali subirà un incremento? La risposta è fin troppo scontata. Il declino della pellicola sembra tracciato più dai fatti, dimostrati da apparecchi validi e dal costo sempre più abbordabile e dal riscontro che hanno presso il pubblico dei fotoamatori, che dai soliti esperti di economia.
Non si parla di estinzione, ma di ridimensionamento. Nessuno veda in pericolo il proprio hobby fatto di pellicole e, magari, di notti in camera oscura. Ciò che sembra destinato ad esaurirsi in breve tempo non è il mercato della pellicola, ma delle fotocamere a pellicola. Nikon, nello specifico, dopo aver raggiunto il tetto di quasi due milioni di compatte analogiche vendute nel ’93 e nel ’94, sa che quest’anno non andrà oltre quota cinquantamila. E solo l’anno scorso erano state seicentomila le compatte vendute. Il taglio alla produzione non si può proprio biasimare.
Le reflex analogiche per il momento non verranno toccate: mentre le compatte hanno subito il prevedibile assalto delle omologhe digitali, le fotocamere ad ottica intercambiabile tradizionali conservano ancora il loro fascino, il primato della qualità e una convenienza innegabile. Ma forse non durerà a lungo. Sappiamo che Nikon stabilirà l’incremento della produzione della D70 fino ad un massimo di centomila unità al mese a seconda delle novità autunnali di Konica Minolta, Pentax e Olympus (noi aggiungeremmo Sigma). E per novità si intendono soprattutto prodotti dal rapporto prezzo/qualità più favorevole rispetto a quello della D70. Forse è troppo presto per attendersi terremoti simili, ma una reflex da almeno 6 megapixel a 500 euro solo corpo potrebbe segnare definitivamente la fine della reflex analogica. Questa anticipazione fa riflettere su un’altra tendenza che, alla luce di eventuali novità di mercato, potrebbe finalmente essere invertita: allo stato attuale ci si trova in regime di duopolio nel settore delle reflex digitali. Canon e Nikon potrebbero presto trovarsi a dover contrastare una concorrenza che in passato ha reso più frizzanti le discussioni negli ambienti fotografici e, ciò che più conta, variegata l’offerta.
La photokina del prossimo settembre potrebbe essere il teatro di questi avvenimenti: il definitivo passaggio del testimone dall’analogico al digitale e la rinascita della concorrenza. Del tramonto della fotografia argentica possiamo dolercene, ma non più di tanto. Abbiamo sin dall’inizio proclamato la nostra neutralità nei confronti della tecnologia di ripresa, attribuendo piuttosto il primato alla manifestazione fotografica del pensiero. Un po’ più preoccupati potremmo essere del destino dei laboratori di stampa, intorno ai quali, solo dieci anni fa, ruotava la metà del denaro messo in circolazione dall’attività fotografica. E di questi giorni l’annuncio, che ci siamo impegnati a mantenere segreto nei dettagli fino a settembre, di stampanti domestiche innovative, economiche, facili e di qualità, manco a dirlo, mai vista. Non si propongono di cancellare dal mercato i minilab, ma di completare in modo sempre più semplice e valido la catena produttiva della fotografia digitale. Di fatto, però, la riduzione sempre più evidente del margine di utilità della stampa da laboratorio e la diffusione sempre più capillare dei computer e, perché no, la comparsa dei “chioschi” (laboratori compatti, in tutto e per tutto simili alle macchinette per le foto-tessera), potrebbero avviare una crisi mai vista per gli stampatori di professione. Il nostro timore – quest’ultimo spunto
di riflessione venga considerato anche come provocazione – è che questa battaglia non avrà vincitori, che la nuova tecnologia digitale stia rendendo superflua la stampa. Fino a ieri, per la massa dei possessori di una fotocamera la consegna del rullino al laboratorio e la stampa di tutti i fotogrammi validi avevano innanzitutto il compito di prova: “come sono venute le mie foto? bene, nessuno ha gli occhi chiusi…”. Oggi il digitale soddisfa immediatamente la nostra legittima curiosità. Ed è un bel dire che poi, una volta selezionate, si stamperanno solo le migliori e che i laboratori, o i produttori di stampanti, continueranno a lavorare. Spesso, troppo spesso, lasciamo i nostri ricordi in custodia ad un disco magnetico. Un atteggiamento a dir poco imprudente.
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